La duchessa Topazia Alliata di Salaparuta

Pittrice, gallerista e mecenatessa

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(Estratto rielaborato dal saggio: I. Speciale, “Topazia Alliata di Salaparuta. Pittrice, gallerista e mecenatessa”, in “Almanacco delle artiste di Sicilia. Percorsi esplorativi dalla seconda metà del XX secolo”, volume I, a cura di Giulia Ingarao ed Emilia Valenza, Kalòs Edizioni, Palermo, 2021)

La duchessa Topazia Alliata di Salaparuta, invero Marianna Topazia, come da antica prassi onomastica della nobile stirpe degli Alliata (fra le casate più blasonate in Sicilia, di antiche origini pisane), nasce a Palermo il 5 settembre 1913, da Enrico Maria Alliata, principe di Villafranca e duca di Salaparuta, brillante e pionieristico enologo, gastrosofista e naturista, antroposofo e teosofo, scrittore e baritono, e da Maria Amelia Ortuzar Olivares y Ovalle, chiamata Sonia, esteta, cantante lirica e soprano dalle origini cilene, presso la domus magna di famiglia, il Palazzo Villafranca a piazza Bologni.

Nata e cresciuta in un ambiente esclusivo, Topazia matura e coltiva sin da giovanissima l’amore per il Bello: all’interno delle famiglie di alto lignaggio ampio respiro era dato alle arti, alla letteratura e alla musica, considerati elementi fondanti l’educazione e la cultura dei giovani rampolli. Prima di lei, le zie Felicita e Amalia Alliata si erano dedicate all’arte, specialmente alla pittura e talvolta alla scultura, nonché alla musica, così pure l’altra zia Maria Rosaria1, futura madre del poliedrico Quintino di Napoli. Anche la madre Sonia era sovente da lei accompagnata, col canto e al pianoforte, ai sontuosi ricevimenti a Palazzo Villafranca2.

Topazia avendo la stessa forma mentis del duca Enrico – colto, moderno e anticonformista – non dà peso alla sua schiatta, libera e aperta al nuovo come è, tutta proiettata verso il futuro, non ancorata alla asfittica e stagnante realtà nobiliare siciliana che come ben sapeva era destinata inevitabilmente a declinare.

Gli studi artistici

Appassionata d’arte, chiede al padre di iscriversi al Liceo Artistico e quindi all’Accademia di Belle Arti di Palermo: lì farà breccia fra colleghi e insegnanti, dotata come è di fascino magnetico. Ma l’ammissione all’Accademia e quindi alla Scuola Libera del Nudo fu tutt’altro che ovvia e immediata, poiché all’epoca era preclusa a una utenza femminile. Fu solamente l’intercessione del duca presso il direttore del tempo, Archimede Campini, che le permise di iscriversi – da quell’episodio in avanti l’Accademia si aprirà sempre più alle allieve.

Topazia fu un punto di rottura importante: con la sua curiosità intellettuale e la sua libertà riuscì a ritagliarsi degli spazi all’interno di una società ancora troppo repressiva, prova ne sia il suo desiderio di volere praticare pubblicamente l’arte all’interno di una istituzione che all’epoca impediva alle donne questa possibilità. Fu grazie alla tenacia di ragazze come Topazia Alliata, Lia Pasqualino Noto, Piera Lombardo e molte altre che la pratica artistica della pittura cominciò a essere vista come normalmente praticabile anche per le donne, in un contesto sociale che le vedeva come amateurs e non come artiste.

Suoi maestri sono: Ettore De Maria Bergler, Mario Mirabella, Pippo Rizzo; suoi amici e colleghi sono Renato Guttuso, Michele Dixitdomino, Elena Pirrone, Pina Calì, Ezio Buscio, Giovanni Barbera, Giovanni Rosone, Nino Franchina.

La pittura

Topazia dipinge: la sua pittura influenzata dal contesto novecentista tende sempre ad andare al di là della prassi tradizionale, dell’accademismo retorico che cominciava a stare stretto a molti e che porterà a tanti cambiamenti nell’arte e nella società, in Sicilia e in Italia. È alla continua ricerca di se stessa e del suo personale stile, come emerge in un suo superbo nudo, Arsura o Donna alla fonte, un olio su tavola del 1931 dai tratti plastici e anatomicamente monumentali, dalle volumetrie scultoree, che mostrano l’influenza degli insegnamenti del Maestro Campini.

