Palermo è ricca di ville e dimore nobiliari, che racchiudono migliaia di storie interessanti e che spesso ci soffermiamo a raccontare. Oggi tuttavia parleremo di un “Villino che non c’è”, o meglio di una villa di Mondello che era stata progettata e offerta come premio per un concorso del giornale “L’Ora”, ma che alla fine non fu mai realizzata.
Scopriamo perché.
Il catalogo della società belga

Come abbiamo raccontato in un precedente articolo, nel 1910 la zona di Mondello, fresca di bonifica, divenne terreno fertile per svariati progetti imprenditoriali. Il più massiccio fu quello della società belga Les Tramways de Palerme, che aveva il compito di trasformare i 280 ettari di terreno ricevuti in concessione, in una località turistica di lusso, con infrastrutture, servizi, stabilimenti balneari, ma soprattutto ville.
A questo proposito la società sviluppò un vero e proprio catalogo contenente i progetti di numerose ville in stile Liberty, molti dei quali realizzati dallo studio di Salvatore Rutelli, uno degli architetti più attivi dell’epoca.
Tutte le ville, identificate con nomi di donne, come in voga in quel periodo, erano in vendita, ma tra queste vi era un’eccezione. Si trattava del Villino de “L’Ora”, l’unico a non essere disponibile per eventuali acquirenti, nonché l’unico ad essere intitolato ad una società, ovvero l’omonimo quotidiano fondato da Ignazio Florio Jr.
Il villino, infatti, era stato commissionato proprio dalla famiglia Florio per conto del giornale palermitano, ma non per impiantarvi una sede, bensì come prestigioso premio di un concorso destinato agli abbonati.
Il concorso e la Targa Florio
Questa faraonica operazione di marketing fu ideata da Vincenzo Florio jr., fondatore e principale promotore della Targa Florio, la corsa automobilistica di durata più antica al mondo.
E proprio alla Targa Florio era legato il concorso che metteva in palio addirittura una villa a Mondello.
L’edizione del 1912 era particolare. Fino all’anno prima la gara si era svolta interamente tra i paesi delle Madonie, tuttavia le scarse condizioni del manto stradale, gli ampi dislivelli e i detriti sul tracciato, rappresentavano spesso un problema e un pericolo per i piloti, per questo si decise di operare un grande cambiamento.
La settima edizione della Targa Florio sarebbe stata il primo Giro di Sicilia, su un tracciato che, partendo da Palermo, attraversava tutte le città principali lungo la costa siciliana, con una deviazione verso le città dell’entroterra, Enna e Caltanissetta, per poi tagliare il traguardo di nuovo a Palermo.
Per promuovere il nuovo e rivoluzionario format, Vincenzo Florio decise di indire il grande concorso destinato agli abbonati del quotidiano L’Ora.
Si sarebbe aggiudicato il premio chiunque avesse indovinato il tempo impiegato dal vincitore per completare il giro.
La corsa fu un grande successo, con l’inglese Cyril Snipe e il suo copilota Pedrini che vinsero tagliando il traguardo in 23h37’19” a bordo della loro SCAT 25/35.
E il concorso?
Si aggiudicò il premio la Società Operaia di Mutuo Soccorso di Lampedusa, un vincitore che poco aveva a che fare con Mondello e che di una villa lì non avrebbe saputo cosa fare.
Fu probabilmente per questo motivo che il “villino de L’Ora”, già progettato in ogni dettaglio, non fu mai realizzato e fu sostituito invece con un più pratico premio in denaro.
Di questa curiosa storia, oggi ci resta solo un progetto disegnato su carta. Chissà come sarebbe stato, una volta realizzato.
