La chiesa di Sant’Orsola dei Negri e la Compagnia dell’orazione della morte

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Tantissime volte sono passato dalla via Maqueda e mai avevo notato la facciata della Chiesa di Sant’Orsola dei Negri, proprio accanto al più famoso palazzo Comitini, sede delle Provincia. Poi una mattina, il portone era aperto e per curiosità sono entrato, e con grande sorpresa ho potuto ammirare questo gioiello artistico, quasi nascosto nel cuore del centro storico di Palermo. 

La chiesa di Sant’Orsola dei Negri

La chiesa di sant’Orsola si trova in via Maqueda, subito dopo il palazzo della Provincia, venendo dalla Stazione Centrale. 

La facciata

Presenta una struttura rinascimentale sulla quale sono integrati inserti architettonici barocchi, specialmente nell’ordine intermedio. Infatti il prospetto è diviso in due ordini, chiusi da un frontone triangolare e un campanile che nel progetto originale forse doveva essere doppio. 

Il primo ordine di stampo manieristico, è suddiviso da una serie di lesene che incorniciano un portone semplice con tre gradini, nella cornice già compaiono le anime avvolte dal fuoco e alcuni teschi.
Una articolata trabeazione separa il secondo ordine che è suddiviso da una serie di lesene in tufo. Nella cornice di una grande finestra rettangolare centrale, scolpite in altorilievo nella pietra viva, campeggiano due angeli tra volute e foglie d’acanto. Ai lati, due logge simmetriche con balaustra formano l’angolo di quelli che dovevano essere probabilmente le basi di due campanili, ma di cui uno solo è stato realizzato, rendendo un po’ monco l’insieme del prospetto.
Un frontone triangolare, con un’anima purgante entro una corona, completa la facciata, e al di sopra, le cimase presentano decorazioni con volute, vasi fiammati e al vertice le insegne della Compagnia: la Croce, gli strumenti della Passione di Cristo, il teschio e sotto ancora le anime del Purgatorio a sottolineare la pietosa attività di sepoltura e suffragio a cui questa chiesa è votata. 

L’interno è a navata singola

Superata la soglia si accede nell’unica navata dove spicca lo splendore dei colori chiari (bianchi e grigi) impreziositi dai numerosi inserti decorativi dorati.

Dal punto di vista strutturale la chiesa presenta sei cappelle fra di loro comunicanti nei cui interni sono allestiti altari minori: una rarità per Palermo, più frequente in certe chiese di Roma di fine Cinquecento a cui evidentemente ci si volle ispirare. 

Nella volta sono rappresentati affreschi, probabilmente di Gaspare Serenario del 1756: una  “Gloria di sant’Orsola” tra due medaglioni con Fede e Carità. Nei pilastri tra le cappelle si possono ammirare sei ovali in stucco che racchiudono affreschi di sante palermitane, della scuola del Novelli (sec XVII). Della stessa scuola, o forse dello stesso Pietro, è la tela della prima cappella a destra raffigurante “Sant’Anna e Maria adolescente”.  Nella cappella seguente una grande tela del Novelli, rappresenta il “Martirio di sant’Orsola” (1642). 

Nell’ala sinistra nella cappella centrale la stupenda tela del 1640 di Pietro Novelli che rappresenta la “Madonna con Salvator Mundi”. 

All’interno dell’abside, l’altare maggiore in marmi policromi e sulle pareti “La deposizione” di G. Patania (sec XIX) con ai lati due opere di Antonio Manno del 1775: “La Probatica piscina” e “La discesa di Cristo al Limbo”. Nella volta “Assunzione della Vergine” attribuita a Gaspare Serenario.
Nella vela centrale della calotta absidale, numerose sculture in stucco con putti, angeli tra le nuvole e all’interno di una grande raggiera in stucco dorata, il triangolo trinitario con la scritta Jahvè.

L’oratorio è dietro la chiesa

Da una piccola porta a sinistra si accede all’Oratorio della Compagnia. Si tratta di un “cappellone ornato di fini lavori” come lo definisce Gaspare Palermo: sono gli stucchi realizzati da Procopio Serpotta, e rappresentano tutto l’armamentario decorativo tipico del barocco con putti, festoni e ghirlande, e in più ossa e teschi per rimanere in tema. Nella lunetta un “Trionfo di Sant’Orsola”, erroneamente attribuito al Novelli ma in realtà opera di Giacomo Lo Verde.

