La storica spazzatura palermitana

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I palermitani hanno sempre avuto un rapporto particolare con la spazzatura o, come si chiama da noi, la “munnizza”. La pulizia della città è da sempre oggetto di dibattito e di accusa nei confronti degli incivili che sporcano e delle istituzioni che non mantengono pulito.
Ma tale problema non è affatto recente. Si racconta che, alla fine del ‘700, Palermo fosse letteralmente lastricata di immondizia. Certamente non si tratta della spazzatura moderna, a quei tempi, infatti, la maggior parte dei rifiuti era costituita da quello che oggi chiameremmo umido, ovvero scarti di frutta e verdura, parti di animali e, al peggio, qualche pezzo di carta e stoffa. Insomma la spazzatura meno inquinante, ma sicuramente la più puzzolente.
GoetheA raccontare questa situazione è Johann Wolfgang Goethe che, mentre calpestava il morbido pavimento fangoso del Cassaro, fu investito da una folata di vento fetido che sollevò una grossa nuvola di polvere e detriti dal pavimento. Allibito il tedesco chiese spiegazioni ad un commerciante, che divertito gli spiegò come, contrariamente a molte città italiane (dove l’immondizia veniva portata negli orti extracittadini), a Palermo era usanza ammassare i propri rifiuti davanti alla porta di casa, dove venivano accumulati finché non marcivano e seccavano, formando una polvere che poi il vento trasportava in giro.
Ancora più stupefatto Goethe volle saperne di più, chiedendo al mercante perché l’amministrazione permettesse una tale inciviltà. La risposta fu chiara e semplice. La cattiva gestione dei rifiuti serviva a nascondere le pessime condizioni del manto stradale, la cui riparazione sarebbe costata molti soldi che, invece, gli amministratori potevano liberamente intascare ad insaputa del popolo.
Verrebbe da dire corsi e ricorsi storici, tuttavia questo episodio, a differenza di molte situazioni attuali, trovò presto una soluzione che a molti parve un intervento divino. Il 15 aprile 1787, il giorno in cui era prevista una solenne processione presieduta dal viceré, un violento acquazzone si abbatté su Palermo, formando nelle strade dei veri e propri fiumi. Gran parte della sporcizia venne lavata via, trasportata a mare, ma molti detriti andarono ad intasare le canalette e l’acqua iniziò a minacciare le case. Fu così che i cittadini si mobilitarono in massa per liberare le strade dai rifiuti e, poche ore più tardi, il viceré e le maggiori autorità della città, si ritrovarono a sfilare con le loro ricche vesti tra le buche e gli avvallamenti del Cassaro.

Samuele Schirò

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

6 COMMENTI

  1. Sarebbe ora di cambiare e di insegnare a partire dalla scuola a rispettare il suolo pubblico la propria città . Questo problema è molto più evidente a Palermo e nel sud ma comunque è un problema italiano .
    Genova di cui sono originaria non può dare nessun esempio !
    Bisogna cambiare e smetterla di accettare .. meno rifiuti meno sporcizia poi responsabilità individuale !

    • Verissimo. Il senso civico purtroppo non è mai stato preso troppo sul serio nella nostra società, quando invece costituisce la base del buon vivere. Sarebbe meglio dedicare alcune ore scolastiche all’insegnamento di queste regole basilari, per le quali purtroppo non si trova mai il tempo.

  2. Il problema dell’immondizia a Palermo è ancora più antico. Già nel 1332, nel periodo Angioino, il re era costretto ad intervenire affinchè venisse istituita una tassa destinata alla rimozione delle immondizie che alla Marina, tra Porta Polizzi e quella dei Cordari ( nell’antico quartiere della Kalsa ), si accumulavano fino a raggiungere l’altezza delle mura di cinta.Il problema si aggravava quando per la pioggia questa immondizia ostruiva l’antico porto della Cala.

  3. Storia divertente, se non fosse puzzolente e, ahimè, piuttosto attuale. Forse solo così si spiega questa facenda dell’immondizia a Palermo: dentro pulito e fuori cu si vitti si vitti. Come se “fuori” non fosse di nessuno!

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