Nella navata sinistra della cattedrale di Palermo si trova la cappella dell’Immacolata che, al centro, ospita il sepolcro del Beato Giuseppe Puglisi, accanto al quale si trova sepolto sulla parete destra un arcivescovo di Palermo. Si tratta di Giovanni Battista Naselli della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Palermo, ove fu ordinato sacerdote a ventitré anni (il 23 dicembre 1809) e più tardi preposito. Presentato dal vice-re di Sicilia, il 17 febbraio 1851 fu eletto vescovo di Noto e, il 27 giugno 1853, trasferito alla sede di Palermo e insignito del pallio.
Giovan Battista Naselli fu padre dell’Oratorio di Palermo e terz’ultimo preposito prima delle soppressioni sabaude (decreto n.3036 del 07/07/1866), quando ospitò in episcopio l’ultimo preposito p. Giuseppe Girgenti. Morì quattro anni dopo, il 3 maggio 1870 all’età di 84 anni, trascorsi 17 anni di episcopato in Palermo. Le date suggeriscono evidentemente che Naselli si collochi come un protagonista nel contesto storico Risorgimento italiano, al momento dell’“impresa dei mille”. I punti di domanda che la storia presenta sono diversi. È veritiero il giudizio che considera Naselli un sant’uomo ma illuso rispetto a Garibaldi? Chi e perché favorì l’avanzata dei garibaldini? L’autorità del primate di Sicilia era alla pari dei Savoia per influenzare il corso della storia? Dalle riposte dipende il “valore attuale” di Naselli, ovvero l’interesse che ancora oggi possa suscitare.
Il periodo del risorgimento è infatti la base storica dell’Italia unita, in monarchia prima e repubblica poi. Le questioni storiche dell’epoca sono piuttosto complesse e hanno risvolti politici per cui la trattazione difficilmente rimane neutrale. L’arcivescovo a capo della Chiesa di Palermo si trovò stretto fra l’esuberanza dei Savoia foraggiati da potenze straniere, gli interessi dei Borbone regnanti, le istanze del popolo siculo, le pretese del Papa di Roma, contrapposte fazioni nel clero locale…
In un periodo di agitazioni civili e militari, per quanto fosse in suo potere, Naselli cercò anzitutto di salvaguardare pacificazione sociale e quiete pubblica, come ricordato da mons. Michele Angelo Raibaudi nel sermone funebre: Colla prudenza dei suoi modi egli ottenne stima e riguardi dalle autorità governative; né per questo ei prendeva parte ai pensieri ed alle voglie degli uomini, ma lasciava ad essi farsi i fatti loro; e stava solo attento alla grandezza della sua missione che era quella di salvar le anime, e mantenere intemerata dalla parte sua la santità delle leggi ecclesiastiche.
Il più meritevole risultato di Naselli lo si riconosce nella difesa formulata per la “rivolta del sette e mezzo” (12-22 settembre 1866), quando salvò la città da bombardamento e rappresaglia civile, desiderata dal generale piemontese Raffaele Cadorna; colui che fece arrestare l’arcivescovo di Monreale Benedetto d’Acquisto, fece occupare chiese e conventi, proibì che si suonassero le campane ed esponessero immagini sacre, fece sospendere le processioni e proibì ai frati di indossare l’abito religioso.
Nell’atteggiamento di Giovan Battista Naselli emerge chiaramente una linea di neutralità, secondo un atteggiamento riscontrabile in diversi contesti di storia della Chiesa. Anziché alimentare gli scontri, non parteggiare per nessuno nella vita civile di una nazione, limitandosi piuttosto a difendere con le armi del diritto e del senso civico il proprio essere e le proprie prerogative. Peraltro l’antica Legatia Apostolica entrò in crisi quando si ruppe l’equilibrio nei rapporti Stato-Chiesa, improntati a reciproca collaborazione nel cattolicissimo Regno delle Due Sicilie, contro ambiguità e controversia nell’orientamento anticlericale del Regno di Sardegna.
La figura di Naselli è soggetto dello studio pubblicato da ExLibris per Nicolò Lentini (Palermo 2021), con una prefazione del card. Salvatore De Giorgi: Mi congratulo con l’Autore e auguro che il suo pregevole volume abbia ampia divulgazione per favorire la conoscenza di un grande pastore non molto noto ma che ha molto onorato Palermo, prima come religioso e preposito esemplare nell’Oratorio all’Olivella, dove ho trovato sempre vivo il suo ricordo, e successivamente come zelante Pastore della nostra Chiesa palermitana, che nella Cattedrale ne ha accolto con grata memoria e venerazione le spoglie mortali nell’attesa della risurrezione.
Corrado Sedda