Oratorio serpottiano di San Mercurio

La prima commissione importante di Giacomo Serpotta

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L’oratorio di San Mercurio deve il suo nome ad un curioso equivoco. Infatti fu costruito nella seconda metà del ‘500 nel luogo dove esisteva un’antica chiesetta sotterranea paleocristiana, dedicata appunto a San Mercurio. Questa era stata costruita dentro una grotta di epoca romana dove si praticava il culto ad Hermes, il messaggero degli dei nella mitologia greca. L’equivoco del nome era già stato consumato, infatti nel VI secolo, nel luogo dove oggi sorge san Giovanni degli Eremiti, esisteva un convento dedicato a S. Ermete e poiché nella mitologia romana, Hermes (o Ermete) corrispondeva al dio Mercurio, per errore, il complesso e la chiesetta furono dedicati ad un santo praticamente sconosciuto.

La storia

L’oratorio di San Mercurio è dedicato alla Madonna del Deserto (o della Consolazione) e si trova nel quartiere dell’Albergheria.
Fu edificato probabilmente in due momenti diversi dalla seconda metà del Cinquecento, e inizialmente doveva essere bipartito, cioè diviso in due parti da un cortile, lo stesso che adesso è antistante all’attuale ingresso. L’oratorio primitivo, venne abbandonato nel 1851 in seguito ai continui allagamenti del fiume Kemonia.
Il primo Oratorio, nel 1572 venne affidato alla Compagnia degli Infermi, che aveva il compito di aiutare gli ammalati moribondi del vicino Spedale Grande. Alcuni anni dopo, la Compagnia fece costruire il secondo oratorio dirimpetto al primo e dal 1678 i decori affidati ad Antonino Pisano, dopo la sua morte prematura, furono commissionati ai fratelli Serpotta, Giacomo e Giuseppe. Nel 1720 sarà Procopio Serpotta, figlio di Giacomo, a completare i lavori.

L’oratorio

Vi si accede dal cortile di San Giovanni degli Eremiti, vicino all’omonimo complesso di via dei Benedettini a Palermo. Entrati nell’angusto vicolo ci ritroviamo dentro il cortile sulla cui destra uno scalone monumentale del 1719 immette nell’antioratorio.
Il prospetto è appesantito da sopraelevazioni di case private, che ne deturpano la facciata con tutta una serie di tubazioni di scarico a vista. Non è chiaro a quando risalgono queste superfetazioni e se qualcuna poteva essere appartenuta alla stessa costruzione primitiva. Ma poco importa.

Gli Oratori erano concepiti come luoghi di culto destinati a un particolare gruppo di fedeli laici riuniti in Compagnie di Carità e Confraternite. Erano adibiti al culto e alle riunioni plenarie dei confrati. Quasi tutti propongono il medesimo schema architettonico: un antioratorio, una grande aula rettangolare di modeste dimensioni con i posti a sedere e il presbiterio dove veniva sistemato l’altare per le celebrazioni. 

Antioratorio

Si accede all’antioratorio da una scala monumentale che colma la quota superiore del livello stradale. Si presenta come un locale rettangolare di piccole dimensioni con due porte gemelle che immettono nell’aula.
Il pavimento è realizzato in maiolica mentre sulla volta un affresco di autore ignoto rappresenta Cristo che visita in carcere San Mercurio. A destra e sinistra le due porte, riccamente decorate, sono affiancate da acquesantiere in marmo inserite in volute fogliari in stucco. 

Stucchi di San Mercurio

I due portali di accesso all’oratorio presentano multiformi decorazioni vegetali, animali e una coppia di figure grottesche, uomini coronati di pampini, che al posto delle gambe hanno strutture vegetali simili a code di sirene. In cima al portale, coppie di putti sorreggono un elmo con piumaggio, lo scudo con draghetto e la corona della Vergine della Consolazione. Questi stucchi dell’antioratorio sono attribuiti a Giuseppe Serpotta.

Aula oratoriale

L’aula è unica, come di norma negli oratori palermitani. Tra le due porte, il seggio dei superiori della Confraternita, mentre i confratelli trovavano posto nelle panche in legno sistemate lungo entrambe le pareti. Al di sopra, la cantoria in ferro battuto riccamente decorata  e un finto organo a canne.
Nelle pareti si aprono ampie finestre, 3 per lato, ma quelle alla sinistra di chi entra sono false dopo l’addossamento degli edifici adiacenti.
Ognuna delle finestre è incorniciata da elementi architettonici: doppie paraste ioniche sui fianchi di ogni finestra reggono le elaborate cornici sulle quali si arrampicano putti e angioletti tra arborescenze vegetali e segni distintivi del santo militare: armi, elmetti e scudi. Coppie di angeli e puttini sembrano sorreggere le mensole sotto i davanzali.
Altro motivo ricorrente sembra essere il divino, rappresentato dagli angeli, che interviene a salvare gli innocenti: un puttino impaurito aggrappato ad un angelo che scaccia il male, un’altro, nell’atto di cadere, viene sostenuto con il vestito dell’angelo. E poi angioletti che incitano a compiere il bene o a guardare in alto come luogo di salvezza. Insomma il Cielo viene in soccorso dei poveri e forse in questi angeli si identificano i confrati della Compagnia che a questo compito si sentono chiamati.
Al di sopra delle finestre corre un’alta trabeazione decorata con dentelli ed ovuli, in stile ionico, chiuso da una cornicetta su cui si imposta la volta del soffitto. 

