Sapevate che c’è stato un tempo in cui, a Palermo, tifare per i colori rosanero era di fatto impossibile per decreto governativo? Ebbene sì, per un certo periodo la nostra amata squadra è stata costretta a scendere in campo rinnegando la propria identità cromatica, e tutto per una vera e propria “questione di guardaroba” di Stato.
Se vi state chiedendo chi potesse avere il potere (e il tempo da perdere) per immischiarsi nei colori di una divisa calcistica, la risposta è una sola: Benito Mussolini. Ecco come andò questa surreale ingerenza del regime fascista nel calcio palermitano.
Un colore troppo “delicato” per il nuovo impero
Come forse ricorderete, avevamo già parlato in un precedente articolo di come nacquero i nostri iconici colori nel lontano 1907. I colori rosanero furono adottati su proposta del barone Giuseppe Airoldi e dell’inglese George Blake, ispirati da una celebre battuta di Vincenzo Florio. L’imprenditore associava i risultati altalenanti del Palermo ai suoi liquori: il rosa rappresentava il dolce rosolio da sorseggiare dopo le vittorie, mentre il nero simboleggiava l’amaro da bere per digerire le sconfitte.
Da quel momento, il Palermo aveva sfoggiato il suo rosanero con orgoglio, distinguendosi in tutta Italia per un abbinamento unico e inconfondibile.
Tutto filò liscio fino agli anni Trenta. Il regime fascista, ormai nel pieno del suo fervore propagandistico, aveva un’autentica ossessione per la “maschia virilità” e per l’immagine dell’italiano guerriero e indomito. Lo sport doveva essere la vetrina di questa prestanza fisica.
Provate ora a immaginare Mussolini, o qualche zelante gerarca del Ministero, che sfoglia la rassegna stampa sportiva e si imbatte nelle foto di undici ragazzoni siciliani che corrono sudati su un campo di calcio indossando… una vezzosa casacca rosa pallido. Apriti cielo!
Per la retorica dell’epoca, quel colore era considerato inaccettabile: troppo tenue, troppo “effeminato”, decadente e assolutamente inadatto a rappresentare i valori di forza e aggressività del nuovo uomo fascista.
Lo smarrimento in società e la nuova maglia
La scure della censura cromatica si abbatté ufficialmente sul Palermo nel 1936. Immaginiamo per un attimo la scena negli uffici della dirigenza palermitana quando arrivò il diktat da Roma: dirigenti e tifosi che si guardano increduli, cadendo letteralmente dal pero. Con tutti i problemi che c’erano da risolvere nel Paese e nel mondo, davvero le alte sfere del governo si stavano scomodando per decidere le tinte della maglia di una squadra?
Eppure non c’era molto da ridere, l’ordine era categorico: il rosa andava fatto sparire immediatamente. La squadra fu così costretta ad adottare i colori civici del capoluogo siciliano. Da un giorno all’altro, il Palermo si ritrovò a giocare in un’inedita casacca giallo-rossa, scendendo in campo con una maglia che, agli occhi dei tifosi storici, doveva sembrare un vero e proprio affronto. Ma così era stato deciso, o meglio, imposto.
Oltre al danno, la beffa linguistica
Ma l’occhio vigile del regime non si limitò a stravolgere le magliette. Il fascismo portava avanti anche una rigidissima campagna di “autarchia linguistica”, che vietava l’uso di qualsiasi parola straniera. E siccome il calcio lo avevano inventato i “tanto detestati inglesi”, la scopa censoria passò anche sui nomi delle società.
Il glorioso Palermo Football Club, denominazione che portava con sé l’eco dei fondatori anglosassoni come Joseph Whitaker, dovette piegarsi all’italianizzazione forzata. Via l’inglese, dentro l’italico idioma: la società venne ribattezzata Associazione Calcio Palermo. Insomma, non solo non potevano più vestirsi di rosa, ma i tifosi dovevano pure esultare per una “rete” segnata da un “calcio d’angolo” durante la “stracittadina”, perché goal, corner e derby erano ormai termini fuorilegge.
Per fortuna, le dittature passano ma le tradizioni storiche (e la fede calcistica) restano. Con la caduta del regime e la fine della Seconda Guerra Mondiale, il Palermo si riappropriò in fretta e furia della sua anima e dei suoi colori.
Mentre Mussolini ed il fascismo diventavano parte dei libri di storia, il nostro rosanero tornava a calcare i campi da gioco, consacrandosi oggi come una delle maglie più belle e riconoscibili di tutto il panorama calcistico mondiale. Alla faccia della maschia virilità in grigioverde!
Curiosità: moltissimi anni dopo, la Roma avrebbe involontariamente “ricambiato il favore” scendendo in campo per un’amichevole alla favorita indossanso la casacca rosanero, come gesto di solidarietà verso i tifosi del Palermo, vittime di un periodo nero della loro amata squadra. Scopri anche questa storia.
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