Villa Valguarnera – Alliata di Bagheria

Una delle più belle e affascinanti ville di Palermo e dintorni

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Villa Valguarnera – Alliata di Bagheria è considerata uno tra i più fulgidi esempi dell’architettura villereccia siciliana, una vera reggia, una dimora monumentale, imponente, scenografica, un luogo incantevole dove ancora si respira una poesia d’altri tempi.
Già dalla metà del Settecento, in piena epoca del grand tour, gli illustri viaggiatori che giungevano in Sicilia erano concordi nel giudicare villa Valguarnera, sia per il sito ove sorge che per la sua eccezionale qualità architettonica, la più bella, la più armoniosa, la più elegante delle ville di Bagheria.

Così, la scrittrice Dacia Maraini, figlia di Topazia Alliata, che qui visse alcuni anni della sua infanzia, nel romanzo “Bagheria”(1993) descrive il suo arrivo alla sfarzosa dimora bagherese: 
“[…] siamo saliti a piedi su per il viale che porta alla villa, lasciando la macchina fuori dal cancello. Il viale è in salita, prima procede dritto e poi improvvisamente fa una curva, passa sotto una terrazza sostenuta da alte arcate e riprende tra due file di tamerici, in mezzo a cui si alza qualche alberello del cosiddetto scopazzo. […] Ed ecco che, dopo avere camminato per un altro centinaio di metri, alzando gli occhi ci si trova davanti la villa Valguarnera in tutta la sua bellezza. Un corpo centrale a due piani, con un seguito di finestre, vere e finte, che scorrono seguendo un ritmo giocoso e severo. Dal corpo centrale partono due ali piegate in modo da formare un semicerchio perfetto“.

Originariamente residenza di villeggiatura della nobile famiglia dei Valguarnera, una delle famiglie aristocratiche più prestigiose dell’isola, a seguito delle nozze celebrate tra Agata Valguarnera e Giuseppe Alliata principe di Villafranca e duca di Salaparuta agli inizi del XIX secolo, entrò definitivamente a far parte del patrimonio degli Alliata che ancora oggi mantengono la proprietà della magnifica dimora.

La storia della villa Valguarnera

Villa Valguarnera - foto storica
Villa Valguarnera nel 1870

La storia costruttiva della splendida villa è largamente documentata e inizia nei primi anni del XVIII secolo. Secondo la testimonianza di D. Gaetano Bentivegna, la costruzione della villa venne iniziata nel 1714 su commissione della principessa Annamaria Gravina, vedova di Giuseppe Valguarnera e Graffeo, principe di Valguarnera e Gangi, su una tenuta appartenuta precedentemente alla famiglia Joppolo. La principessa sposò in seconde nozze Giuseppe Del Bosco e Sandoval principe della Cattolica e, in omaggio all’amatissimo sposo, fece erigere la grandiosa residenza, così come si legge su una lapide marmorea posta in un muro nei pressi dell’entrata “Mio sposo diletto per amor tuo ho spianato questa montagna“.

Il progetto della villa fu affidato al celebre architetto domenicano P. Tommaso Maria Napoli progettista anche della vicina villa Palagonia e, dopo la morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1725, agli Architetti Giovan Battista Cascione Vaccarini e Vincenzo Fiorelli a cui si deve il disegno della facciata principale.

La principesca dimora è stata sottoposta a una una serie di modifiche se non a veri e propri riadattamenti, durante il periodo cui proprietaria era Marianna Branciforte e Valguarnera, nipote della fondatrice, che assieme al marito Pietro Valguarnera influenzati dal progetto filosofico-culturale dell’illuminista massone veneziano, il conte Francesco Algarotti, cui i due coniugi erano molto legati, vollero dare alla loro residenza una impronta di gusto neoclassico e un nuovo assetto illuminista, motivo per cui vi si riscontrano elementi carichi di significati esoterici ed alchemici (la casa e il parco che la circonda, sono pregni di simboli di chiara ispirazione massonica). Interventi che comunque non alterarono l’impaginazione originaria disegnata dal geniale architetto artefice dell’impianto.

A partire dagli anni Trenta del Novecento, l’intera proprietà è stata oggetto di un’altra serie di interventi di restauro patrocinati dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Palermo e affidati allo stesso Soprintendente, l’Ingegnere Francesco Valenti, che hanno risanato i molti guasti che il tempo aveva procurato alla villa, conferendogli l’aspetto pressoché attuale.

