Leggende e miracoli del crocifisso della Cattedrale di Palermo

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Nella Cattedrale di Palermo è custodito un antichissimo crocifisso ligneo, donato da Manfredi Chiaramonte nel 1311 e lì custodito da allora.

Da quell’anno in poi intere generazioni di palermitani lo hanno venerato in più occasioni, portandolo anche in processione per scongiurare carestie e pestilenze, ma secondo la leggenda la sua storia miracolosa è molto più antica. Sarebbe infatti stato scolpito addirittura subito dopo la morte di Gesù, da San Nicodemo, il discepolo che lo aveva deposto nel sepolcro, quindi esattamente a sua immagine!

La leggenda è anche infarcita di una lunga serie di apparizioni ed eventi miracolosi che avrebbero infine condotto il crocifisso di San Nicodemo a Palermo.

Scopriamo questa affascinante storia.

Il Crocifisso di San Nicodemo

Secondo un’antichissima e ben nota leggenda, San Nicodemo, il discepolo che avrebbe aiutato Giuseppe D’Arimatea a deporre Gesù nel sepolcro, era anche un abile scultore. Volendo tramandare ai posteri l’immagine di Cristo, decise di scolpire un crocifisso che ne riproducesse esattamente l’aspetto, tuttavia riscontrò non poche difficoltà nella realizzazione del volto, che nonostante l’abilità dell’artista, non somigliava molto al vero.
E qui avvenne il primo miracolo. Dopo un’intera nottata di lavoro, Nicodemo si addormentò esausto e scoraggiato, ma al suo risveglio scoprì che il volto era stato magicamente completato da una mano angelica. Quello era il vero viso di Gesù.

Il crocifisso fu conservato e venerato dalla comunità cristiana di Gerusalemme, fino a quando i romani, dopo aver saccheggiato la città, lo trovarono e se ne appropriarono, trascinandolo in giro per la città legato a un cavallo.
I cristiani fecero allora una colletta, facendo anche grandi sacrifici per mettere insieme una grossa somma e riscattare il simulacro. Per evitare ulteriori rischi, in un periodo piuttosto turbolento, si decise di inviare la sacra immagine in un luogo più tranquillo, ad Alessandria d’Egitto.
Qui fu custodito dalla Chiesa locale per secoli e secoli, fino al 25 marzo 1219, quando San Giovanni Battista apparve al Patriarca in carica, il palermitano Atanasio Chiaramonte.

Il Santo predicatore disse ad Atanasio di inviare tutte le reliquie di Alessandria e il ritratto della Vergine (secondo la tradizione dipinto da San Luca), a suo fratello Federico Chiaramonte, in Sicilia, perché a sua volta li portasse a papa Onorio III. Il prezioso carico doveva essere affidato ad un tale frate Angelo da Gerusalemme, che sarebbe partito qualche giorno dopo proprio alla volta di Messina.

Rintracciato, il frate disse ad Atanasio di aver avuto anche lui una visione, che prediceva grandi tumulti ad Alessandria, per questo chiedeva al patriarca di affidargli non solo le reliquie ed il dipinto, ma anche il crocifisso di san Nicodemo.

L’alto prelato acconsentì e così si organizzò l’imbarco del sacro carico. Le reliquie e le preziose opere, vennero così scortate con una solenne processione fino al porto della città, dove furono salutate con trasporto dall’intera comunità cristiana. Tuttavia non c’erano solo loro ad osservare l’evento.

Alcuni musulmani di Alessandria, vedendo il gran fermento intorno a quella partenza, immaginarono che la nave contenesse ogni genere di ricchezze, per cui sparsero la voce e, non appena l’imbarcazione giunse al largo, subito fu attaccata da una flotta di pirati saraceni.

Lo scontro in mare e l’approdo in Sicilia

Una sola galera ovviamente non poteva nulla contro i temibili corsari che tenevano sotto scacco l’intero bacino del Mediterraneo. Tuttavia anche stavolta avvenne un episodio miracoloso. Sulla prua apparve San Giorgio, abbigliato come un capitano di mare e all’improvviso la nave fu immune da tutti gli attacchi. Le frecce ed i giavellotti scagliati contro l’imbarcazione non riuscivano a colpirla, in più le vele corsare si sgonfiarono e le navi si arrestarono di colpo.

Anche i pirati rimasero come immobilizzati e, riconosciuto il prodigio, implorarono a gran voce di potersi convertire e ricevere il battesimo.
Così, frate Angelo, allestì un altare sulla sua galera, ponendovi sopra il crocifisso di San Nicodemo, e battezzò tutti i saraceni.

Alcuni marinai presenti dissero anche che alcuni di questi pirati, la stessa notte tentarono di rubare la sacra immagine, ritenendola una miracolosa fonte di invincibilità, tuttavia la stessa ritornò da sola poche ore più tardi, trasportata da dodici delfini.
Ad ogni modo alla fine la nave giunse a Messina con il suo prezioso carico e in seguito il tutto fu portato a Civitavecchia, dove Federico Chiaramonte e papa Onorio III stavano aspettando.

L’arrivo del crocifisso a Palermo

All’arrivo in porto, il papa fu molto felice di ricevere tutti questi preziosi doni, viste anche le miracolose circostanze che li avevano condotti lì, tuttavia c’era un dettaglio che andava ancora discusso.

La visione di Atanasio Chiaramonte diceva di dare al papa le reliquie e la sacra immagine della Vergine, ma non parlava del crocifisso di San Nicodemo, che come abbiamo detto fu aggiunto al carico solo per precauzione, pertanto Federico Chiaramonte lo volle per sé, dicendo di essere pronto a difenderlo anche con la spada.

Papa Onorio stava per reagire ad una simile insolenza, tuttavia ancora una volta Giovanni Battista gli apparve, intimandogli di non opporsi alla volontà di Dio. E così il nobile siciliano ottenne il permesso di prendere con sé la scultura e portarla a Palermo, per esporla nella sua cappella privata.
Dopo la morte di Federico, il suo erede Manfredi decise di donare il prezioso simulacro alla Cattedrale di Palermo, e lì è esposto ancora oggi.

Secondo un’altra leggenda, quando il crocifisso arrivò in Cattedrale, una grande folla accorse per rendergli omaggio e baciargli i piedi. Si dice che in questa occasione una popolana baciò il Cristo a lungo e con grande devozione. Dopo di lei arrivò una nobildonna che, prima di baciare la statua a sua volta, la pulì con un fazzolettino; ma fu allora che il piede magicamente si sollevò, impedendo alla dama di raggiungerlo, per questo ancora oggi il crocifisso ha le gambe vagamente sollevate.

Una lunga serie di storie e leggende che si tramandano attorno a questa antica immagine custodita nella Cattedrale di Palermo, uno dei patrimoni della nostra città.

Fonti: L. Natoli, Storie e leggende di Sicilia, Palermo 2009, Flaccovio Editore
Wikipedia.org – Nicodemo
Cattedrale di Palermo

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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