Francesco Paolo Gravina, da marito tradito a “Principe dei poveri”

La storia di un uomo buono che dedicò amorevoli cure agli emarginati della città di Palermo

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Storia interessante quella di Francesco Paolo Gravina, ultimo principe del potente casato dei Palagonia, un uomo che tollerò i tradimenti della giovane e bella moglie fino al punto di lasciarla andare con l’amante e dedicare il resto della sua vita all’assistenza dei poveri di Palermo.
Andiamo a conoscerla.

Francesco Paolo Gravina doveva essere un uomo buono

Non mi piace parlare dei nobili rampolli o dei discendenti delle ricche famiglie dei mercanti che senza nulla avere meritato hanno ereditato enormi fortune, e magari le hanno sperperate per i loro costosi capricci. Ma questo Francesco Paolo, figlio di principi, che ereditò proprietà, feudi e possedimenti di grande valore, merita di essere ricordato per essere stato un uomo buono, come ha dimostrato con le scelte della propria vita.

Francesco Paolo Gravina nacque a Palermo il 5 febbraio del 1800, da Provvidenza Gravina e Gaetani, unica figlia ed erede universale dei Gravina, che pur di non perdere il titolo di Principessa, quando aveva circa 12 anni accettò di sposare lo zio Salvatore Gravina e Cottone, 32 anni più grande di lei.

Provvidenza sarebbe morta a 31 anni, ma nei vent’anni di matrimonio ebbe sette figli: i primi due, gemelli, nati morti, poi quattro femmine e infine il tanto atteso erede maschio: Francesco Paolo.

Rimasto orfano di madre quando aveva 5 anni, il ragazzo crebbe negli agi della sua ricca famiglia, ricevendo dal padre l’esempio di una buona educazione cristiana improntata alla generosità e all’attenzione verso i poveri.

Il matrimonio ed il tradimento della moglie

Aveva 19 anni quando si sposò con la bellissima principessa Nicoletta Filangeri e Pignatelli, figlia del principe di Cutò, conosciuta nei circoli nobiliari di Palermo. Dopo il matrimonio, la coppia abitò nel palazzo Palagonia alla Gancia in via IV aprile.

Il Palazzo Palagonia dove visse Francesco Paolo Gravina
Il palazzo Palagonia alla Gancia dove nacque e visse F. P. Gravina

Poco conosciamo della vita coniugale dei due giovani sposi, tranne che non potevano avere figli e forse questo dolore contribuì al senso di insoddisfazione della ragazza.
Fu questa la causa? O la libertà sessuale dei nobili dell’epoca? Fatto sta che la bella Nicoletta si innamorò del giovane principe di Sciara, Francesco Paolo Notarbartolo e Vanni, che abitava nello stesso quartiere della Kalsa.

Una relazione cominciata nel segreto ma che non poteva rimanere nascosta a lungo ai pettegolezzi dei salotti nobiliari. Il povero Francesco Paolo ad un certo punto dovette scoprirlo e tuttavia con pazienza sperò che la loro passione si esaurisse col tempo, ma non accadde. I due amanti dovevano essere realmente innamorati ed anzi intensificarono i loro incontri che ormai avvenivano apertamente: Nicoletta trascorreva molte ore nel palazzo dell’amante e non si formalizzava a rincasare a notte fonda o addirittura la mattina seguente.

Il Principe di Palagonia tollerò a lungo lo scandalo ed i pettegolezzi fino a che un giorno la lasciò andare: rincasando una mattina dopo avere trascorso la notte con l’amante, la ragazza trovò chiuso il portone del palazzo con il portinaio che le impedì di entrare per ordine del padrone.
Lei tornò dall’amante e trascorse con lui per il resto della vita, regolarizzando la loro relazione col matrimonio, quattro anni dopo la morte del marito (sarebbe morta a Parigi nel 1864, a 66 anni, senza avere figli).

Da un matrimonio fallito nasce il “Principe dei poveri”

Erano passati 10 anni dal matrimonio ed il trentenne Francesco Paolo si ritrovò solo nella sua grande casa, coperto dalla vergogna per il disonore, cadde in depressione, si rinchiuse in se stesso evitando di frequentare i salotti mondani.
Chissà cosa pensarono di lui i suoi amici? Soprattutto quando un anno dopo arrivò la voce che il Principe si aggirava nei quartieri poveri della città donando soldi a chiunque ne avesse bisogno.
Non si trattò di un comportamento eccentrico, qualcosa era cambiata nella testa del giovane Principe, era tornato nel mondo con uno spirito nuovo. Nel 1832 fu eletto Pretore della città per tre anni (sindaco diremmo oggi) e nel frattempo cominciò a rendere la sua assistenza ai poveri più organizzata.

Non assistenzialismo, ma cercando di dare loro un’istruzione, insegnargli una professione, offrire un lavoro, mettendo a disposizione le numerose abitazioni che possedeva in città. Pensate che erano dei Gravina il palazzo Comitini in via Maqueda (oggi sede della Provincia di Palermo), la villa Valguarnera in via Malaspina (oggi non più esistente), la villa Sperlinga (attuale carcere minorile), il palazzo Gravina in corso Calatafimi e la famosa villa Palagonia a Bagheria, la “villa dei Mostri” costruita dal nonno Ferdinando Francesco, un secolo prima.

Nel 1835 fonda la Congregazione delle Suore della Carità San Vincenzo de’ Paoli, chiamate “Suore di carità del principe di Palagonia”, ed insieme a loro affronta eroicamente l’emergenza del colera, che nel 1837 causò la morte di ben 27 mila persone.

Nel 1841 affidò alla cura delle sue sorelle della Carità il Real Albergo dei Poveri di cui era presidente da un decennio. Qui raccolse gli emarginati della città a cui tentò di ridare la dignità attraverso il lavoro: fece impiantare all’interno della struttura laboratori di seta e manufatti, un mulino con annesso un panificio.

Quando morì nel 1854, non avendo eredi, il suo patrimonio rimase a disposizione della comunità delle Suore della Carità, benché pochi anni dopo molte proprietà vennero confiscate dallo Stato durante la soppressione degli ordini e delle congregazioni religiose.

Le spoglie furono deposte nella chiesa del convento di Baida a Palermo e traslate nella Casa madre delle Suore di Carità nel 1958.

Nel 1990 l’arcivescovo di Palermo, Salvatore Pappalardo ha dato il via alla sua causa di beatificazione, ed il 9 ottobre 2017 papa Francesco lo ha dichiarato Venerabile.

Del passaggio di colui che fu l’ultimo principe di Palagonia, rimangono poche tracce riconosciute in città, lo stesso palazzo alla Gancia, dove nacque e visse, pur avendo resistito ai bombardamenti del 1943 è stato abbandonato negli anni ’60 fino a che è stato requisito e restaurato dal Comune di Palermo che ne ha fatto la sede  della Direzione Generale.
Ma il suo spirito continua a vivere nelle opere di Carità delle sue suore, e con questo ricordo, anche noi desideriamo che rimanga nella memoria della gente di Palermo.

Saverio Schirò

Per le singole voci dei luoghi e dei personaggi vedi Wikipedia.org

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

2 COMMENTI

  1. Grazie x le storie che ci fa conoscere sia di persone come degli eventi della storia. La leggo volentieri e la ringrazio x la sua cultura e disponibilità.

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