Il parco e il giardino

La villa presenta, nonostante le mutilazioni avvenute nel tempo, di cui parleremo dopo, un vasto parco circostante che possiede ancora oggi, anche se non più curato, un patrimonio botanico considerevole. La ricchezza dei numerosi manufatti sparsi nel verde della vegetazione che un tempo adornavano il giardino: grotte artificiali, un “teatro” scenico, una peschiera, un labirinto d’acqua, un gazebo in ferro e due tempietti neoclassici, elementi questi ultimi di grande valore simbolico, in parte ancora esistenti, assieme alla cosiddetta “Montagnola”, dove in cima era un padiglione per le osservazioni astronomiche, conferivano all’insieme un valore di assoluto rilievo.

L’impianto primitivo del parco presentava una vasta area riservata alla componente “utile”, con gli orti, l’agrumeto e un’ampia superficie non irrigua, con alberi di ulivo, fichi d’india ed altre colture locali, e un’area immediatamente soggiacente alla villa delimitata da una balaustrata, riservata alla componente dilettevole, la cosiddetta “Floretta”.
Aiuole geometriche, splendide fontane, cippi marmorei, vasi in pietra, statue, sedili in ghisa, parterres di fiori e giardini informali conferivano al complesso parco-giardino un carattere di esoticità. Un piccolo universo paesaggistico ricco di alchimia ed esoterismo a conferma della stretta relazione tra l’arte dei giardini paesaggistici e la massoneria. 

La configurazione di spiccato carattere iniziatico del sistema parco-giardino di villa Valguarnera, la sua conformazione e la disposizione dei vari manufatti, non poteva essere solo il risultato di una mera imitazione della moda anzi, certamente, rifletteva un preciso pensiero filosofico, quello degli ideatori: la enigmatica principessa Marianna e, soprattutto, il marito Pietro Valguarnera, che teneva così tanto al suo giardino da disporre nel testamento che fossero sempre ben pagati ”uno giadiniero e un mastro d’acqua per il coltivo delli alberi, dei fiori, e per il manutimento delle fontane e acquedotti”.
Secondo Helmut Reinhardt (1988), la massoneria nel Settecento non solo non cessa di interessarsi di architettura, ma ne supera i confini classici, trovando nei giardini un ulteriore mezzo di espressione delle proprie idee.

Oggi la dimensione e la forma del parco risentono dello smembramento avvenuto nel 1952, quando il comune di Bagheria, per ragioni di “pubblica utilità”, ottiene l’esproprio, nonostante la battaglia legale intrapresa con grande tenacia dagli Alliata, di una parte del parco storico della villa. Alla fine, quello che doveva essere l’esproprio di una piccola porzione di terreno per la costruzione di una scuola (effettivamente realizzata) si trasformò in una vera e propria operazione a fini speculativi (anche mafiosa) durata fino a tutti gli anni ottanta del secolo scorso, che ha visto la nascita, in spregio a qualsiasi legge urbanistica, di decine di immobili abusivi spuntati come funghi all’interno dell’area del parco, senza che nessuno sia mai intervenuto per evitare questo scempio.

L’area interessata ha riguardato una superficie molto più vasta del previsto (circa un terzo dell’estensione del parco) che comprendeva, e questa è la cosa più dolorosa, anche dei manufatti di grande valore storico-artistico. Assieme a parte del giardino storico, infatti, andarono perduti: un grande fontanone, il magnifico coffee-house di stile neoclassico sormontato da una cupola sferica, il cosiddetto “cubbuluni” e una scenografica scalinata barocca disegnata dall’architetto trapanese Andrea Gigante; tutto ciò nonostante al sito, considerato di importante interesse storico, già dal 1914, vi fosse stato imposto il vincolo monumentale, poi rinnovato nel 1958.                  

Il parco di villa Valguarnera oggi, nonostante sia ridimensionato rispetto all’impianto generale precedente, contiene ancora ricche testimonianze del suo passato; nei suoi circa tredici ettari di estensione ospita una grande varietà di piante esotiche, essenze mediterranee, piante d’origine tropicale e sub-tropicale di eccezionale interesse botanico, oltre che una cortina di alberi d’alto fusto di particolare effetto decorativo e di un agrumeto a terrazze.

