Se in Turchia nomini Metin Oktay, vedrai milioni di occhi illuminarsi. Per molti non è solo un calciatore: è una leggenda, un’icona nazionale, il simbolo del Galatasaray e per tanti il più grande attaccante turco di tutti i tempi. In suo onore esistono statue, strade, parchi, impianti sportivi e perfino un intero quartiere di Ankara che porta il suo nome.
Del resto, stiamo parlando di un centravanti che ha segnato quasi un gol a partita per 15 anni, diventando il capocannoniere della Milli Lig per sei stagioni, amatissimo da un’intera nazione.
Una media da fuoriclasse mondiale, costruita tra le fila del Galatasaray, la squadra che ha sempre chiamato casa.
Eppure, non tutti sanno che nel luglio del 1961, nel pieno della sua carriera, decise di lasciare la Turchia. Destinazione: Italia, più precisamente per giocare nel neopromosso Palermo.
Un trasferimento sorprendente, una scommessa audace, un sogno internazionale.
Ma come andò davvero l’esperienza rosanero di Metin Oktay?
Scopriamolo.
L’inizio di una nuova avventura

È l’estate del 1961.
Il Palermo ha appena riconquistato la Serie A e si prepara a rientrare nell’Olimpo del calcio italiano. Serve un nuovo allenatore: quello della promozione, Fioravante Baldi, è stato clamorosamente esonerato tra il primo e il secondo tempo dell’ultima, decisiva sfida contro il Foggia (ma questa, come si suol dire, è un’altra storia).
La società punta su un nome esotico, fuori dagli schemi per l’epoca: Leandro Remondini, reduce da una lunga esperienza in Turchia, dove aveva allenato club importanti come Beşiktaş, Altay, Galatasaray, e persino la nazionale turca. Era la sua prima volta in Serie A.
In sede di calciomercato un nome saltò subito fuori dal taccuino del nuovo allenatore, un sogno, forse una pazzia, il bomber più rappresentativo del calcio turco: Metin Oktay.
Remondini lo conosceva bene. L’aveva allenato e ammirato da vicino. Oktay aveva debuttato giovanissimo con l’İzmirspor, dove a soli 18 anni mise a segno 17 gol in 18 presenze. Poi, il trasferimento a Istanbul e l’inizio della leggenda: con la maglia del Galatasaray aveva segnato 103 gol in 105 partite, diventando l’idolo di un intero Paese.
Ed è proprio quella leggenda che Remondini sperava di portare con sé, dalla sponda del Bosforo alle tribune della Favorita, per scrivere un nuovo capitolo, stavolta rosanero, nella sua straordinaria storia.
Perché una leggenda vivente del calcio turco, Metin Oktay, decise di unirsi a una neopromossa italiana come il Palermo, nel pieno della sua carriera?
La risposta, ancora oggi, non è del tutto chiara.
Probabilmente a convincerlo fu una combinazione di fattori: da un lato, l’influenza di Leandro Remondini, l’allenatore che lo aveva guidato al Galatasaray e che lo stimava profondamente; dall’altro, il fascino della Serie A, considerata all’epoca il campionato più competitivo e prestigioso del mondo, ben al di sopra della giovane lega professionistica turca appena nata.
Ma c’è dell’altro. A Palermo operava un uomo abile e decisivo: Totò Vilardo, il segretario rosanero, famoso per il suo fiuto nei colpi di mercato e capace di strappare talenti a club ben più blasonati. Fu lui, probabilmente, a tessere con pazienza i fili di una trattativa che nessuno credeva possibile.
Il 10 luglio 1961, Istanbul salutò in lacrime il suo idolo. Lo chiamavano “il Re senza corona”, e il suo trasferimento in Sicilia fece notizia da un capo all’altro del Bosforo.
Ad accoglierlo a Palermo c’era grande curiosità e un pizzico di incredulità. Ma fu una lettera, giunta da lontano, a raccontare meglio di ogni discorso quanto quel passaggio fosse sentito.
Gündüz Kılıç, l’ex allenatore e mentore di Oktay, scrisse personalmente al presidente rosanero Casimiro Vizzini, pregandolo di trattare Metin “come un figlio”.
In quella stessa lettera, si legge una frase che ancora oggi colpisce:
“Con lui non arriva solo un calciatore. A Palermo porterà l’affetto di 30 milioni di turchi.”
La parentesi di Metin Oktay in Rosanero
L’avventura di Metin Oktay a Palermo iniziò col botto.
Il 13 agosto 1961, alla sua prima apparizione in maglia rosanero, nell’amichevole contro lo Sporting Lisbona, siglò una doppietta che decise il 2-0 finale.
