Nella chiesa di Sant’Ignazio martire all’Olivella si trovano dieci cappelle, più due nel transetto e il “cappellone” (presbiterio). Ognuna ha una propria storia, fatta da artigiani e artisti che hanno adornato su commissione di benefattori. La seconda cappella della navata destra suscita particolarmente l’apprezzamento dei visitatori più oculati in materia di marmo, che sanno ben apprezzare la lavorazione tipica dello stile barocco palermitano con marmo intarsiato “mischio, tramischio, rabischio”. Si tratta della cappella realizzata a spese di Simone Zati, ivi sepolto sotto la predella d’altare, in cui è scritto: Simonis Zati, March.Relesiorum, / nobilis fiorentini sed incorrupta vitae integritate / nobilaris memoriae numquam moritunse / sepulcrum quod viventis posuit communi familiae / inopinata aliis dius soli expectata morte decessit / Oret. Ann. 78 orbis sedempti / MDCLVIII V Feb //

Simone Zati fu un uomo d’affari fiorentino, trasferitosi a Palermo nella prima metà del XVII secolo, proprio mentre si svolgeva la fabbrica della chiesa. L’autore del principale testo di riferimento per la chiesa di Sant’Ignazio [Ciro D’Arpa, Architettura religiosa a Palermo: il complesso degli Oratoriani all’Olivella, Caracol 2012] ha approfondito la figura di Simone Zati in un successivo studio [Idem, “Mercanti e banchieri fiorentini a Palermo nel secolo XVII: il caso emblematico di Simone Zati”, in Mediterranea. Ricerche storiche, 20 (2023) 57, 35-54]. L’articolo descrive il funzionamento di tutta la prassi dell’epoca negli scambi commerciali, transazioni finanziarie, trasporto e assicurazione delle merci.
I successi conseguiti grazie alla sua capacità imprenditoriale, portarono Simone Zati all’ascesa sociale nella città di Palermo: Verosimilmente, il nostro giovane banchiere cominciò a frequentare subito la comunità religiosa oratoriana, dove conobbe le persone giuste con cui fare i primi affari, scrive l’autore rinviando in nota all’Archivio di Stato di Palermo. Nella contrada dell’Olivella, a poca distanza da dove era andato ad abitare il nostro fiorentino, si stava completando la magnifica e moderna fabbrica della chiesa di Sant’Ignazio martire (1598-1624), officiata dagli oratoriani. La datazione dell’opera è persino antecedente ai più significativi esemplari del Gesù (a Casa Professa) e di Santa Caterina d’Alessandria (in piazza Bellini), rappresentando di fatto a Palermo il primo esempio di barocco palermitano in edificio di culto.
La cappella Zati fu dedicata a San Giovanni Battista, richiamando l’attenzione dell’intera nazione fiorentina che, dal 1676, ufficialmente festeggiò il patrono di Firenze nella chiesa della comunità oratoriana di cui Simone Zati era stato un generoso benefattore; potremmo dire in modo simile agli oratoriani che in Roma si fecero carico della parrocchia di San Giovanni dei fiorentini, connazionali di San Filippo Neri.
Simone Zati fece collocare sopra l’altare una tela di suo possesso, attribuita a Raffaello, sebbene per la critica moderna riconducibile a Lorenzo di Credi. Tale quadro venne trafugato al momento delle soppressioni religiose (1866), sicché oggi del Battista rimane raffigurazione solo sulla volta, mentre la pala d’altare ospita un quadro di Santa Gemma Galgani e, sopra, la Madonna della salute.
All’osservatore non passa purtroppo inosservato il pessimo stato di conservazione della cappella bisognosa di restauro.
Corrado Sedda
Riferimento Bibliografico: Ciro D’Arpa, “Mercanti e banchieri fiorentini a Palermo nel secolo XVII: il caso emblematico di Simone Zati”, in Mediterranea. Ricerche storiche, 20 (2023) 57, 35-54