Villa Valguarnera Alliata: l’architettura

Ingresso Monumentale – foto by Davide Mauro CC BY-SA 4.0 via wikipedia.org

Di aspetto imponente e maestoso, dal linguaggio architettonico che ricorda soluzioni vanvitelliane, la regale dimora si erge nella zona sud-est di Bagheria. Vi si accede da un lungo viale alberato che inizia da un maestoso cancello sorretto da due pilastroni sormontati da due grandi vasi ornamentali, cui sono addossate quattro semi-colonne di stile dorico. Il viale prosegue per circa cento metri affiancato da alte mura di recinzione dove si arrampicano piante di buganvillee in mezzo a degli alberi di acacia. Esso si conclude pochi metri prima di arrivare nel vasto cortile ellittico prospicente il fronte principale della villa.

Il vasto piazzale, a doppia esedra, è circondato da pareti architettoniche dove si addossano gli edifici di servizio che un tempo fungevano da alloggi per la servitù e da depositi di attrezzi e derrate alimentari. La grande corte circolare determinata dalle ali occupate dai bassi corpi delle dipendenze disposte ciascuna a semicerchio, riesce ad esaltare la concavità del muro del prospetto principale che funge da alveo all’elegante scalone balaustrato esterno a duplice rampa che caratterizza le ville di quel periodo.
Le rampe, dove si possono ammirare quattro statue di Muse, si dipartono dal piano terreno e si concludono alla sommità con una loggia chiusa a veranda sormontata da un grande timpano triangolare sopra il quale campeggia il fastigio del casato dei Valguarnera.

L’edificio, distribuito su due livelli, piano terra e primo piano, presenta le due facciate maggiori scanditi da una serie di grandi balconi balaustrati con le aperture coronate alternativamente da timpani triangolari e semicircolari. I prospetti laterali ripetono tutti i motivi presenti nel contesto dei due fronti principali. Nel piano ammezzato, in asse con ogni finestra e balcone sovrastante, sono ricavate, nella compagine muraria, delle finestre di cui alcune cieche, cioè con funzione solo decorativa.
Il prospetto posteriore, rivolto verso il mare, si affaccia su un giardino pensile adorno di fontane, statue, padiglioni e parterres di fiori da dove è possibile godere contemporaneamente della veduta mozzafiato dei golfi di Palermo e di Solunto.
A coronamento della cornice d’attico, in cui è riproposto il motivo della colonnina annegata nella muratura, troviamo grandi e corpulente statue, anche queste ricche di significati alchemici, realizzate dallo scultore Ignazio Marabitti.

Gli Interni della Villa

Dallo scalone a tenaglia, attraverso la veranda che lo conclude, si accede direttamente al grande salone da ballo dove, più che nelle altre sale, si esprime, con la preziosità degli addobbi, il segno del rango degli abitatori.
Presenta due esedre semicircolari che si aprono nei lati lunghi del rettangolo movimentando lo spazio e creando, quindi, un ambiente di straordinaria eleganza. Le pareti, interamente stuccate in bianco con profili in oro zecchino, appaiono decorate con affreschi simbolici di raffinatissima fattura ispirati al repertorio della classicità. Al centro della volta del salone campeggia l’affresco attribuito ad Elia Interguglielmi, “ Il Trionfo del Principe illuminato” che raffigura il principe Giuseppe Emanuele, figlio di Marianna e Pietro, che tiene in mano il motto dei Valguarnera “Mavult principem esse quam” circondato dalle figure di quattro virtù: Forza, Giustizia, Prudenza e, al posto della Temperanza, la Concordia, virtù che simboleggia la fratellanza massone.

Alle pareti, dentro grandi riquadri, troviamo figure orientaliste che hanno rimpiazzato i ritratti degli antenati del casato attribuiti al palermitano Gaspare Serenario, trafugati, purtroppo, alla fine degli anni 80 in uno dei vari furti subiti dagli Alliata. 
Il raccordo tra gli elementi verticali del salone e le volte avviene attraverso una alta cornice di raffinata fattura in cui ricorrono motivi decorativi neo-classici. Tutt’intorno alla volta, entro dei tondi, affreschi raffiguranti le fatiche di Ercole, personaggio in cui l’aristocrazia di allora si riconosceva.
L’intero ciclo decorativo della villa è databile a partire dai primi anni ottanta del XVIII Sec. e si inserisce, sotto il profilo stilistico, nel contesto della pittura vedutistica palermitana tardo-settecentesca e della prima metà dell’Ottocento, ascrivibile alla scuola dell’Interguglielmi.

