Questa fiaba popolare siciliana, ci insegna che non sempre i soldi fanno la felicità e che anzi, le troppe ricchezze, possono diventare un’ossessione e condurre ad una vita infelice.
Per questo la scelta del servo, che preferisce rinunciare a tutte le ricchezze dei suoi padroni, diventa una morale sulla quale vale la pena riflettere.
Scopriamo insieme questa interessante storia.
La storia del tesoro di Don Vincenzo
C’era una volta, nella Sicilia del 1400, un ricco e potente signore chiamato Don Vincenzo. Egli possedeva molte terre, castelli e ville, ma la sua più grande passione era collezionare oggetti preziosi e rari.
Aveva una stanza segreta nel suo palazzo, dove custodiva il suo tesoro: monete d’oro e d’argento, gioielli, perle, corone, spade, armature, quadri, statue, libri e mappe. Don Vincenzo era molto orgoglioso dei suoi beni, ma anche molto geloso e diffidente. Non si fidava di nessuno, nemmeno dei suoi familiari e dei suoi servi. Per questo motivo, aveva fatto costruire una porta blindata con una serratura a combinazione, che solo lui conosceva.
Ogni giorno, si recava nella sua stanza segreta per ammirare il suo tesoro e contare le sue ricchezze.
Un giorno, però, Don Vincenzo si ammalò gravemente. Sentendo che la sua fine era vicina, chiamò il suo unico figlio, Don Francesco, e gli disse:
“Figlio mio, prima di morire voglio dirti una cosa molto importante. Sai che ho sempre amato il mio tesoro più di ogni altra cosa al mondo. Ma ora mi rendo conto che non posso portarlo con me nell’aldilà. Perciò, voglio lasciartelo in eredità, a patto che tu lo custodisca con cura e non lo sprecchi in vanità. Ti dirò la combinazione della porta della stanza segreta, dove si trova il tesoro. Ma devi promettermi di non rivelarla a nessun altro, nemmeno alla tua sposa o ai tuoi figli. Il tesoro è solo tuo, e devi difenderlo da chiunque voglia rubartelo”.
Don Francesco promise al padre di fare come gli aveva detto, e ascoltò attentamente la combinazione della porta. Poi, Don Vincenzo spirò, e fu sepolto con tutti gli onori.
Don Francesco ereditò tutti i beni del padre, ma non si curò molto delle terre, dei castelli e delle ville. La sua ossessione era il tesoro, che andava a visitare ogni giorno, seguendo le orme del padre. Anche lui era molto orgoglioso, geloso e diffidente, e non si fidava di nessuno.
Non si sposò mai, e non ebbe figli. Visse solo per il suo tesoro, che continuava ad arricchire con nuovi acquisti.
Ma un giorno, anche Don Francesco si ammalò gravemente. Sentendo che la sua fine era vicina, si rese conto che non aveva nessuno a cui lasciare il suo tesoro. Si disperò, e pensò:
“Che cosa farò del mio tesoro? Se muoio, chi lo erediterà? Non ho figli, né parenti, né amici. Tutti mi odiano e mi invidiano. Se lo lascio qui, qualcuno lo troverà e lo ruberà. Non posso permetterlo. Devo nasconderlo in un posto sicuro, dove nessuno possa trovarlo. Ma dove?”.
Allora, ebbe un’idea. Chiamò il suo fedele servitore, Giuseppe, e gli disse:
“Giuseppe, tu sei l’unico che mi sei rimasto fedele in tutti questi anni. Ti voglio affidare un compito molto importante. Prendi il mio tesoro, e portalo in un posto segreto, dove nessuno possa trovarlo. Ti darò la combinazione della porta della stanza segreta, ma devi giurarmi di non rivelarla a nessun altro, nemmeno a me. Il tesoro è solo tuo, e devi difenderlo da chiunque voglia rubartelo”.
Giuseppe promise al suo padrone di fare come gli aveva detto, e ascoltò attentamente la combinazione della porta. Poi, Don Francesco spirò, e fu sepolto senza nessun onore.
Giuseppe entrò nella stanza segreta, e rimase stupefatto dal tesoro che vide. Non aveva mai visto tanta ricchezza in vita sua. Pensò:
“Che cosa farò di tutto questo tesoro? Se lo porto via, dove lo nasconderò? E se qualcuno mi segue e mi scopre? E se il padrone si risveglia e mi chiede dove l’ho portato? Non posso rischiare. Devo lasciarlo qui, e dimenticarmene”.
Allora, ebbe un’idea. Prese una pala, e cominciò a scavare un buco nel pavimento della stanza. Ci mise dentro tutto il tesoro, lo ricoprì di terra e risistemò le pietre sul pavimento. Poi, uscì dalla stanza, e chiuse la porta a chiave. Si portò via la chiave, e la gettò in un pozzo.
Poi, se ne andò, e non tornò mai più, preferendo vivere una vita semplice ma felice, piuttosto che rivivere l’ossessione dei precedenti proprietari.
E così, il tesoro di Don Vincenzo rimase nascosto sotto il pavimento della stanza segreta, per molti e molti anni. Nessuno lo cercò, e nessuno lo trovò. Forse, è ancora lì, ad aspettare che qualcuno lo scopra. Chi lo sa?
Leggi anche: Il Pappagallo del Diavolo