La storia del traffico a Palermo

Chi vive a Palermo conosce bene il traffico in tutte le sue forme e varianti. Insospettabilmente questo problema attanaglia la città da svariati secoli, ben prima che fossero inventate le automobili.

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Il traffico a Palermo è sempre stato una “piaga terribile”, per citare un famoso film di Roberto Benigni. Sebbene oggi la situazione del centro storico sia molto cambiata con l’introduzione della ZTL, il problema del sovraffollamento di mezzi risale a ben prima dell’invenzione delle automobili e le prime regolamentazioni conosciute risalgono addirittura al medioevo.

traffico a palermo

Per avere un quadro più chiaro della situazione, bisogna considerare che prima del 1600 il Cassaro (attuale via Vittorio Emanuele) era l’unica strada grande e retta di Palermo, e anche dopo l’apertura della via Maqueda, comunque il resto della città era un dedalo di viuzze e vicoletti tortuosi, difficili da percorrere con grossi mezzi di trasporto.
Per questo motivo in città era molto in voga l’uso delle portantine, anche dette Sedie Volanti, trasportate a mano dai servitori, nel caso delle seggette padronali appartenenti alle famiglie nobili, o dai cosiddetti seggettieri (anche noti come “Vastasi”) dai quali si poteva prendere la portantina a noleggio, un po’ come dei taxi umani.
In questo modo era più agevole muoversi per le stradine di Palermo, dove mezzi più grandi a trazione animale avrebbero faticato passare.

Per quanto riguardava le merci invece si faceva affidamento sull’uso di muli e cavalli da tiro, tuttavia questo riproponeva il problema della larghezza delle strade e della difficoltà di movimento all’interno del perimetro cittadino. Già nel 1330 si iniziarono a regolamentare le dimensioni massime dei carri che potevano entrare in città e anche le casse adibite al trasporto merci non dovevano eccedere una certa misura, anche nota con il nome di “carrozzata”.
Nonostante questi accorgimenti, i conducenti dei carri erano spesso indisciplinati e scorrazzavano impunemente per le strade, travolgendo talvolta i pedoni e arrecando danni agli edifici contro i quali spesso urtavano.

Tale situazione è ripotata in un documento del 1407, in cui i rappresentanti del Comune si rivolsero al re Martino I di Sicilia, affinché emettesse un ordine per disciplinare la circolazione. La supplica fu ascoltata e da allora i conducenti furono obbligati a condurre i cavalli con maggiore cautela e “trattenendo le briglie”.

Tali sistemi di trasporto rimasero quasi del tutto invariati fino alla metà del XVII secolo. Nonostante già nel ‘400 esistessero delle piccole “carrette” destinate al trasporto delle persone, tali mezzi di locomozione non registrarono alcun successo forse perché, a causa dell’assenza di una qualsivoglia ammortizzazione (l’abitacolo poggiava direttamente sull’asse delle ruote), le già pessime condizioni delle strade di Palermo dovevano sottoporre i passeggeri a non pochi fastidiosi scossoni.

La situazione cambiò verso la metà del ‘600, quando iniziarono a diffondersi le prime carrozze. Tali mezzi riscossero un enorme successo tra le famiglie nobili dell’epoca e iniziò una vera e propria gara a chi possedeva la vettura più lussuosa.
Questa corsa frenetica al nuovo sistema di trasporto causò presto un comprensibile sovraffollamento nelle strade della città anche perché, come detto, quelle “carrozzabili” erano ben poche e spesso erano occupate dalle carrozze da nolo ferme in attesa di clienti.

Nel 1720 il viceré Nicolò Pignatelli Aragona e Cortes, decise di intervenire una volta e per tutte nella regolamentazione del traffico di Palermo. Nei giorni di “passeggio” impose il divieto di sosta su tutto il Cassaro e sulla Strada di Mare (l’attuale Foro Italico), disponendo che i mezzi in transito si disponessero su due file, lasciando uno spazio centrale per la carrozza del viceré, praticamente la prima corsia preferenziale della città.
Nei giorni e nelle ore in cui non era previsto il “passeggio” era invece consentita la sosta sul lato destro del Cassaro, lasciando comunque lo spazio per il passaggio di due file di mezzi in transito.
Le pene per i trasgressori erano ben più severe di quelle odierne, visto che per i cocchieri era prevista una pena carceraria di tre anni, mentre i padroni della carrozza dovevano sottoporsi al giudizio del viceré, che poteva stabilirne le eventuali responsabilità e commisurarne la pena.

Nei secoli successivi la crescita del numero di carrozze, l’introduzione di mezzi pubblici come gli omnibus e le tramvie a cavallo, e la successiva comparsa dei primi mezzi a motore, non fece altro che aggravare la situazione, sino a raggiungere gli scenari caotici che ben conosciamo.

Nonostante siano passati i secoli, il problema del traffico a Palermo non ha mai cessato di causare grattacapi ai cittadini e alle autorità, tanto che il sovraffollamento di mezzi, le strade bloccate e la sosta selvaggia, ancora oggi sono un comune argomento di conversazione.

Fonti: Wikipedia.org
R. La Duca – La città Passeggiata

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile, redattore e fotografo di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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