George Blake: l’uomo che portò il calcio a Palermo

La straordinaria storia dell'inglese che fondò due club storici del calcio italiano e regalò ai rosanero la loro identità

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C’è una fotografia, scattata nei primissimi anni del Novecento, che racconta più di mille parole. Al centro della formazione dell’Anglo Palermitan Athletic and Foot-Ball Club siede un uomo con i baffi e lo sguardo austero, le braccia incrociate e un pallone tra i piedi. È George Edward Samuel Blake, nato il 18 gennaio 1862 al civico 50 di Claredon Street, a Portsea, distretto di Portsmouth, in Inghilterra. Figlio del carpentiere James Blake e di Jane Baggs, un destino lo avrebbe portato fino alle coste della Sicilia, dove avrebbe lasciato un’impronta indelebile nella storia dello sport italiano.

Genova, 1893: nasce il calcio italiano

La prima tappa fondamentale della vita di Blake in Italia si consumò a Genova. Il 7 settembre 1893, al civico 10 di via Palestro, un gruppo di cittadini britannici fondò il Genoa Cricket & Athletic Club. Tra le firme sul registro c’era anche la sua. Blake rimase a Genova per sette anni, vivendo la conquista dei primi tre campionati italiani di calcio: 1898, 1899 e 1900. Tre scudetti storici, le fondamenta stesse del football nel nostro Paese. Ma proprio nel 1900 Blake, funzionario del Consolato britannico, venne trasferito prima a Napoli, poi a Marsala, e infine nella città che sarebbe diventata la sua casa definitiva: Palermo.

L’arrivo a di Blake Palermo e la nascita dell’Anglo Palermitan

Blake approdò a Palermo in un momento magico. L’alta borghesia siciliana intratteneva rapporti stretti con il mondo britannico e nel 1897 era già nato lo Sport Club di via Mariano Stabile, frequentato da personalità come Joseph Whitaker e Vincenzo Florio. La scintilla decisiva arrivò grazie a Ignazio Majo Pagano, un giovane palermitano che aveva conosciuto il calcio in Inghilterra e voleva fondare una vera squadra. Il 1° novembre 1900 nacque l’Anglo Palermitan Athletic and Foot-Ball Club, progenitore dell’odierno Palermo Football Club. Presidente il viceconsole Edward De Garston, primo allenatore George Blake.

Il ruolo di Blake nel primo Palermo fu totale. Non si limitò ad allenare: fu il primo capitano, il primo a scendere in campo, e poi anche segretario della società. La prima partita si giocò il 30 dicembre 1900, sul campo Notarbartolo, un terreno dei Whitaker. L’avversario era l’equipaggio della nave Nathan, una formazione amatoriale inglese. Finì 5 a 0 per gli ospiti, ma poco importava: il calcio a Palermo era nato.
Un dettaglio curioso, riscoperto dallo storico Giovanni Tarantino su un articolo del Giornale di Sicilia dell’epoca: in quella primissima partita Blake e i compagni non vestivano il rossoblù che sarebbe diventato il colore ufficiale nei mesi successivi, bensì una elegante “giacchetta rossa e bianca”, probabilmente un omaggio alla Croce di San Giorgio inglese. I colori sociali vennero poi fissati in rosso e blu, ispirati a una divisa da football che Majo Pagano aveva portato con sé dall’Inghilterra. I giornali inglesi dell’epoca, come lo Shield Daily Gazette, documentano la presenza di Blake con l’indicazione “captain” accanto al nome.

La nascita del rosanero: un’idea firmata anche da Blake

Uno dei contributi più significativi di Blake riguarda un elemento inseparabile dall’identità di Palermo: i colori rosanero. Fino al 1907 i colori sociali ufficiali erano il rosso e il blu, gli stessi del Genoa. E proprio questa somiglianza fu il primo motivo di insoddisfazione. La svolta arrivò grazie a una lettera, oggi considerata un documento fondamentale della storia del Palermo. Il 2 febbraio 1905, il barone Giuseppe Airoldi scrisse a Giosuè Whitaker, consigliere del club, per convincerlo a cambiare casacca. Nella lettera, Airoldi riferiva che “mister Blak” e Norman Olsen erano tra i primi a proporre il passaggio dal rossoblù al rosa e nero.

Ma la ragione più affascinante di quella scelta era legata a un aneddoto che circolava allo Sport Club di via Mariano Stabile, il salotto buono della Palermo bene: Vincenzo Florio, tra i più illustri sostenitori della squadra, aveva suggerito che i risultati alterni del Palermo si potevano accompagnare con i suoi liquori. Il rosa richiamava il rosolio, da sorseggiare dopo le vittorie; il nero richiamava l’amaro, da bere per digerire le sconfitte. “Quando perdete potete bere sempre il suo amaro di colore nero, mentre il rosa potete assaporarlo nel liquore dolce”, scriveva Airoldi citando le parole di Florio. I nuovi colori vennero adottati il 27 febbraio 1907, e il Palermo divenne per sempre “rosanero”: rosa come il dolce, nero come l’amaro.

Blake fece in tempo a vestire anche la nuova maglia: a 45 anni era ancora in campo nel 1907 per un’amichevole contro l’equipaggio dello yacht di Sir Thomas Lipton. Blake conosceva bene il magnate scozzese del tè: già nel 1902 aveva giocato come capitano contro il suo equipaggio. E quando nell’aprile del 1907 Lipton assisté a una vittoria del Palermo, decise di regalare un’imponente coppa d’argento, dando vita alla celebre Lipton Challenge Cup, primo grande torneo del calcio meridionale.

Un uomo di comunità: tra chiesa, mare e pallone

La vita di Blake a Palermo non si esauriva nel calcio. Era anche predicatore e lettore di sacre scritture presso la chiesa anglicana Holy Cross e gestiva il Sailor’s Rest, il “riposo del marinaio”, un centro di aggregazione per gli inglesi in città, situato nella vecchia via Borgo 380. Uomo di mare, di fede e di sport: tre passioni che a Palermo trovò il modo di far convivere. Il figlio Paolo ne ereditò la passione per il calcio e giocò nelle riserve del Genoa, ma morì al fronte durante la Prima Guerra Mondiale.

George Blake si spense il 30 settembre 1912, stroncato dalla malaria a soli cinquant’anni. Fu sepolto nel cimitero acattolico di Santa Maria dei Rotoli, all’Acquasanta, affacciato su quel mare che lo aveva portato in Sicilia. Per oltre un secolo la sua figura è rimasta nell’ombra, ma il Palermo Museum, ospitato nello stadio Renzo Barbera, gli ha restituito il posto che merita. Nel 2023 un momento toccante ha chiuso il cerchio: Leaslie Blake, pronipote di George, è arrivata da Seattle a Palermo per visitare il museo e riscoprire le radici familiari.

La storia di George Blake è quella di un uomo semplice che seguì il mare e trovò il calcio. Il figlio di un carpentiere di Portsmouth diventato pioniere dello sport in due città italiane. L’uomo che ha firmato la nascita del Genoa e poi ha dato al Palermo il suo primo capitano, il suo primo allenatore e persino i suoi colori. Rosa come il dolce, nero come l’amaro: un destino scritto anche grazie a lui.

Foto copertina: Generata con IA

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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