Palazzo Forcella De Seta

Si erge sopra la cinquecentesca Porta dei Greci, nel tratto di mura un tempo compreso tra il bastione De Vega e il bastione del Tuono:  è palazzo Forcella De Seta

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Un’affascinante dimora, unica nel suo genere, certamente da considerare una delle realizzazioni architettoniche più interessanti e raffinate dell’eclettismo ottocentesco.

 

palazzo de seta e porta dei greci

LA STORIA DEL PALAZZO

L’edificio nasce sulle rovine della “casina a mare” dei Bonanno principi della Cattolica, gravemente danneggiata durante i moti del 1820 dalle artiglierie dei rivoluzionari  siciliani che cercavano di far sloggiare le truppe borboniche che vi si erano asserragliate. Era una villa che i Bonanno prediligevano per la spettacolare vista sul golfo di Palermo. A più riprese era stata riconfigurata ed ampliata e godeva di uno splendido giardino con magnifiche piante esotiche che si stendeva nell’area oggi occupata dall’ ex Hotel Jolly (oggi NH Palermo).

Dopo lunghe vicissitudini giudiziarie nel 1833  la proprietà del baluardo e dei ruderi della casina dei Bonanno passò al marchese Enrico Forcella marchese di Villalonga, uomo di grande cultura e di molteplici interessi, collezionista di antichità, grecista di fama e soprattutto appassionato di antiquariato, arte e architettura. Detentore di molte cariche di prestigio, assieme all’architetto Carlo Giachery, allo scultore Valerio Villareale, e al duca di Serradifalco Domenico Lo Faso Pietrasanta, fece parte della prima Commissione Edilizia cittadina, e fu anche Amministratore Generale della Casa e dei Siti Reali di Palermo, incarico che gli permise di intrecciare rapporti con i maggiori architetti del periodo. E’ senza dubbio questa l’esatta chiave di lettura per interpretare palazzo Forcella: la personalità eclettica e l’aspirazione artistica e intellettuale del suo erudito committente. Decisiva fu la sua amicizia con l’architetto della Real Casa Nicolò Puglia impegnato in quegli anni nel restauro del Palazzo dei Normanni. Il marchese, in una prima fase si impegnò nella ricostruzione dell’antica dimora dei principi di Cattolica danneggiata dalle cannoniere siciliane, ma subito dopo aspirò ad un progetto più grandioso ispirato dal suo interesse per l’architettura e per la storia dell’arte. Un primo progetto di ricostruzione dell’edificio fu affidato all’architetto Emmanuele Palazzotto che completò la sopraelevazione del corpo centrale per sistemarvi la ricca biblioteca del marchese e riconfigurò la facciata verso il mare  in stile neoclassico, con un doppio ordine di semicolonne e paraste ioniche che conferiscono al palazzo  una originalissima connotazione. Il marchese si proponeva di realizzare un grandioso progetto che non riuscì a portare a compimento del tutto, infatti, per l’opposizione delle suore del vicino convento di S. Teresa le quali temevano di perdere la vista sul mare che si godeva dalla loggia aperta sopra il loro monastero, gli fu impedito di realizzare l’ala della costruzione verso Porta Felice. Il marchese Enrico Forcella morì nel 1855, senza lasciare discendenza e vent’anni dopo gli eredi vendettero  l’edificio al principe di Baucina don Biagio Licata: sotto i Licata nel 1896 su progetto di Giuseppe Patricolo venne realizzato il prospetto in stile neogotico che si affaccia su piazza Kalsa caratterizzato da  numerose aperture archiacuate. Alle soglie del novecento l’edificio fu acquistato dal marchese Francesco De Seta prefetto della città, che vi apportò altre significative modifiche: attorno al 1950 il marchese Emanuele De Seta vi fondò un circolo eslusivo molto elegante con annessa casa da gioco.

 GLI SPLENDIDI INTERNI

Gli ambienti interni sono una vera meraviglia dove si respira una magica atmosfera, le sale e le gallerie, che presentano apparati decorativi di grande pregio, sembrano rimandare ognuna a specifiche tappe della storia dell’architettura siciliana del medioevo. Entrando dall’ingresso principale sull’ antica “salita Forcella” (oggi rampa di S. Teresa) si arriva alla scala di accesso che immette al primo piano, dove troviamo  un luminoso vestibolo e due grandi gallerie con alte finestre ogivali. Una di queste gallerie, la cosiddetta “sala dell’Alhambra” è uno degli ambienti più affascinanti del palazzo, presenta una poderosa volta a padiglione con decorazioni in stucco modellata da intrecci geometrici, stucchi policromi con decorazioni arabescanti nelle pareti, colonne angolari su alti plinti, splendide aperture archiacuate ed una pregiatissima pavimentazione in tarsie marmoree con diversi colori e disegni, che richiamano all’architettura moresca e in particolare si ispirano alla sala degli ambasciatori dell’Alhambra di Granada; edificio noto al marchese Forcella attraverso le incisioni inviategli dalla regina di Spagna. In diretta connessione con la sala dell’Alhambra si trova la “sala dei Mosaici”, che riprende il tema iconografico delle decorazioni a mosaico delle regge palermitane arabo-normanne e, in particolare, della sala di re Ruggero al Palazzo Reale di Palermo. Un’ iscrizione dedicatoria in lingua greca posta nella cornice del soffitto di questa sala, attesta la fedeltà e la riconoscenza del marchese Forcella al re Ferdinando II di Borbone, di cui era stimato funzionario. Ma accanto a questi ambienti ispirati all’arte e all’architettura medievale vi si trovano altre sale che presentano anch’esse grande ricchezza  decorativa, come l’ampio salone in stile neoclassico con dei pilastri corinzi e un bell’affresco che raffigura il “Trionfo della Primavera” di Onofrio Tomaselli (1923), un’altra sala nel cui pavimento a mosaico è raffigurato un episodio tratto dall’Ippolito di Euripide ed altri ambienti più semplici con soffitti a cassettoni decorati a tarsie lignee. Da ricordare anche la sala ottagonale che  custodiva una preziosa fontana di ispirazione moresca, imitazione di una fontana dei giardini dell’Alhambra, (oggi asportata).

Attualmente palazzo Forcella, che negli anni passati ha vissuto un lungo periodo di dolente abbandono ed ha visto la progressiva dispersione di molti dei suoi apparati decorativi interni, condividendo la sorte di altri palazzi nobiliari palermitani, versa in precarie condizioni (anche se recenti interventi hanno migliorato la situazione), tuttavia anche in questo stato mantiene immutato tutto il suo fascino.  E auspicabile che gli attuali proprietari, l’ANCE ( Associazione Costruttori Edili) possano portare a debito compimento la prevista ristrutturazione intesa a recuperare gli eccezionali valori artistici del palazzo, al fine di riportare la nobile dimora allo splendore e alla magnificenza di una volta.

Nicola Stanzione

 

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Nicola Stanzione
Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

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