Presbiterio di San MercurioIl Presbiterio

Sul lato opposto si apre il presbiterio con un arco trionfale. È innalzato da un paio di gradini e coperto da una volta a botte. Al centro dell’arco vi è un cartiglio con inciso in latino: “Ipsi est cura de vobis” (di lui è la cura per voi), frase attribuita al Santo che alluderebbe anche alla missione principale della Compagnia della Madonna della Consolazione.
Sulla parete di fondo due colonne reggono un’alta architrave arcuata a pieno sesto al centro. Le decorazioni in stucco ripropongono ancora i segni militari di san Mercurio e allo stesso santo sono dedicati gli affreschi di autore ignoto nelle pareti: “San Mercurio che uccide Giuliano”, “La decapitazione di San Mercurio” mentre sulla volta il santo è rappresentato nella sua Gloria.
Sull’altare una tela del XVII secolo raffigura “L’apparizione della Vergine col Bambino a San Mercurio”, anche questa di autore ignoto.
Sopra la tela vi sono rappresentati in stucco una Colomba dello Spirito Santo che emana raggi di luce e di grazia e putti che sorreggono la ghirlanda per glorificare San Mercurio.

Il pavimento gravemente danneggiato nel corso degli anni, fu eseguito in maiolica tra il 1714 ed il 1715.

Gli stucchi dell’Oratorio di San Mercurio

Chi decorò questo oratorio? Certamente la famiglia Serpotta, tuttavia la mano di Giacomo è sicura su poche parti dell’oratorio ed è probabile che dovette continuare lavori iniziati da altri. Questo spiegherebbe il motivo di una certa discontinuità di stile, di tematiche e di abilità artistica che si trovano dentro il complesso.
La ragione sarebbe da ricercare nella sequenza dei lavori commissionati ad artisti in epoche diverse sebbene vicine nel tempo, oltre che dalla disponibilità economica di questo o quell’altro committente. Per questo pare mancare una idea o un progetto unico e il risultato produce opere singole a se stanti.
Come abbiamo detto i Confrati nel 1678 avevano scelto Antonino Pisano per eseguire gli stucchi, ma quest’ultimo aveva appena cominciato a decorare le prime finestre sul lato destro e sinistro dell’aula, quando morì improvvisamente. Avrebbe dovuto continuare l’opera Vito Surfarello ma a sorpresa venne incaricato il ventiduenne Giacomo Serpotta insieme al fratello Giuseppe. 

Stucchi di San MercurioSi tratta del primo incarico importante che viene affidato a Giacomo, quando però non è ancora emersa la grande maestria dello stuccatore che conosciamo, ragion per cui è difficile distinguere la sua mano da quella meno raffinata del fratello. Al lavoro di Giacomo potrebbero appartenere i putti della terza finestra entrando sul lato sinistro dell’aula o le morbide posture delle figure nella finestra centrale sulla stessa parete e forse le testine angeliche al di sotto di queste due finestre e della terza entrando sulla parete opposta. In ogni modo siamo ancora lontani dai bambini vivi e veri che giocano con naturalezza che vedremo negli altri oratori sepottiani. 

Di Giuseppe sono senza dubbio gli stucchi dell’antioratorio. Mentre le decorazioni nella parete d’ingresso risalgono a parecchi anni dopo: un concertino di angeli e puttini che sembrano accompagnare con canti la melodia virtuale che scaturisce dall’organo dipinto a tromp l’oeil al centro della parete. Potrebbero essere opera del figlio di Giacomo, Procopio Serpotta che completò i lavori secondo i documenti in nostro possesso. Così come pare sensato attribuire le tardive decorazioni del presbiterio con l’arco trionfale ormai in stile rococò al genero di Procopio, Gaspare Firriolo anch’egli figlio d’arte acquisito, se così si può dire, del genio creativo della famiglia Serpotta. 

Saverio Schirò

Fonti:
– S. Grasso, G. Mendola, C. Scordato, V. Viola, Gli oratori di San Mercurio e Carminello a Palermo, Euno Edizioni Enna 2014
– Oratorio San Mercurio in Wikipedia.org

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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