Meno di un mese più tardi, contro la SPAL, siglò anche il suo primo gol in Serie A e 10 giorni più tardi si ripeté contro la Roma all’Olimpico, segnando addirittura in rovesciata.
Sembrava l’inizio di una favola, tuttavia non tutto andò per il verso giusto.
Nonostante i primi gol del bomber turco il Palermo arrancava e dopo sole 5 giornate, Remondini fu affiancato da un co-allenatore, l’argentino Oscar Montez, con cui raramente condivideva la visione tattica. Questo fattore, unito ad una serie di piccoli infortuni, fece sì che Oktay perdesse gradualmente, ma inesorabilmente, la sua centralità nel progetto Palermo, che preferiva invece affidarsi a profili più esperti nella categoria.
A complicare tutto, ci si mise l’adattamento. Oktay non imparò mai l’italiano, viveva in una piccola stanza all’interno dello stadio, lontano dalla città e dalla gente, e comunicava con fatica persino con i medici che avrebbero dovuto curarlo. Il senso di isolamento divenne presto una costante nella sua breve parentesi siciliana.
Dopo qualche altra sporadica presenza e un altro gol segnato, la sua caviglia infortunata ebbe una ricaduta e Oktay finì ai margini della prima squadra.
Iniziarono a farsi insistenti le voci di un suo ritorno al Galatasaray e ancora una volta la macchina del calciomercato si mise in moto.
Il ritorno in Turchia
Ormai era chiaro a tutti: Metin Oktay non avrebbe avuto un’altra occasione con la maglia del Palermo.
I numerosi infortuni, le difficoltà di ambientamento e l’isolamento linguistico ne avevano profondamente condizionato il rendimento. Anche lo stesso calciatore, in cuor suo, sognava un solo ritorno: Istanbul, il Galatasaray, il club che l’aveva reso leggenda. Voleva tornare a essere il “Taçsız Kral”, il Re senza corona, come lo chiamavano in Turchia.
C’era però un ostacolo non da poco.
Oktay aveva firmato un contratto biennale, e il Palermo, che per averlo aveva sborsato 675 000 lire turche, di cui 300 000 andate al Galatasaray, non poteva certo permettersi di lasciarlo andare gratis. Il suo cartellino aveva un valore, e il club siciliano intendeva monetizzare.
Bisognava trovare una soluzione. Il giocatore voleva tornare, ma il Galatasaray esitava: anche per un campione del genere, una nuova spesa da 300 000 lire turche non era cosa da poco.
Fu allora che il solito Totò Vilardo tirò fuori uno dei suoi celebri conigli dal cilindro. Organizzò un’amichevole di lusso a Istanbul, tra Galatasaray e Palermo.
Appena l’aereo atterrò in Turchia, una folla oceanica si riversò in aeroporto. Oktay fu accolto come un figlio che torna da un lungo esilio: lacrime, applausi, bandiere ovunque. Lo stadio, ovviamente, era tutto esaurito.
Ma il momento più toccante arrivò poco prima del fischio d’inizio.
Lo speaker annunciò le formazioni e, a sorpresa, urlò il nome di Metin Oktay… tra i titolari del Galatasaray.
Il boato fu assordante. L’entusiasmo del pubblico esplose. Oktay giocò con la maglia giallorossa come se non se ne fosse mai andato. Al fischio finale, i tifosi invasero il campo e lo portarono in trionfo fino agli spogliatoi. Non c’erano più dubbi: il “Re senza corona” era tornato a casa.
Il presidente del Galatasaray, travolto dall’emozione collettiva, non poté far altro che cedere.
Versò al Palermo le 300 000 lire turche richieste dai rosanero, probabilmente raccolte anche grazie al contributo dei tifosi.
Così, nell’estate del 1962, Metin Oktay tornò ufficialmente a Istanbul.
Quello che a Palermo fu poco più di una meteora, in patria tornò a splendere più che mai: nei successivi sette anni, il “Taçsız Kral” segnò 285 gol in 298 presenze, guidando il Galatasaray a titoli, record e gloria imperitura.
Dopo la sua tragica scomparsa, avvenuta in un incidente d’auto nel 1991, la Turchia ha reso omaggio al suo eroe: statue, scuole calcio, stadi, vie e persino un intero quartiere di Ankara portano oggi il suo nome.
Ogni anno, migliaia di tifosi si recano in pellegrinaggio sulla sua tomba, come segno di rispetto verso un grande campione che, almeno per un po’, la nostra città ha potuto ammirare.
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Fonti: Wikipedia.org – Metin Oktay (vers. Turca)
FourFourTwo Turkey – 61 yıl önce bugün Metin Oktay, Palermo’ya transfer oldu
S. Geraci – Il Palermo da record che nel 61-62 cantava ‘Herrera cha cha cha’ – Su Repubblica.it