Il dipinto, pur mantenendo quella tradizionale impostazione classicheggiante (non a caso si tratta di una esercitazione di classe in Accademia), è attraversato da un velo diafano e trasparente di chiarità. La perizia tecnica impiegata nell’eseguirlo è patente e testimonia le doti artistiche di Topazia, alle quali lei stessa a volte faticava a credere, sempre così severa e autocritica (scrive sul retro di un olio del 1938 – Ritratto di Maria Fossi – «A Maria un brutto ritratto»).

Il suo stile, analizzandolo ad ampio raggio, con un azzardo può essere definito espressionista, è tutto improntato su un segno veloce, svelto e libero, ma dolce e delicato allo stesso tempo, più interessato a imprimere ed esprimere le sensazioni del momento, di sicuro gusto paravanguardista.

Il contesto storico-artistico

Lo scenario storico-artistico nazionale e isolano all’interno del quale si trova Topazia Alliata studentessa e pittrice scorre sotto l’ala del regime fascista, e conseguente antifascismo, e da lì scaturiscono una serie di dispute e situazioni disparate. Gli artisti, mossi da radicale volontà di rinnovamento segnico, figurativo e gestuale, proclamavano un’arte nuova che osasse proporre e produrre qualcosa d’altro rispetto alla consueta figurazione, quindi che esulasse dai vetusti canoni della tradizione caldeggiati dal fascismo.

Le intenzioni erano quelle di ampliare gli stretti orizzonti italiani confinati in arcaici paludamenti: andò configurandosi uno scontro fra le due più importanti e antitetiche tendenze artistiche fino al dopoguerra e oltre, figurazione e astrazione.

La dicotomia delle due linee direttrici coinvolgerà i gusti e le scelte della pittrice.

Il Gruppo dei Quattro

Topazia Alliata tra Renato Guttuso e Basilio Franchina, 1935 PD – wikipedia.org

Il Novecentismo non viene più accettato: alcuni artisti, pur nel solco del regime, hanno insito il desiderio di sperimentare nuovi linguaggi, astrazione in primis, ma ciò sovente è impossibile. Questi sono gli anni che vedono in Italia il sorgere del Sindacato Fascista Belle Arti, che con mostre ed eventi diede spazio agli aspiranti artisti e costituiva i rari momenti di aggregazione e raffronto fra gli stessi, nonostante i parametri imposti dalle norme di regime vigenti.

Topazia si confronta con amici, colleghi e insegnanti, discute delle novità culturali e artistiche, è in continua ricerca. Il sentire comune si può ben compendiare mirando all’esperienza del “Gruppo dei Quattro”, punta di diamante dell’arte per quel periodo: attivo dal 1932 al 1937, costituito da Renato Guttuso, Lia Pasqualino Noto, Giovanni Barbera e Nino Franchina.

Il gruppo intendeva reagire alla prassi artistica dominante intrisa di tradizionalismi, a cominciare da Novecento, con atteggiamento etico antifascista, una corale esigenza estetica antinovecentista e un forte senso comunista. Per tali motivi Topazia Alliata, che pure era molto legata ai quattro e avrebbe potuto costituire il quinto anello di congiunzione, non aderì: era ideologicamente libera e retriva per sua natura alle forzature, non accettava di chiudersi nei limiti di una creatività pensata in gruppo, tuttavia continuava a ribellarsi al conformismo.

La prigionia in Giappone

Anche in seguito non mancherà d’affermare tutta la sua divergenza nei confronti di qualsivoglia imposizione e della dittatura, con risolutezza e intraprendenza. Un esempio significativo nella sua biografia è quello in cui con Fosco Maraini rifiutarono separatamente – e questo lo ha sempre sottolineato con forza, a dimostrazione di avere agito e pensato con la propria testa per tutta la vita – di firmare per la Repubblica di Salò, perciò vennero condotti in un campo di concentramento con le figlie Dacia, Yuki e Toni per una lunga prigionia in Giappone, dove già stavano da qualche tempo per motivi accademici di Fosco3.

Il dopoguerra e l’astrattismo

In Sicilia le propaggini della dicotomia fra linguaggio figurativo e astratto giunsero interamente, e le tendenze prefiguranti l’astrattismo già si scorgono in quegli artisti che daranno vita nel 1947 al gruppo Forma: essi volevano arginare le polemiche sorte dalle antinomie in quel periodo.