Le cappelle di Giacomo Serpotta

Un discorso a parte meritano le due cappelle vicine all’abside

Nella cappella di destra, un quadro che rappresenta le “Anime purganti“, in quella di sinistra un “San Girolamo” di Gaspare Bazzano.
Ma quello che rende speciale queste cappelle sono le sculture in stucco di Giacomo Serpotta

Il Serpotta ricevette l’incarico di decorare le due cappelle intorno alla fine del 1695: inizialmente quella “delle anime purganti”, a destra, e subito dopo quella di sinistra che doveva essere dedicata a sant’Orsola, ma che per ragioni ignote fu poi dedicata a san Girolamo, spostando il quadro del Novelli nella cappella centrale di destra. 

Sant'Orsola dei negri cappella del Serpotta
La cappella delle “Anime Purganti” – Parete laterale

Le pareti di fondo delle due cappelle che accolgono i due grandi quadri, vengono decorate in maniera sontuosa dal Serpotta. Le cornici delle tele sono impreziosite da festoni vegetali che sembrano fuoriuscire dalla stessa parete e sono sorrette da due spettacolari angeli che sembrano scendere dal cielo. Davvero magnifica la resa plastica delle sculture, con i succinti abiti degli angeli, mirabilmente scolpiti, che si gonfiano dando proprio il senso della discesa, con un chiarissimo significato teologico. Gli angeli scendono dal cielo per mostrare ai fedeli le due opere come “visioni” di due atteggiamenti nei confronti della fede: morire martire, come Orsola oppure patire in purgatorio per espiare le colpe. Un ammonimento dunque da accogliere come un dono divino che ci indica la strada della redenzione e se qualche colpa i nostri cari hanno commesso, ecco che le preghiere in suffragio vengono incontro per alleviare le pene.
Un significato smarrito dal momento che la tela del “Martirio” è stata sostituita con quella di san Girolamo.

Le pareti laterali delle cappelle sono concepite allo stesso modo: in quella delle “Anime Purganti”, su entrambi i lati, due classici putti serpottiani sostengono una ricca ghirlanda di fiori che inquadra un ottagono dorato entro il quale è collocato un quadro. Sopra il riquadro una vera sorpresa: uno scheletro ghignante, posa comodamente in bella mostra. 

La presenza di scheletri in opere barocche a Palermo è piuttosto rara, ma qui non si tratta di veri e propri scheletri ma di corpi in via di degradazione: il busto ha ancora la muscolatura e addirittura sono presenti tracce delle viscere. Non so se sia stata una scelta simbolica o più semplicemente la difficoltà a realizzare la gabbia toracica con un materiale piuttosto fragile come lo stucco. 

A rafforzare il messaggio del nostro destino votato alla morte, sopra gli scheletri, due tondi decorati con i classici “teatrini” del Serpotta, così come ne troviamo negli oratori serpottiani, rimandano ad episodi biblici sullo stesso tema. Da notare che nella cappella, oggi dedicata a San Girolamo, ma originariamente di Sant’Orsola, le decorazioni riguardano solo la parte di fondo e non sappiamo se non furono mai completate o furono rimosse, perché fuori tema, quando fu “modificata” la dedicazione della cappella da una all’altro santo.

In ogni modo l’effetto spettacolare è piuttosto efficace e lo spettatore ne rimane colpito. Tutto sembra sussurrare: “cercate la salvezza con opere buone, prima che sia troppo tardi, ma soprattutto alleviate le pene del purgatorio ai vostri cari che soffrono questa condizione”. E non è certamente questo lo scopo che la Compagnia della Morte voleva ottenere?

La cripta della chiesa di sant’Orsola dei Negri

Dal vicolo adiacente la chiesa si accede alla cripta, dove venivano inumati i defunti aderenti alla Compagnia. Comprende un largo camerone con le pareti ricoperte dai loculi provvisti di colatoi, per conservare i cadaveri. Le decorazioni dei loculi e delle nicchie, sono anch’esse di impronta serpottiana, e comprendono oltre ai soliti festoni, putti e ghirlande, anche macabri teschi ed ossa di morti. D’altronde come poteva essere altrimenti? 

La chiesa è visitabile ogni giorno dalle 7:30 – 11:00 – domenica 9:30 – 11:00 – il sabato è chiusa.

La compagnia di Sant’Orsola o dell’Orazione della Morte di Palermo

Il culto di sant’Orsola a Palermo ha origini nel tardo medioevo, quando dopo la rivolta del Vespro del 1282, si diffuse tra le nobildonne palermitane. Forse per simpatia verso una santa, di nobili origini, laica e per giunta sposata. A Palermo furono finanziate le costruzioni di cappelle a lei dedicate, una dentro il piano del convento di san Domenico, poi distrutta nella seconda metà del Seicento per consentire il completamento della nuova grande chiesa dei Padri Domenicani ed una nell’antica chiesa dei SS. Quaranta Martiri al Casalotto.

