Morte di Borsellino: tante domande poche risposte

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paolo borsellino anniversarioOgni anno, in questi giorni, si ricorda l’anniversario della strage di via D’Amelio, in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino insieme a cinque elementi della sua scorta. Dopo tutti questi anni sono ancora tantissime le domande sul perché, sul chi e su quali mancanze, accondiscendenze e accordi abbiano permesso il compiersi di tale atto così abominevole. Non sono ancora venute alla luce le verità che tutti vorremmo sapere, sui reali mandanti dell’omicidio e sulla famigerata trattativa stato-mafia, di cui avevamo già accennato parlando dell’agenda rossa del giudice, scomparsa pochi minuti dopo la strage.
Ma dopo tutti questi anni di avvenimenti, casi giudiziari, notizie e voci di corridoio, cosa è veramente cambiato nella mafia siciliana? Certo sono stati arrestati quasi tutti i vecchi boss e non si vedono più omicidi per strada, ma possiamo dire di essere liberi dalla mafia? La risposta, purtroppo, è ancora no.
Il substrato culturale della regione è ancora pregno di mentalità accondiscendenti che permettono lo sviluppo di attività criminali, non solo nei livelli più bassi della società e ce lo raccontano le storie giudiziarie di politici inquisiti e poi puntualmente scagionati o comunque non sufficientemente puniti.
Che dire? La mafia è un dramma, una malattia di cui è difficile liberarsi. L’ottimismo purtroppo a volte scema, pensiamo che non basteranno altri 20, 30, 50 anni per risolvere il problema, tuttavia c’è una piccola speranza che alberga ancora nei cuori dei palermitani onesti, una speranza legata alle nuove generazioni e alla diffusione della cultura, che è la principale nemica della mentalità mafiosa. Un popolo colto non potrebbe coesistere con tale fenomeno, non accetterebbe le angherie e gli inciuci necessari alla sopravvivenza della mafia, che sarebbe dunque destinata all’estinzione.
Paolo Borsellino, qualcuno crede ancora nel tuo sogno e lavora perché questo possa un giorno avverarsi. Il tuo sacrificio non andrà sprecato, anche se dovessero servire altri 100 anni, riusciremo a debellare la mafia.

Palermo non si arrende. Palermo sarà libera.

Samuele Schirò

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile, redattore e fotografo di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

3 COMMENTI

  1. Il ricordo di quell’orribile strage è sempre vivo in molti di noi palermitani. Borsellino insieme a Falcone hanno fatto la storia di questa città e l’hanno attraversata e lasciata nelle vesti di martiri. Come padre Puglisi. I martiri sono il prezzo che la società civile deve pagare per ottenere la libertà. Grazie a questi nostri eroi moderni.

  2. Mi trovavo al mare quel giorno. A Mondello. Vedevo girare tanti elicotteri nell’aria. Tutti ci chiedevamo cosa fosse successo. Poi abbiamo saputo la notizia e dentro di me si è creato un dolore fortissimo. L’ennesima strage che piegava quello che di buono si stava facendo a Palermo. Mi sentivo come se avessi perso una guerra, ma invece non era così. Dopo qualche giorno, ho capito che quel sacrificio avrebbe aperto una nuova speranza nella lotta alla mafia. E ne sono ancora convinto.
    Ti ringrazio per questo articolo Samuele, perché è giusto fare capire che la voglia di giustizia è sempre viva in noi palermitani.

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