Storia della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana

Dalla Domus Studiorum dei Gesuiti a simbolo della indole intellettuale della Sicilia

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Il Collegio Massimo della Compagnia di Gesù a Palermo, oggi sede della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana “Alberto Bombace”, è quel grande edificio con annessa chiesa che si trova lungo corso Vittorio Emanuele a Palermo.

Un luogo di straordinaria rilevanza storica e culturale che non si trova lì a caso, infatti la collocazione tra “il palazzo Reale e il Municipio” è stata una precisa scelta strategica e in qualche modo politica. Per questo, la sua evoluzione è strettamente legata alle vicende della Sicilia e ai cambiamenti che lo hanno coinvolto nel corso di oltre quattro secoli. Tuttavia, dalla sua fondazione come “Domus studiorum” (Casa degli studi) fino alla sua configurazione attuale, l‘Istituto ha costantemente mantenuto la sua vocazione culturale e formativa, adattandosi alle trasformazioni politiche e sociali, spesso traumatiche, in cui è stato coinvolto.

Il periodo Gesuitico: La nascita di un Centro di sapere e conoscenza

Il sipario si apre nel lontano 27 novembre 1586, un giorno solenne in cui, alla presenza del viceré di Sicilia, Diego Enríquez de Guzmán e delle massime autorità del Regno, fu posta la prima pietra di quello che sarebbe diventato il Collegio palermitano. I Gesuiti, giunti in Sicilia pochi anni dopo la fondazione della loro Compagnia nel 1534, avevano una missione chiara: “servire a Dio e al suo Vicario… istruire la gioventù e propagare la fede”.

Il primo padre della Compagnia a risiedere in Sicilia fu Girolamo Domenech, giunto a Palermo nel maggio 1547. Fu lui a concepire l’idea di un Collegio per l’istruzione del clero in Sicilia, sebbene il primo e prototipo Collegio gesuitico in Sicilia, istituito per l’istruzione della gioventù, fu fondato a Messina nel 1548.

La Domus Studiorum, il Collegio Massimo dei Gesuiti

Biblioteca Centrale Regionale cortile
Cortile della Biblioteca Centrale Regionale PW

Il programma della Compagnia di Gesù prevedeva, nei grandi centri urbani, la costruzione di cinque edifici. Vennero chiamate “case” e non conventi, per sottolineare la convivenza familiare che si doveva respirare al loro interno. Ognuna della case aveva una funzione specifica: il Collegio, ovvero la Domus Studiorum dovea “assicurare serenità negli studi sia ai docenti che ai discenti non doveva avere preoccupazioni economiche, e anzi possedere proprie rendite, mentre le altre case dovevano vivere poveramente…”

Come abbiamo visto, il Collegio Massimo a Palermo sorse in una posizione di grande prestigio, “tra il palazzo Reale e il municipio” sull’asse principale della città, come esplicitamente dichiarato dalla Compagnia:”in altiore celeberrimaque civitatis regione, inter regium palatium et curiam praetorianam“.

Il suo programma culturale ed educativo era apertamente dichiarato già dall’incisione segnata sulla prima pietra: Domus studiorum. Ed infatti, incarnava il modello pedagogico gesuitico che mirava a formare la gioventù, in particolare le classi dirigenti siciliane, con un programma di lettere, filosofia e teologia impartito in latino. 

L’edificio, completato con sorprendente rapidità, divenne presto un crogiolo di sapere, ospitando vaste biblioteche, preziose collezioni d’arte, strumenti scientifici e raccolte naturalistiche. Persino spazi per rappresentazioni teatrali e musicali trovarono casa qui, rendendolo una vera e propria “insula” dedicata alla formazione, alle scienze e alle arti. Ma non solo, già da tempo si ipotizzava l’introduzione di una stamperia, con il Collegio che avrebbe assunto un ruolo centrale nella fornitura di libri per le biblioteche della Compagnia in tutta l’isola.