È interessante che una pittrice come Topazia Alliata, formata secondo canoni figurativi, si sia trovata attratta e coinvolta in questi dibattiti, come attestano suoi disegni che sperimentano la forma astratta e come avvalorato da queste righe: «Di ritorno da Parigi, alla fine del 1931, Topazia mostra a Renato e agli altri amici entusiasti le fotografie dei dipinti di Picasso, di Picabia, di Modigliani…»4.

Gli anni Cinquanta e la rinascita culturale

Negli anni Cinquanta dalle polveri di un’Italia devastata risorgono donne e uomini volenterosi di ricreare una nuova identità, e gli artisti partecipano a questa pianificazione del nuovo. Le esperienze pregresse porteranno a uno scenario multiforme: chi sopporta la memoria del passato vuole liberarsene, traendone linfa vitale.

Gli artisti, stanchi dei rigidi e politicamente dirottati parametri e prassi artistiche di regime, dei vecchi canoni, intendono abbandonarli: rigenerazione etica, sociale, linguistica, contenutistica, che voleva riallacciarsi proficuamente alle correnti artistiche internazionali che guardavano all’Europa.

Il trasferimento a Roma e la Galleria Trastevere

La situazione avanguardistica italiana palpitava di novità che interessarono Topazia la quale, dopo una complessa parentesi da imprenditrice aziendale e la svendita sofferta dell’avita Casa Vinicola Corvo nel 1955, si trasferisce a Roma, centro nevralgico per l’arte. Lì si lega ad Alberto Burri, Ettore Colla, Giulio Turcato, Carla Accardi, Rotella, Nuvolo, Capogrossi.

Alliata apre nella capitale la Galleria Trastevere, in piazza in Piscinula 13, nel 1959, inaugurandola quel 21 marzo con una personale dedicata ad Andrea Cascella alla presenza di Lawrence Alloway. In questa cornice si registra il duraturo sodalizio della gallerista con l’avanguardista astrattista Pupino Samonà.

Già aveva dimostrato apertura nei confronti di giovani artisti in Sicilia, ospitandoli presso la Torre degli Spiriti in Casteldaccia: Emilio Villa, Moriconi, Ceccarelli, Novak, Paul Thek, Carlo Levi e Corrado Cagli.

Una gallerista visionaria

La Galleria Trastevere è frequentata da numerose e varie personalità: Filiberto Menna, David Sylvester, Alberto Moravia, Fagiolo Dell’Arco. Topazia intesse rapporti con Palma Bucarelli, presente nel 1962 alla galleria con Alexander Calder; frequenta Peggy Guggenheim; nel 1962 conosce Max Ernst, poiché invitata alla Tate Gallery di Londra per la retrospettiva a lui dedicata; si prodiga per far riscoprire Giacomo Balla.

Topazia Alliata nella sua attività di gallerista attua scelte radicali, esponendo molta pittura astratta: si profila un milieu variegato, internazionale, moderno – Piero Manzoni, Agostino Bonalumi, Castellani, Lucio Pozzi, Afro, Mirko, Dadamaino. Lasciandosi guidare dal suo innato istinto culturale non teme il fallimento: con acutezza di giudizio propone artisti all’epoca sconosciuti, scorge in essi talento, di fatto centrando in pieno la validità delle sue scelte.

Disse Giulio Carlo Argan: «L’Alliata ha la vista lunga. Non sbaglia mai»5.

Il mecenatismo

Già al tramonto della sua attività pittorica (1938) aveva esplicitato su carta quei moti dell’anima in senso astratto, dimostrando di essere una avanguardista, di precorrere i tempi. Il gusto per il linguaggio segnico astrattista l’aveva tutta rapita, costituiva la nuova pista della sua speculazione artistica.

Topazia Alliata fu pittrice colta e libera, una donna brillante come la gemma di cui si fregia per nascita, magnanima, scevra di sovrastrutture, languori e mistiche nostalgie che avrebbero frenato lo scorrere del tempo.

Nel dopoguerra non riprenderà in mano colori e pennelli, ma si dedicherà esclusivamente all’altrui arte e carriera, divenendo mecenatessa, spalancando le porte dell’arte a quei giovani nei quali scorgeva la scintilla creativa: è scopritrice di talenti laddove ne vede i barlumi e la competenza, li ospita nella sua galleria, li invia a mostre anche estere, li mette in contatto con la critica – mecenatismo che Topazia Alliata praticò fino a veneranda età, collaborando con Francesco Sciortino, raffinato pittore bagherese.

