Dalla grandezza alla demolizione: il destino di Porta di Termini

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Continuando il percorso ideale intorno alle mura dell’antica Palermo, parleremo adesso di un varco di accesso alla città oggi non più esistenti, ma un tempo particolarmente importante: Porta di Termini.
Era un’imponente porta che si ergeva a sud-est della città medievale, all’epoca cinta da possenti mura, punto di ingresso per chi proveniva dalla città di Termini Imerese, presso l’attuale via Garibaldi, di fronte il corso dei Mille.

Porta di Termini: un nome avvolto nel mistero

Ma perché si chiamava proprio “Porta di Termini”? Beh, qui le opinioni degli storici si dividono. Alcuni, come il famoso Tommaso Fazello, sostengono che il nome derivi dalla sua posizione strategica, lungo la strada che collegava Palermo a Termini Imerese. Altri, invece, come l’architetto Paolo Amato, ipotizzano che il nome derivi dalla presenza di terme e bagni nelle vicinanze, come quelli della Guadagna e di Maredolce.

Dalle origini normanne alle trasformazioni del XVI Secolo

Porta di termini come era un tempo

Le origini della Porta di Termini risalgono a un periodo molto antico. Sappiamo che la sua costruzione è legata alla dominazione normanna della Sicilia, e che la prima menzione ufficiale risale al 1171, in un atto di donazione di terreni al monastero di Santa Maria del Cancelliere in via del Celso. Inizialmente, la porta doveva essere una struttura piuttosto semplice, un unico arco in pietra che fungeva da varco d’accesso alla città.

Nel corso dei secoli, la Porta di Termini ha subito diverse trasformazioni, soprattutto a partire dal XVI secolo. In quel periodo, le mura cittadine vennero rafforzate con la costruzione di bastioni e orecchioni. Invece di un baluardo, in corrispondenza della Porta di Termini fu costruito un orecchione, una sporgenza arrotondata che rese le mura più spesse e trasformò il varco in una lunga galleria. Questi interventi furono necessari per adattare le difese alle nuove armi da fuoco.

La Chiesa di Santa Venera costruita sul bastione

Proprio sul bastione, sin dalla fine del XV secolo, sorgeva la chiesa di Santa Venera, costruita come ringraziamento per la fine di un’epidemia di peste. Con la costruzione del baluardo, la chiesa fu sconsacrata e a volte utilizzata come lazzaretto. Nel 1584, fu affidata alla Compagnia di Santa Maria della Consolazione, detta della Pace, che vi costruì un magnifico oratorio.

Leggende e miracoli alla Porta di Termini

Come ogni luogo antico e importante, anche la Porta di Termini era avvolta da un’aura di mistero e leggende. Si narra che nel 1493 il Senato Palermitano pose la porta sotto la protezione di Santa Venera, e che la santa intervenne per proteggere la città da un contadino proveniente da Siracusa, contagiato dalla peste.
Un altro evento miracoloso, che ha un sapore di magia nera, si dice sia avvenuto nel 1676. Durante la guerra che imperversava in Sicilia, i due fornici della porta vennero murati, ma si dimenticarono accesa una lampada davanti a un’immagine sacra nella galleria. Quando la porta fu riaperta, quasi due anni dopo, la lampada era ancora accesa.

La demolizione: un atto controverso

Purtroppo, la Porta di Termini, nonostante il suo valore storico e architettonico, andò incontro a un destino crudele. Nel XIX secolo, la sua posizione, vicina alla piazza della Fiera-vecchia, teatro di rivolte e sommosse, la rese un luogo scomodo per le autorità cittadine.
Nel 1852, su pressione dei nobili della Compagnia della Pace e del generale Carlo Filangieri, principe di Satriano, fu ordinata la demolizione della porta e dell’oratorio adiacente. La giustificazione ufficiale fu che ciò avrebbe facilitato l’accesso alla città in caso di future insurrezioni, impedendo ai rivoltosi di usare la porta come punto di raccolta.

La demolizione suscitò grande malcontento tra la popolazione. L’imponente prospetto settentrionale della Porta di Termini, numerato e smontato dallo storico Agostino Gallo nella speranza di poterlo ricostruire altrove, finì abbandonato e poi in discarica come macerie. Ironia della sorte, proprio da quel varco, otto anni dopo, i Mille di Garibaldi entrarono a Palermo, approfittando del punto debole creato nella cortina muraria.

La memoria di un luogo scomparso

Oggi, in via Garibaldi, un tempo via di Porta di Termini, rimane solo una piccola traccia delle antiche mura demolite. Ma la sua memoria sopravvive nelle cronache del passato, nelle leggende popolari e soprattutto nelle due lapidi commemorative che, pur commettendo un errore storico, ricordano l’ingresso dei Mille a Palermo.

Maria Angela Pileri

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Maria Angela Pileri
Maria Angela Pileri
Architetto e insegnante di tecnologie unisce l'amore per l'arte al rigore per la documentazione scientifica

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