Zorbi, ricordo di un frutto dimenticato

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I Zorbi (sorbe o sorbole in italiano), sono un frutto antichissimo e un tempo molto diffuso in diverse aree della Sicilia. Sebbene si tratti di una pianta autoctona, facile da coltivare e i cui frutti hanno molte proprietà benefiche, oggi è diventato rarissimo, introvabile nei normali canali di distribuzione come fruttivendoli e supermercati, quindi difficilmente reperibile.

Scopriamo di più su questo particolarissimo frutto.

Caratteristiche

Il sorbo domestico è un albero della famiglia delle rosacee, caratterizzato da una crescita lenta ed una spiccata longevità (ne esistono svariati esemplari pluricentenari). Il suo legno duro e resistente è da secoli usato per fabbricare utensili, ma anche alcuni tipi di armi.

Una volta l’anno, questo albero produce dei frutti che dall’aspetto ricordano vagamente i suoi cugini, mele, pere e nespole e che in siciliano si chiamano appunto zorbi. La caratteristica che distingue questo particolarissimo frutto, è che al momento della raccolta non è commestibile, presenta infatti un eccesso di tannini che gli conferiscono un sapore asperrimo. Da qui anche il termine siciliano zurbusu, riferito in genere al sapore della frutta acerba.

Come si consumano allora?

Il frutto, in genere si raccoglie volutamente acerbo, visto che arrivando a piena maturazione alle soglie dell’inverno, risulta vulnerabile alle violente intemperie. Si usa quindi raccoglierlo un po’ in anticipo per poi iniziare la successiva fase di “ammezzimento”. Quest’ultima consiste nella conservazione dei pomi al chiuso, tipicamente dentro ceste o contenitori pieni di paglia.

Questo processo di maturazione e fermentazione, contribuisce a far diminuire i tannini, trasformando i zorbi in frutti morbidi e dolci che possono essere consumati durante tutto l’inverno e trasformati anche in confetture o in altre preparazioni.

Cenni storici

Le prime fonti storiche sui zorbi risalgono all’epoca degli antichi romani, anche se probabilmente il frutto è conosciuto e consumato sin dall’alba dei tempi.
Alcune culture del passato, soprattutto nord europee, attribuirono alla pianta e ai suoi frutti delle proprietà magiche, utilizzandone parti come portafortuna o piantando nuovi alberi nei pressi delle abitazioni per scacciare gli spiriti maligni.

Storicamente i zorbi sono stati anche un ottimo alleato nei periodi di carestia, visto che essiccandoli e macinandoli è possibile ottenere una sorta di composto farinoso, che poteva essere usato per la panificazione in aggiunta al frumento o ad altri cereali nel momento in cui questi ultimi scarseggiavano.

In Sicilia, il metodo di maturazione degli zorbi ha causato una particolare riflessione filosofica, sfociata poi nel proverbio Cu lu tempu e cu la pagghia si maturanu li zorbi, come per dire che per ottenere certi risultati occorrono tempo, pazienza e perseveranza.

Zorbi: proprietà nutrizionali

Zorbi (Sorbole) maturi

I zorbi sono caratterizzati da elevati contenuti di vitamina C e di acido malico, oltre che dalla presenza di vitamina A, B1, B2, B3 e una lunga lista di minerali come ferro, zinco, potassio e calcio.

Il loro sapore dolce è dovuto al sorbitolo (sempre derivato dal nome del sorbo), un particolare tipo di zucchero che non richiede insulina per essere metabolizzato, dunque adatto anche a chi soffre di diabete. Questa caratteristica, insieme al fatto che i batteri del cavo orale causa della carie non riescono ad utilizzarlo, fa del sorbitolo un ottimo dolcificante alimentare.

E voi li avete mai assaggiati?


Fonti: C. Baldoni – LE SORBE: RICCHE DI ANTIOSSIDANTI, AIUTANO IL SISTEMA IMMUNITARIO – Cibum.eu
Wikipedia.org – Sorbus domesticus
Wikipedia.org – Sorbitolo
L. Milanesi – Dizionario etimologico della lingua siciliana – Mnamnon 2015

Foto copertina: By © Jörgens.mi, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44632867

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

2 COMMENTI

  1. Ricordo perfettamente questo strano frutto. Intanto perché da piccoli lo raccoglievamo sempre non ancora maturo e mangiandolo lasciava la bocca con quel fastidioso sapore “zurbusu” che applichiamo a tutti i sapori similari (come i cachi non ancora maturi). E ricordo anche il modo di dire palermitano “See, i zuorbi” per indicare metaforicamente tutto ciò che era sgradevole!

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