La chiesa di San Ranieri e dei Santi Quaranta Martiri Pisani si trova nell’omonima piazza, nel quartiere Monte di Pietà a Palermo.
La Chiesa è intitolata a san Ranieri, patrono di Pisa, e ai Quaranta Martiri di Sebaste, un gruppo di soldati romani martirizzati per la loro fede cristiana nel 320 d.C., durante le persecuzioni di Licinio. Appartenevano alla Legio XII Fulminata e furono condannati a essere esposti nudi su uno stagno ghiacciato vicino a Sebaste nell’odierna Turchia, durante una notte invernale, il che causò la loro morte. L’episodio riportato nelle agiografie affonda le sue radici nella leggenda, benché pare che questo genere di condanna fosse in uso a quel tempo.
Storia della edificazione della Chiesa di san Ranieri
La storia dell’edificazione della Chiesa di San Ranieri e dei Santi Quaranta Martiri alla Guilla è strettamente legata alla presenza della comunità pisana a Palermo e alle loro vicende nel corso dei secoli.
Sin dal XII secolo, i Pisani erano legati commercialmente a Palermo, probabile scalo per i viaggi delle navi mercantili verso le coste africane e il vicino Oriente. Nel XIII secolo, diverse famiglie pisane risultavano presenti nel centro storico di Palermo, come attestato dalla citazione di una “strada dei pisani”, la “ruga de Pisis” lungo la quale la famiglia Roncioni aveva acquistato un’abitazione. La comunità manteneva un forte legame con Pisa, sia in termini commerciali che culturali, conservando le tradizioni tipiche della città.
Dopo il saccheggio di Pisa da parte dei Fiorentini nel 1509, la comunità pisana a Palermo crebbe notevolmente accogliendo tanti profughi provenienti dalla loro città. Molti di questi, entrarono a far parte della confraternita dei Disciplinanti o Flagellanti dei Santi Quaranta Martiri, riservata solo ai Pisani. Al titolo della Confraternita, più tardi, venne aggiunto quello del patrono della città di Pisa, San Ranieri.
Inizialmente, il luogo di culto della Confraternita era situato in una piccola chiesa nei pressi della Cala, la chiesa dei Santi Quaranta Martiri alla Marina, ma nel 1605, la comunità pisana dovette abbandonare questa prima sede per permettere la costruzione dell’Oratorio di Santa Cita.

Nel quartiere del Seralcadi, l’odierno Capo, alcuni pisani illustri, nel 1608, stipularono un contratto con i Padri degli Orfani dell’Opera Navarro per avere in affitto perenne una casa con giardino, situata nella zona chiamata “Guilla” per la presenza di corsi d’acqua. Il terreno acquisito includeva una costruzione cinquecentesca con giardino di cui rimane oggi un chiostro con porticato addossato alla fiancata occidentale della chiesa. All’interno del chiostro, la Confraternita Pisana collocò un pozzo ottagonale proveniente dall’antica sede alla marina, mentre i quadri, l’immagine del Santissimo Crocifisso, le campane e vari reperti marmorei furono trasferiti nella nuova chiesa.
Circa un secolo dopo, nel 1725, a causa dell’umidità, fu necessario eseguire lavori di restauro e nell’occasione la chiesa venne decorata con affreschi eseguiti dal pittore fiammingo Guglielmo Borremans e dagli allievi della sua bottega. Il pavimento in maiolica decorata risale invece al 1798.
Dopo un lungo abbandono, durante il quale la chiesa venne utilizzata impropriamente come lavanderia, causando il degrado di parte degli affreschi, nel 1958, fu affidata alla confraternita dell’Addolorata dei Sette Dolori che tuttora se ne prende amorevole cura.
Chiesa di San Ranieri e dei Santi Quaranta Martiri: architettura