Nonostante le critiche laiche dell’epoca, che vedevano il modello pedagogico gesuitico, con la sua Ratio Studiorum, favorire l’allontanamento dai mestieri produttivi per l’illusione di un facile accesso alle alte cariche amministrative, l’influenza dei Gesuiti sulla formazione della classe dirigente siciliana fu profonda. Un’istruzione che univa sapere e fede, e la biblioteca divenne presto un punto di riferimento.

Modifiche e trasformazioni: la chiesa di Santa Maria della Grotta

Biblioteca Centrale Regionale facciata
La facciata della Chiesa della Grotta accanto alla Biblioteca Centrale Regionale PW

L’architettura del Collegio si sviluppò in un lungo arco temporale, così come la chiesa di Santa Maria della Grotta, annessa al complesso, che ha una storia complessa e antica che partiva da una originariamente abbazia basiliana fondata nel 1072. I lavori per la nuova chiesa, iniziati nel 1564 e perdurarono per oltre due secoli.

Nel 1632, il Rettore Giordano Cascini avviò una significativa trasformazione dell’edificio, con l’elevazione del terzo livello e l’acquisto di case per la costruzione del nuovo quadrilatero verso il lato occidentale: la “grande aggiunzione”.
Il Gran Salone del Collegio, sede di spettacoli e manifestazioni, veniva abbellito con complicate scenografie, tanto da essere un vero e proprio teatro. Le fonti ne descrivono la “struttura magnifica di singolare grandezza”. 

Un museo “prima dei musei”: il Salnitriano

Nel 1730, il gesuita Ignazio Salnitro dà vita al Museo Salnitriano, un nome che per molti suona sconosciuto ma che racchiude una filosofia avveniristica. Il suo motto, Techno-physio-tameum – “tesoro di arte e natura” – racconta tutto: non era solo una raccolta di oggetti, ma un vero e proprio progetto educativo. 

Al suo interno vennero raccolti fossili, strumenti scientifici, reperti naturali e opere d’arte, organizzati secondo precisi criteri formativi: una vera camera delle meraviglie che serviva da stimolo per la conoscenza. Tra i diversi personaggi che contribuirono alla crescita del museo va ricordato Melchiorre Spitaleri, che ampliò le collezioni e le rese fruibili con una logica quasi museologica moderna.

Il teatro, le accademie, le Congregazioni: un microcosmo culturale

Il Collegio non si limitava all’insegnamento. Ospitava accademie letterarie, come quella degli Agghiacciati, nata nel 1612, e spettacoli teatrali, spesso scritti dai padri stessi. La grande sala delle rappresentazioni, descritta come “di singolare grandezza”, veniva adornata per ogni occasione con scenografie spettacolari. 

Il crollo e la rinascita: l’espulsione dei Gesuiti

Nel 1767 tutto cambia. Con l’espulsione dei Gesuiti dal Regno di Sicilia, il Collegio Massimo viene abbandonato, saccheggiato, privato delle sue collezioni e del suo spirito originario. Ma proprio dalle sue ceneri nasce qualcosa di nuovo. Nel 1778 viene istituita la Regia Biblioteca, primo nucleo di quella che oggi conosciamo come Biblioteca Centrale. I locali vengono riadattati, e parte delle collezioni gesuitiche vengono utilizzate per costituire un fondo pubblico.

Intanto il Museo Salnitriano cambia volto e funzione, diventando museo archeologico e poi anatomico, fino a essere smembrato. Il suo spirito originario viene sacrificato sull’altare della razionalità illuminista.