Qui, il 5 novembre del 1564, venne fondata la Compagnia di sant’Orsola che nel 1567 si aggregò alla Confraternita dei SS. Quaranta Martiri al Casalotto assumendo l’appellativo “dei Negri” per via dell’abito in tela nera che vestivano durante le processioni. Quattro anni dopo, nel 1471, si affiliarono alla Compagnia  dell’Orazione della Morte di Roma assumendo il definitivo nome di Compagnia di Sant’Orsola dei Negri o dell’Orazione della Morte di Palermo.

Governata da un “guardiano” e due assistenti, la Compagnia doveva occuparsi di assicurare una dignitosa sepoltura a tutti quei poveracci dell’Albergheria le cui famiglie non avevano mezzi economici sufficienti per provvedere da soli, e inoltre raccoglievano vestiario e altre vettovaglie per assistere i malati incurabili ricoverati nell’Ospedale san Bartolomeo

Ovviamente per adempiere a queste opere caritatevoli occorrevano denari che i confratelli potevano ricevere da donazioni spontanee, come quelle delle nobildonne che finanziavano messe in suffragio pei loro defunti. Un’altra fonte piuttosto cospicua di finanziamento derivava da una questua per celebrare messe per le anime del purgatorio. Questo tipo di attività doveva rendere piuttosto bene vista la diatriba che si aprì con i “colleghi” della compagnia dei Miseremini di san Matteo al Cassaro che raccoglievano soldi per il medesimo ufficio. La disputa andò avanti per anni, con tanto di cause nei tribunali, finché non fu stabilito un calendario per la questua in giorni assegnati!

Con le abbondanti elemosine che si andavano raccogliendo, nel 1590 fu costruito un oratorio di fianco alla chiesa del Casalotto. Ma l’intenzione era quella di edificare una chiesa propria e l’occasione fu l’apertura della strada nuova o Maqueda, realizzata nell’anno 1600, lungo il cui corso le famiglie più nobili e prestigiose volevano edificare palazzi.

I lavori per la costruzione della chiesa di Sant’Orsola iniziarono verso il 1610 ma solo cinquant’anni dopo, nel 1662, le strutture principali erano complete: la consacrazione avvenne nel 1666. La decorazione con stucchi, tele e affreschi continuò ancora per oltre un secolo e la chiesa fu arricchita, abbellita e restaurata più volte fino al giorno d’oggi.

Il camposanto di Santo Spirito o di sant’Orsola

La Compagnia di S. Orsola dal 5 febbraio del 1785 è proprietaria dell’unico cimitero privato della città. Fu il viceré Domenico Caracciolo che promosse la costruzione di un cimitero fuori le mura cittadine, istituendo una gara fra le Confraternite del tempo. Il bando fu vinto dalla Compagnia di S. Orsola che finanziò la costruzione del cimitero.
Il contratto concedeva in proprietà il camposanto e la chiesa di S. Spirito la cui gestione fu affidata in perpetuo agli amministratori della Compagnia, che ancora oggi svolgono questo compito attraverso l’Ente Camposanto di Santo Spirito.

Saverio Schirò

Fonti:

  • G. Bellafiore, Palermo. Guida della città e dei dintorni, Palermo 1986
  • P. Palazzotto, M. Sebastianelli, Giacomo Serpotta nella chiesa di sant’Orsola di Palermo, Studi e restauro, Congregazione Sant’Eligio – Museo Diocesano di Palermo 2011
  • C. Griffo, A. Ganazzoli ED, La decorazione barocca, gli oratori e gli stucchi, Regione siciliana, Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana, Dipartimento dei beni culturali e dell’identità siciliana, 2015
  • Patrizia Sardina, Il culto di sant’Orsola e la nobiltà civica palermitana nel XIV secolo, in Studi storici dedicati a Orazio Cancila a cura di Antonino Giuffrida, Fabrizio D’Avenia, Daniele Palermo, – Quaderni Mediterranea. Ricerche storiche; 16
  • Gaspare Palermo, “Guida istruttiva per potersi conoscere … tutte le magnificenze … della Città di Palermo”, Volume terzo, Palermo, Reale Stamperia, 1816.
  • wikipedia.org, Chiesa di Sant’Orsola (Palermo)
  • Il cimitero e la Compagnia di Sant’Orsola in entesantospirito.it

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
40 anni di esperienza in ambito sanitario come infermiere di cardiologia e tecnico di pacemaker e ICD. Appassionato di Arte, Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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