La Chiesa scomparsa: “La Madonna di Piedigrotta alla Cala”

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chiesa dopo i bombardamentiUbicata sulla sponda sinistra della Cala, più o meno dove oggi è l’edificio del mercato ittico, si ergeva fino al 22 marzo del 1943, giorno in cui un terrificante bombardamento alleato la rase al suolo totalmente, la chiesa dedicata a Santa Maria di Piedigrotta, costruita a partire dal 1565 a ridosso di una piccola grotta naturale, poi inglobata nella costruzione religiosa. In questa grotticella, che i pescatori avevano ottenuto dal protonotaro del regno don Alfonzo Ruiz, si custodiva un’immagine della Madonna col Cristo deposto dipinta sopra una lastra di ardesia.  La grotta divenne luogo di peregrinaggio quando il giovedì Santo del 1564 alcuni ragazzi si accorsero che dalla fronte della Madonna grondava sudore, e dagli occhi scendevano in abbondanza delle lacrime. grotta cappella della chiesa di Piedigrotta Da allora la sacra immagine cominciò a regalare innumerevoli miracoli ai pescatori della Cala che iniziarono a venerarla.
Subito dopo fu fondata la confraternita “Della gente di mare” sotto il titolo di S. Maria di Piedigrotta che commissionò all’architetto Baldassare Massa la decorazione marmorea dell’ingresso della grotta su cui era incisa la seguente iscrizione: Tertio kalendas aprilis ante diem Parascevae 1564 initium fuit signorum, quae fecit hoc in antro Beata Virgo“. Successivamente si pose la prima pietra per la costruzione dell’edificio religioso che fu portato a compimento nel 1579.
La chiesa “aveva il fronte rivolto ad occidente ed era costituita da un unico ambiente con cappelle parietali sistemate lungo le pareti longitudinali: un campaniletto a pianta quadrata era addossato al fianco settentrionale, in gran parte interrato (Giuseppe Spatrisano)”.
Il prospetto della chiesa, era composto dal portale d’ingresso decorato con elementi architettonici in pietra e classico timpano triangolare, fra due ampie finestre con sobrie cornici aggettanti sormontate da due oculi: nella parte posteriore si trovava il piccolo campanile. L’interno della chiesa, adornato da magnifiche opere d’arte, era ad unica navata, vi erano quattro cappelle sul fianco destro e tre sul lato sinistro tutte impreziosite da pregevoli elementi decorativi a stucco. altare maggiore
Nella cappella maggiore l’abside era caratterizzato da pilastri decorati con stucchi e bassorilievi che incorniciavano un’immagine della “Natività”. A destra si trovava la splendida cappella dedicata alla Madonna della Pietà, costruita nella piccola grotta in cui si venerava  la miracolosa immagine della Madonna dipinta su ardesia, chiusa da un cancello in rame. Sempre sul fianco destro vi era una cappella intitolata all’Immacolata Concezione della Vergine, edificata dal Senato palermitano in memoria di un tragico avvenimento avvenuto il 15 dicembre del 1590, quando, un vecchio sbarcatoio in legno crollò sotto il peso delle persone che vi avevano preso posto per accogliere il vicerè Diego Enriquez de Gusman, conte di Albadelista di ritorno da Messina. Fu una vera catastrofe vi perirono  218 persone, nobili, prelati e plebei. A stento si salvò l’Arcivescovo di Palermo don Diego de Aedo quando già stava per annegare. Non mancarono, come spesso accade in simili occasioni, alcuni episodi penosi. Molti morirono perchè fatti annegare da delinquenti senza scrupoli allo scopo di derubarli (i colpevoli individuati furono puniti in modo esemplare). Il vicerè in segno di ringraziamento alla Madonna per lo scampato pericolo e per ricordare il tragico evento, affido al pittore palermitano Giuseppe Alvino detto il “Sozzo”, l’incarico di raffigurare in un quadro ad olio il “miracolo della sua salvezza” che naturalmente egli attribuiva alla Vergine. L’Alvino dipinse l’immagine dell’Immacolata in atto di calpestare il serpente, con angeli intorno e nella parte inferiore raffigurò la scena del crollo del ponte di Piedigrotta (purtroppo il dipinto è andato perduto nel bombardamento del marzo 1943: ne rimane solo un’incisione realizzata da G. Tambuscio del 1879).

interno della chiesaAl suo interno la chiesa conservava anche un fanalone di galea donato nel 1613 da don Ottavio d’Aragona, generale delle galee di Sicilia, in memoria delle grazie ricevute dalla gloriosa Vergine per essersi salvato da una violenta burrasca dove rischiò il naufragio, e per la vittoria riportata contro una squadra navale Turca che gli permise di liberare 1300 cristiani. Anche questo fanale rimase nella chiesa fino al giorno di quella tremenda incursione aerea che cancellò questa importante testimonianza del nostro passato. Un ammasso di macerie era quanto restava del complesso religioso: era rimasto in piedi solo il piccolo campanile, e si era anche miracolosamente salvata l’originaria grotticella con l’arcone in marmo che ne incorniciava l’ingresso. Oggi ciò che resta dell’antica chiesa di S. Maria di Piedigrotta si trova nei resti della cappella della Madonna della Pietà, che si trova  dentro il mercato ittico, pochi metri al di sotto dell’attuale piano di calpestio (dove si possono osservare pezzi dell’arcone marmoreo), ed in altri magazzini del comune e della sovrintendenza ai beni culturali, dove si trovano moltissimi elementi architettonici dei prospetti (parti del cornicione, di finestre, rocchi di colonne, capitelli e architravi), recuperati prima della completa demolizione della chiesa avvenuta nel giugno del 1944 ad opera del “piccone demolitore” del comune di Palermo.

Nicola Stanzione

                                                                                                                 

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Nicola Stanzione
Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

2 COMMENTI

  1. Complimenti per il lavoro di ricerca e per la passione con cui l’argomento è trattato. Sono un insegnante di lettere, interessata al dialetto siciliano. Mi piacerebbe, vista la competenza, avere notizie e il testo dell’ Orazione, in vernacolo siciliano, alla vergine di Piè di Grutta di Palermo del 1586, attribuita a Matteo di Ganci. Grazie

  2. Interessante storia su come le nostre bellezze siano state distrutte. Chissà se sotto il cemento e l’asfalto non ci siano altri resti di questa sventurata opera d’arte!

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