Ercole simbolo palermitano

Il leggendario eroe greco e l'attinenza che ha con la città di Palermo.

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La Sicilia è molto legata al mito di Eracle, il famoso eroe greco meglio noto come Ercole.
Egli approda nella antica Trinacria durante la sua decima fatica nella quale deve rubare i buoi di Gerione, un orco con tre teste, sei braccia e tre busti, che pascolavano in Eritea, un’isola presso il fiume Oceano:

«Intanto Ercole giunto allo stretto, ove il mare è angustissimo, mandò innanzi a sé in Sicilia i buoi, che avea seco; ed egli attaccatosi alle corna di un toro passò con esso a nuoto avendo scorso, come dice Timeo, un intervallo di tredici stadj. […] Dopo di che desiderando di girare intorno tutta l’isola prese la strada da Pelariade ad Erice».

Così Diodoro Siculo ci racconta l’arrivo del semidio nell’isola del sole.

In realtà, a quanto pare, non si registra da nessuna parte che Ercole sia arrivato a Palermo, per tanto potremmo ipotizzare che questo forzuto personaggio mitologico non abbia nulla a che vedere con la nostra città, eppure osservatori attenti potrebbero notare che invece Ercole è molto presente come simbolo della città panormita. Vediamo dove.

Per esempio (sebbene oggi è rarissimo poterli vedere in giro per la città, e magari a questo punto potremmo suggerire all’amministrazione di collocarli nuovamente ai loro posti, o gli autentici o di nuova fattura) tra i vecchi simboli o stemmi dei quartieri di Palermo ve ne era uno che riguardava proprio Ercole che uccide un leone, anche se per un istante Vincenzo Di Giovanni, assieme ad altri storici, accosta l’uomo che uccide il leone all’episodio biblico della vita di Sansone, rischiando di farci entrare in confusione, una confusione per fortuna scampata perché, sì accennata, ma poco sottolineata dagli storici.
Quest’immagine, cioè quella di un uomo che uccide un leone, riguarda la prima delle dodici fatiche dell’eroe greco, ed era un tempo simbolo del famoso quartiere del Capo.
Alcune delle dodici fatiche di Ercole sono rappresentate all’interno del parlamento siciliano, ovvero nella cosiddetta Sala d’Ercole del Palazzo dei Normanni dipinte dal pittore Giuseppe Velasco (detto il Velasquez) tra il 1810 e il 1812 per volere del re Ferdinando III di Borbone; una copia dell’Ercole Farnese campeggia sull’assolata fontana, di tanto in tanto riscoperta, nel meraviglioso parco della Favorita in cima ad una colonna dorica bigia e scanalata.

Di Robitabu – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=22533227

Un’altra statua che ritraeva un Ercole, collocata su una fontana non più esistente, si trovava alla Bocceria vecchia, ma dopo essere stata danneggiata nel 1778, e conservata nei magazzini dello Spasimo, fu ricollocata alla Marina di Palermo fino alla totale demolizione nel 1780 come ci racconta il Marchese di Villabianca.
In sostanza la figura di Ercole è presente nella città allo stesso modo in cui è presente la figura del Genio di Palermo, solo che quest’ultimo ebbe maggiore fortuna.

Ma perché nella città di Palermo questo simbolo è così presente? Ci può venire in aiuto Mariano Valguarnera, il quale suppone che se Ercole volle andare dal Peloro ad Erice, dovette necessariamente passare da Palermo. Ciò sottoscrive l’Inveges che aggiunge a tale ipotesi, per dargli valore, la coniazione di alcune medaglie antiche realizzate dalle citta di Mozia, Solanto e Palermo a perenne memoria del passaggio eroico di Ercole da queste rispettive città.

«Ercole havendo nella Spagna vinto il re Gerione, e nella vittoria conquistati gli armenti dei buoi; e con quelli dall’Italia entrato in Sicilia; mentre da Peloro viaggiando per la costa Maritima s’avviava ad Erice; Passò per le Tre Città Solanto, Palermo e Motia […] E la memoria di questo famoso passaggio tutte quelle Tre città volendo perpetuarla; improntarono Medaglie».

A seguire l’Inveges ci parla delle medaglie palermitane, raccolte in verità da Filippo Paruta, e ce le descrive partendo dalla prima: «In un aspetto si vede il Capo d’un huomo feroce, e sbarbato, e della irsuta Pelle d’un feroce Leone armato colla parola Greca. PANORMITAN. cioè Urbis Panormi. Nell’altro si rappresentano tre humane Gambe in figura di Triangolo fra loro annodate, & unite; nel cui centro sta il Capo della Gorgona coronato; ma senz’ali […] e da dentro le Tre Gambe Tre spiche di Grano vi germogliano».

Nella seconda medaglia si evince un aspetto interessante legato con molta probabilità al culto di Ercole fra la gente Panormita, in quanto, se in un lato è rappresentato sempre l’eroe armato della pelle del leone, dall’altro lato della medaglia è raffigurato un tempio con colonne e frontone triangolare circondato dalle parole PANORMITAN e SIPI.

Nell’ultima medaglia si vede Ercole con le lettere PMITA, ovvero, Panormitanorum da un lato e Cerere, dea della fertilità e emblema della Sicilia dall’altro.

È sicuramente molto antico il tema di Ercole in Sicilia e a Palermo, tanto che si è tramandato per moltissimo tempo ed è arrivato a noi probabilmente un po’ distorto, magari accentuato e forse addirittura, come dicevano gli storici, è cosa favolosa, cioè fantasiosa. Ma a noi, curiosi del passato, piace godere anche delle supposizioni in mancanza di prove certe e stiamo sempre lì nella speranza di poter svelare un mistero che altri, prima di noi, non sono riusciti a svelare, sebbene per me sarebbe già tanto poter destare in ognuno una semplice scintilla di beata curiosità.

Antonino Prestigiacomo

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Antonino Prestigiacomo
Antonino Prestigiacomo
Nato a Palermo, dove vive e lavora, ha frequentato la facoltà di Lettere e filosofia dell'Università degli studi di Palermo, è presidente dell'Associazione socio-culturale “Athos”; da anni si prodiga per la valorizzazione e la promozione territoriale della città di Palermo".

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