Nel piano nobile si esalta tutta l’aulicità dell’aristocratica residenza. Il piano si struttura come un vero e proprio museo d’ambiente, che rispecchia il gusto e l’imprinting dei suoi nobili proprietari. Un museo atipico, il cui percorso risulta costruito dalle opere in esso contenute e dal senso del vissuto che dai vari ambienti si sprigiona.
Vi si susseguono una serie di eleganti ambienti, fra cui la camera da letto padronale con l’alcova del principe, con boudoir e bagno privato, dove sono presenti alle pareti e ai soffitti pitture che raffigurano simboli di chiara matrice esoterica; la grande cucina rivestita di maioliche con dispensa, la deliziosa “Sala della musica”.

Grandi vetrate si aprono direttamente sulle ampie terrazze da dove si possono ammirare panorami mozzafiato. Nella villa si possono ammirare altri ambienti altrettanto importanti e di assoluto pregio: la grande biblioteca, che conserva numerosi volumi raccolti in epoche diverse dai vari membri della famiglia, la curiosa “Stanza dei morti” l’affascinante sala detta “dello Zodiaco” elegantemente arredata che presenta, nel soffitto, l’affresco con i segni dello zodiaco. Il Salone Cook con affreschi ritornati alla luce recentemente, alcuni salotti, camere da letto per gli ospiti, le sale da pranzo di cui una in stile arabo, ed altri ambienti vari destinati alla vita quotidiana e allo svago dei proprietari.

Nelle sale di villa Valguarnera, fra delicati stucchi, splendidi pavimenti maiolicati e le classicheggianti policromie delle murate e delle volte dipinte, troviamo, tutt’oggi, degli arredi di stili diversi come, consolles con grandi specchiere, librerie, poltrone a duchesse, salottini rivestiti da stoffe pregiate, canapè, sofà, tavolini di raffinata ebanisteria che convivono con lampadari in cristallo, camini in marmo, sovrapporta dipinti e pregiate tappezzerie.

Nella sua lunga storia, villa Valguarnera, oltre ad avere ospitato tanti personaggi illustri, una fra tutte la regina Maria Carolina d’Austria, moglie di Ferdinando III di Borbone, è stata scelta, per la sua bellezza, da registi cinematografici e artisti per la realizzazione di scene di film, servizi fotografici, spot pubblicitari, tra cui uno per un profumo di Dolce & Gabbana diretto dal regista Giuseppe Tornatore che ha avuto come protagonista Sofia Loren con musiche di Ennio Morricone, oltre ad eventi di grande livello culturale.

Villa Valguarnera Alliata oggi

La villa, che purtroppo necessita di importanti opere di restauro, apre le sue sale solo in occasione di eventi di particolare rilievo. Oggi, dopo enormi vicissitudini giudiziarie la proprietà è stata ereditata dalla principessa Vittoria Alliata che dal 1992 vi risiede. Donna dotata di grande personalità, scrittrice, studiosa della cultura araba, traduttrice (a lei si deve la traduzione in italiano della saga de “Il Signore degli anelli” di Tolkien), che nonostante abbia subito, assieme ai suoi familiari, aggressioni, minacce, intimidazioni, atti vandalici e ostruzionismi di ogni genere, ha tutelato e difeso con caparbietà senza mai desistere, anche al costo di sforzi economici rilevanti, la sua proprietà da amministratori corrotti, dalla speculazione, dagli abusi e, in particolare, dagli appetiti di loschi personaggi. L’aristocratica nobildonna, con amore e passione profonda, ha dedicato la sua vita alla cura e alla salvaguardia della dimora di famiglia e se oggi questo gioiello architettonico è ancora integro e fruibile, il merito è soprattutto suo. Merita quindi, l’ammirazione di tutti noi e in particolar modo da coloro che hanno a cuore le sorti del patrimonio artistico e architettonico di cui è piena questa meravigliosa terra che è la nostra Sicilia.
L’auspicio futuro è che villa Valguarnera-Alliata ritorni un giorno, per quanto possibile, al suo originario splendore: Donna Vittoria, che continua a sostenere che la villa non è di una sola famiglia ma appartiene alla cultura e alla storia di un intero territorio, lo merita.

Nicola Stanzione

Immagini by Davide Mauro CC BY-SA 4.0 via wikipedia.org

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Nicola Stanzione
Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

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