I Beati Paoli: un mistero lungo cinque secoli

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Leggenda o realtà? Cosa c’è di vero nella misteriosa storia dei Beati Paoli che ha catturato l’attenzione di tanti? Nasce tutto dall’immaginario di un popolo stanco dei soprusi dei potenti o sono esistiti veramente uomini che lottavano contro il potere operando con una giustizia “fai da te”?
Domande a cui non si può dare nessuna risposta definitiva, possiamo solo limitarci a raccontare quello che si conosce di questa setta che, malgrado siano passati cinque secoli, continua ancora a far parlare di sé. Lasciamo che il racconto corra su un invisibile filo sottile che a volte sfiora la leggenda e altre sembra affondare le sue certezze nella storia….

Non si sa in quale epoca sia nata questa setta. Il marchese di Villabianca, il più attendibile scrittore che si è interessato a questa congrega, le cui fonti si basavano sulle tradizioni orali e che ha trascritto negli “Opuscoli Palermitani”, riteneva che le sue origini risalissero alla fine del XII secolo e che fosse nata con il nome di “Vendicosi” ovvero “Vendicatori”.
Solo tra il XV ed il XVI secolo che si inizia a parlare dei Beati Paoli. Anche l’origine del nome, “Beati Paoli”,  è avvolto nel mistero.
Si sono fatte le più disparate ipotesi, ma quella che sembra più accreditata fa riferimento ad una congregazione devota di San Francesco di Paola, il termine “beato” invece indicherebbe una persona religiosa. Ed infatti durante il giorno, per potere apprendere meglio i fatti che succedevano, questi uomini andavano vestiti come monaci, aggirandosi liberamente nelle chiese e, fingendo di pregare, venivano a conoscenza dei fatti su cui intervenire.
La notte complottavano su ciò che avevano visto e sentito e mettevano a punto la vendetta. I loro verdetti erano inappellabili e spietati e per chi veniva condannato a morte non c’era via di scampo. Veniva prelevato, incappucciato e portato al cospetto del capo. Subito dopo un “processo” sommario, la sentenza veniva eseguita: il colpevole veniva pugnalato.
Gli adepti di questa setta processavano chi abusava del proprio potere o della particolare posizione sociale per commettere soprusi ai danni dei più deboli e indifesi, ma si prestavano anche ad eseguire vendette personali e delitti comuni, forti dell’alone di mistero che li circondava.

Il leggendario tribunale dei Beati Paoli, dove la setta si riuniva, si trovava immerso nel caotico trambusto di uno dei più animati mercati storici di Palermo, quello del Capo.
E’ sempre il Villabianca che ne indicava l’ingresso da palazzo Baldi-Blandano, sull’attuale via Beati Paoli, dove attraverso un passaggio situato al primo piano dell’ingresso di questa casa, si arrivava ad un baglio scoperto, e il piano in cui si camminava non era altro che il tetto di una grotta sottostante.
In questo antro, oggi vi si arriva attraverso un piccolo ingresso che dà sul vicolo degli Orfani dove c’è ancora una vasca seicentesca.
L’interno del presunto covo si presenta come una stanza circolare attorniata da un sedile in pietra ricavato nella stessa roccia; in fondo alla stanza vi è un pozzo, mentre su una parete una nicchia fa pensare ad un ulteriore passaggio segreto.

Il luogo in cui si riuniva la congrega dei Beati Paoli è comunque un dedalo intricato di ampie cavità sotterranee probabilmente appartenente a una necropoli cristiana del IV-V secolo d.C., che dalla chiesa di Santa Maruzza, come affettuosamente viene chiamata dalla gente del luogo la chiesa di Santa Maria di Gesù, e la via degli Orfani arriva fino alle antiche mura di Porta d’ Ossuna.
Attraverso questi cunicoli i leggendari incappucciati potevano muoversi facilmente in gran segreto per la città, rendendosi invisibili e imprendibili, alimentando così il loro mito.

La grotta così come si vede, lascia uno spiraglio ad altre  ipotesi che contrastano con quella che avvolse di tanto mistero la fatidica setta. Essa fa parte, infatti, di un complesso di cavità di quello che era il letto naturale del fiume Papireto, ricavata in un grosso blocco di calcarenite, sulla sua riva sinistra. Nei secoli fu usata come luogo di riunioni segrete, o come immondezzaio privato, o anche come rifugio durante le incursioni aeree della seconda guerra mondiale.
Infine, proprio per la presenza  del pozzo, si pensa che la funzione principale che ebbe fin dal XVI secolo, fu quella di “camera dello scirocco” usata come zona di refrigerio durante le grandi calure estive.

Su tutta la storia di questa misteriosa congrega c’è da dire comunque che la storia romanzata dello scrittore Natoli, con il suo libro edito per la prima volta nel 1909, ha aiutato ad accrescere la leggenda, sapendo miscelare fantasia e realtà, egli ha lasciato che i Beati Paoli continuassero ad occupare, allora come ora, un posto importantissimo nell’immaginario collettivo dei palermitani.

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Maria Floriti
Maria Floriti
Donna eclettica e versatile, dai fornelli alle ricerche sulle storie e tradizioni più curiose della nostra città.

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