La facciata si apre nell’omonima piazzetta. È piuttosto semplice e sobria, con un portale classico, chiuso tra paraste, sormontato da un timpano arcuato e spezzato con lo stemma della Repubblica di Pisa al centro. Lateralmente si aprono due edicole votive raffiguranti la Mater Dolorosa e il Cuore di Gesù. Il secondo ordine presenta due finestre ad edicola con timpano a lunetta. La facciata termina con un frontone triangolare e una sopraelevazione con una croce.
L’interno ad unica navata con due cappelle laterali, si mostra con un’esplosione di colori che ricordano lo sfarzo dei palazzi nobiliari (oggi per lo più sbiaditi). Gli affreschi che coprono quasi tutti gli spazi sono opera di Guglielmo Borremans e della sua scuola. Raffigurano scene della vita di San Ranieri, paesaggi della città di Pisa e immagini di beati e sante vergini pisane. Purtroppo molti sono degradati e sbiaditi, mentre ampie zone di umidità hanno cancellato molte opere.
Meraviglioso il tetto a volta con vele e riquadri con al centro “l’Assunzione della Vergine“. Fortunatamente gli affreschi della volta sono quelli più integri, che mantengono ancora larghe chiazze d’oro scintillante.

La cappella a destra, dedicata a San Ranieri, oggi custodisce la statua lignea della Madonna dei Sette Dolori. La cappella a sinistra era dedicata a San Torpè e Sant’Evelino, con la statua lignea della Madonna dei Canceddi, chiamata “Santa Maruzza”.
L’abside presenta un altare settecentesco e un bellissimo Crocifisso ligneo proveniente dalla Chiesa di Santa Maria di Gesù al Capo.
Chi era San Ranieri da Pisa?
Ranieri Scacceri fu un eremita pisano figlio di un ricco mercante. Dopo una giovinezza vissuta tra gli svaghi e i divertimenti, a 19 anni incontrò Alberto, un eremita che si era stanziato nel monastero di san Vito a Pisa. Questo incontro cambiò la vita del giovane Ranieri che abbandonando le ricchezze per la povertà visse come pellegrino in Terra Santa e tornò a Pisa nel 1154, in odore di santità, ritirandosi in un monastero. Morì il 17 giugno 1161 e la leggenda narra che le campane di Pisa suonarono da sole. Nel 1632 San Ranieri fu nominato patrono di Pisa.
Confraternita di Maria Santissima dei Sette Dolori

La confraternita fu fondata nel 1886 a Palermo da un gruppo di donne devote alla “Tristissima Madre” e solo nel 1891 fu costituito anche il ramo maschile. Senza una vera e propria sede, la Confraternita nel corso degli anni fu ospitata in diverse chiese di Palermo, fino al 1958 quando venne assegnata alla cura della chiesa dei Ss. 40 Martiri alla Guilla, dove attualmente si riunisce.
La devozione alla Vergine Addolorata dei sette dolori fu approvata nel 1667 per l’Ordine dei Servi di Maria, benché esistono tracce già dal medioevo. La Madonna, il cui manto di velluto nero è un dono della regina Elena di Savoia del 1903, è rappresentata con un cuore d’argento trafitto da sette coltelli, simboli dei sette dolori che lacerarono la Vergine durante la sua vita: 1) la profezia di Simeone, durante la presentazione di Gesù bambino nel tempio; 2) la fuga in Egitto durante la persecuzione di Erode; 3) lo smarrimento di Gesù dodicenne a Gerusalemme; 4) lo spasimo lungo la Via Crucis, 5) la Crocifissione del Figlio; 6) il momento della sua deposizione della Croce; 7) Il dolore durante la sepoltura del Figlio.
La confraternita si raduna ogni domenica e festivi alle 11:00, con momenti di particolare solennità nella Settimana Santa e nella festa di Maria SS. dei Sette Dolori, il 15 settembre (terza domenica del mese).
La chiesa si può visitare la domenica negli orari della santa Messa alle 11:00 (preferibilmente non durante la celebrazione)
Saverio Schirò
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