Il ritorno dei Gesuiti e la definitiva trasformazione

Nel 1805 i Gesuiti tornano, ma è ormai chiaro che il mondo è cambiato. Il Collegio non recupera il suo antico splendore, anzi. Nel 1848, durante i moti rivoluzionari, viene trasformato in ospedale militare, e la biblioteca rischia la distruzione. Dopo l’Unità d’Italia, nel 1860, il Collegio viene definitivamente espropriato. La chiesa di Santa Maria della Grotta viene chiusa, parte del patrimonio viene trasferito, e gli spazi vengono spartiti: alla Regia Biblioteca, al Convitto Nazionale e al Liceo Classico Vittorio Emanuele II.

Una biblioteca che resiste al tempo

La vera protagonista di questa lunga storia diventa allora lei: la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, che porta oggi il nome di Alberto Bombace, illustre bibliotecario e promotore della sua modernizzazione. 

Nel corso dell’800 e del ‘900, la Biblioteca continua ad arricchirsi: acquisisce i fondi delle biblioteche claustrali soppresse (come quelle dei Cappuccini, dei Domenicani e di San Martino delle Scale), ingloba migliaia di volumi, si espande in tutti gli spazi del vecchio Collegio.

La grande sala lettura, trasformata già nel Settecento dall’architetto Venanzio Marvuglia, è un gioiello: oltre 40 metri di lunghezza, scaffali in legno di noce su tre livelli, e una citazione dorata di Cicerone che ricorda il valore degli studi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale subisce gravi danni, con crolli e distruzioni. Ma, ancora una volta, la biblioteca resiste. La chiesa di Santa Maria della Grotta viene trasformata in magazzino librario moderno, con scaffalature alte dodici piani, mentre si cerca di trovare un equilibrio tra le diverse anime dell’edificio.

Un presente in divenire

Studenti AI copilot

Oggi, la Biblioteca Centrale non è solo un deposito di libri antichi, è un polo culturale attivo, che promuove mostre, eventi, incontri e studi. È un luogo in cui la storia si intreccia con la tecnologia, dove puoi consultare manoscritti seicenteschi ma anche accedere a postazioni multimediali. Dove puoi leggere per diletto o fare ricerche accademiche. E c’è l’ambizione di ampliare i servizi, ridefinire gli spazi, valorizzare ciò che resta del patrimonio architettonico e restituire una maggiore unità e funzionalità all’ex Collegio.

Conclusione: la biblioteca un luogo speciale per chi ama la cultura

La Biblioteca Centrale della Regione Siciliana ancora oggi è un simbolo della indole intellettuale della Sicilia, della sua capacità di trasformare anche gli eventi negativi in nuove opportunità. Perché finché ci sarà chi entra con curiosità e rispetto, questa biblioteca continuerà a vivere, a custodire e a donare conoscenza, in linea con la sfida lanciata secoli fa dai Gesuiti: offrire una Domus Studiorum per chi ama la cultura.

Saverio Schirò

Servizi offerti dalla Biblioteca

Chiunque entri in questa Biblioteca scopre una gamma di servizi pensati per tutti i cittadini, studiosi e curiosi:

  • Consultazione in sede di libri, periodici, manoscritti e documenti antichi
  • Prestito locale, per portare a casa le opere disponibili
  • Postazioni multimediali per la ricerca e la consultazione digitale
  • Supporto alla ricerca bibliografica, grazie a personale esperto e disponibile
  • Mostre, eventi e iniziative culturali, che aprono il patrimonio al grande pubblico
  • Sale di lettura ampie e silenziose, immerse in una cornice storica
  • Cataloghi digitali, accessibili anche online, per pianificare la ricerca prima della visita

Informazioni utili

Indirizzo: Corso Vittorio Emanuele 429, Palermo

Orari di apertura: Lunedì – Giovedi ore 8.30 – 19.00; Venerdi 8.30 – 14.00
Orario Estivo: Dal Lunedì al Venerdì dalle 08.30 alle 13.30; Mercoledì dalle 08.30 alle 17.30.
Sabato – Domenica e festivi chiuso ( per gli orari dei singoli servizi, è consigliato consultare il sito ufficiale)
Sito web: Biblioteca Regionale di Palermo

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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