Mostre e collaborazioni

Contemporaneamente lavorava fuori dei confini della galleria (con Villa organizza nel 1955 la collettiva I sette pittori sul Tevere), come già aveva fatto in Sicilia (a Palermo nel 1956 organizza Mostra d’arte contemporanea: le Correnti Orfiche) e all’estero (nel 1963 al Minneapolis Institute of Arts organizza 8 painters from Rome), collaborando con molti artisti quali Kounellis, Charlton, De Grossi, Mauri, Ceroli, Lorenzetti, Novelli.

Continuerà a vivere per tutta la sua lunga vita nel solco dell’arte – fu curatrice, critica d’arte, organizzatrice di eventi culturali –, anche dopo la chiusura della Galleria Trastevere nel 1964, che non fu da lei mai considerata una sconfitta, poiché aveva scritto una pagina di storia.

L’enologia

Topazia aveva un sentore raffinatissimo per l’arte, probabilmente mutuato dalla sua perizia in campo vinicolo: fu enologa specialista, da giovane era stata iniziata dal padre all’universo del vino, nella maturità si era diplomata in Francia come esperta assaggiatrice; era abilissima nel complicato mariage dei vini e aveva creato nel 1959 quell’incanto di vino bianco che è il Colomba Platino (ancora prodotto) contenente persino riferimenti artistici – id est la colomba disegnata in quegli anni da Braque e Picasso per la Pace, bianca in opposizione al nero fosco del corvo.

Il ricordo di Achille Bonito Oliva

Non si sottraeva a nessuna sfida, come testimonia Achille Bonito Oliva, che grazie alla sua intermediazione e segnalazione si incamminò nel mondo dell’arte: i due si conobbero nel 1966 a Napoli, dove Bonito Oliva lavorava presso la Libreria Guida e dove lei fu chiamata per organizzare una mostra di Pino Pascali e Renato Mambor; poiché ebbe modo di saggiare la precoce competenza del giovane, gli affidò la cura della stessa.

«Secondo me Topazia è un modello irripetibile; aveva anche uno stile, una classe personale. Lei ha svolto un ruolo a Roma importante, aveva una funzione operativa indispensabile. Topazia era per natura cosmopolita, era poco insulare. […] Lei ha fatto tutto nella sua vita per amore. […] Era sempre uguale a se stessa, una sorta di fedeltà ad oltranza»6.

Ignazio Speciale

1 Le sorelle Villafranca formarono un sodalizio musicale col violoncellista e compositore termitano Giuseppe Mulè, esibendosi a Villa Valguarnera, dimora estiva della famiglia

2 Particolarmente prolifica fu Felicita – formata da Rutelli, Civiletti, Sciuti e Ximenes -, pittrice, acquerellista, ritrattista, scultrice di bronzo e stucco, ceramista e ceramografa, decoratrice (anche delle ceramiche Florio), miniaturista, illustratrice, restauratrice (mise mano insieme ad Amalia al soffitto a cassettoni della sala dei Musici di Palazzo Villafranca e ritoccò alcuni dipinti di casa) e scrittrice (Teosofia e Fede Cattolica, Tipografia Pontificia, Palermo, 1924; e Cose che furono, Flaccovio, Palermo, 1949). Praticava l’acquerello e la pittura anche il fratello Gabriele, come il loro padre, il principe Giuseppe, filantropo e mecenate (finanziò gli scavi di Solunto), poeta e scrittore, cultore di archeologia, letteratura e tradizioni popolari

3 Topazia lì aveva studiato la cultura e l’arte nipponica e nel 1945 fu nominata consulente delle opere d’arte giapponesi dalla AECPO; per saggiarne le competenze le venivano sottoposti anche dei falsi, puntualmente individuati. Topazia anni dopo precisò a Gillo Dorfles, che riteneva i segni nipponici svelti, quanto la pittura giapponese fosse lenta e rituale sacrale

4 A.M. Ruta (a cura di), Topazia Alliata. Una vita per l’arte, catalogo della mostra, Fondazione Sant’Elia, Palermo, 2016, pp. 78-79

5 G. Bongiorno, Gli Alliata Principi di Villafranca e Duchi di Salaparuta. La ruta e la vite, Kronos, Palermo, 1999, p. 100

6 Da un’intervista dell’autore ad Achille Bonito Oliva

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Ignazio Speciale
Ignazio Speciale
Operatore Culturale ed Educatore Museale. Ha conseguito un Master in Scienze Teologiche e Professioni Culturali per il Territorio - DARCH, UniPa. Lavora nell'ambito della gestione, valorizzazione e fruizione dei Beni Culturali, nonché della progettazione e programmazione didattica e culturale, e della promozione.

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