Pif: il testimone scomodo

Di libri, film e storie sulla mafia se ne conoscono a bizzeffe, eppure stupisce l’originalità del primo film di Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, dall’emblematico titolo “La mafia uccide solo d’estate”. Il neo-regista palermitano, alla sua prima esperienza anche da attore sul grande schermo, vuole raccontare gli anni più famosi della mafia siciliana, quelli della guerra tra le famiglie, con il suo stile ironico e la sua satira sottile e geniale. Il mafioso di Pif, non è il temibile gangster tutto soldi e successo che il cinema americano ha dipinto, bensì il contadinotto tarchiato che ha problemi a stare al passo con i tempi, una figura grottesca e allo stesso tempo verosimile che stravolge gli stereotipi su Cosa Nostra, specie quelli d’oltreoceano. Così rivive un pezzo di storia siciliana, tristemente conosciuta da tutti, ma rivista in chiave realistica, mettendo da parte le idealizzazioni ed i punti di vista. Per questo Pif, in questo film, si conferma un “Testimone”, forse a volte scomodo, ma che, discostandosi dal ruolo di cantastorie, ci narra un racconto reale che immedesima ed emoziona come solo la verità sa fare.

L’arte di raccontare che Pif ha dimostrato nella sua trasmissione “Il testimone”, adesso si mostra nella sua forma più ampia, in un lungometraggio cinematografico che si rende portatore di una verità parallela a quella che siamo abituati a conoscere.

Samuele Schirò

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