Fiabe Siciliane: Il Pappagallo del Diavolo

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Oggi scopriremo un’antica fiaba siciliana, ambientata a Palermo in un’epoca non ben definita e tramandata oralmente attraverso le generazioni.
I protagonisti di questa storia sono una bellissima donna sposata e due uomini che se ne contendono le attenzioni, fino al punto che uno di loro scende addirittura a patti col Diavolo, il quale per fargli ottenere le attenzioni della bella, lo trasforma in un bellissimo pappagallo.

Scopriamo insieme questa storia.

La storia del Pappagallo del Diavolo

Una volta a Palermo viveva un bravo e ricco mercante, che aveva trovato una moglie bellissima che per giunta lo amava alla follia.
L’uomo un giorno tornò a casa piuttosto contrariato. Aveva appena saputo che a breve avrebbe dovuto intraprendere un lungo viaggio d’affari, ma non gli piaceva affatto l’idea di dover lasciare la bellissima moglie da sola per un lungo periodo, poiché gelosissimo.

Capita la situazione, la stessa moglie, che gli era totalmente devota, gli propose una soluzione estrema.
Gli disse di costruire una ruota su una parete, ovvero una piattaforma rotante su un perno centrale, come quelle che venivano utilizzate nei monasteri di clausura per ricevere le provviste dall’esterno, per poi inchiodare tutte le porte e le finestre, lasciandola chiusa dentro casa da sola con la serva.

Al mercante tutto sommato sembrò una buona idea e così, prima di partire, fece costruire il meccanismo rotante e inchiodò tutte le aperture, fatta eccezione per una piccola finestrella alta, che doveva servire per il ricambio d’aria.

Per un po’ la cosa funzionò. Un garzone ogni mattina passava a portare le provviste attraverso la ruota e la serva provvedeva a tutti i bisogni della bella padrona. Ma dopo un po’ la clausura iniziò a pesare e la donna a dare segni di cedimento. Così la serva le consigliò di prendere una scaletta e affacciarsi alla finestrella; prendere aria e vedere il via vai del Cassaro, le avrebbe sicuramente giovato.

E così fece.

Destino volle, che non appena la donna si affacciò, subito fu notata da due uomini, un notaio e un cavaliere, che per caso si trovavano lì di fronte.
Accorgendosi di essere stata vista, la moglie del mercante si ritirò immediatamente, ma ormai i due erano stati ammaliati dalla sua accecante bellezza, ed erano pronti a sfidarsi per le sue attenzioni.

Il notaio e il cavaliere iniziarono a discutere su chi fosse riuscito a parlare per primo con la donna e alla fine scommisero una considerevole somma: 400 onze al vincitore!
Il cavaliere cominciò subito ad ingegnarsi per trovare una soluzione a quel problema, conversando con i passanti e i vicini, che erano ben felici di dare preziose informazioni all’affascinante sconosciuto.

Sentendosi in svantaggio, allora il notaio decise di recarsi nelle campagne, per cercare un certo “cugino” (termine che il narrante dovrebbe accompagnare con il gesto delle corna, per indicare che in realtà si trattava del Diavolo).

Chiamatolo, questo si presentò all’uomo, il quale gli raccontò tutta la vicenda, della ragazza e della scommessa.
Il Diavolo (‘u virsèriu) gli chiese allora cosa avrebbe avuto in cambio di un aiuto. «L’anima» rispose senza esitazioni l’uomo.
E così l’accordo si fece.

Il Diavolo disse al notaio che lo avrebbe trasformato in un bellissimo pappagallo parlante. In questo modo, poggiandosi sulla finestra e lasciandosi catturare, sarebbe stato preso in casa, messo in una grande gabbia d’argento, e accudito dalla signora.

Aggiunse però il diavolo, di fare molta attenzione, perché il suo rivale si sarebbe avvalso dell’aiuto di una vecchia signora, che avrebbe tentato in ogni modo di convincere la donna ad uscire da casa, aspettandola fuori e facendogli dunque perdere la bella e la scommessa. Allora il pappagallo avrebbe dovuto iniziare ad agitarsi, fare baccano e strapparsi le penne, per attirare l’attenzione. Gli consigliò anche di raccontare una storia ogni qualvolta la donna fosse stata sul punto di uscire, poiché la sua curiosità l’avrebbe trattenuta.

Così avvenne l’incantesimo: «Uomo sei e pappagallo diventi!» disse il Diavolo. Il notaio si trasformò nello splendido pennuto parlante e volò a casa della donna, che lo accolse con gioia. Le serviva proprio una distrazione del genere.

Nel frattempo, il cavaliere si stava facendo in quattro per cercare di trovare una soluzione per parlare con la donna e vincere la scommessa. Mentre in preda allo sconforto si aggirava per le strade intorno alla casa, una vecchia impicciona volle sapere perché questo bel cavaliere si stava dannando tanto.
Dopo mille insistenze, alla fine l’uomo le rivelò come stavano le cose e la vecchia signora decise di dargli una mano.

Chiese all’uomo di comprare una cesta di frutti fuori stagione, che lei avrebbe portato alla donna per approcciarla.
Con il prezioso carico la vecchia si recò a casa della donna, dicendo di essere sua nonna. Dopo averle passato la frutta attraverso la ruota, le due iniziarono a chiacchierare. L’anziana iniziò allora il suo discorso, con lo scopo di persuaderla ad infrangere la clausura:

«Sei sempre chiusa in casa, ma almeno la domenica vai a sentire la messa?»

«E come dovrei sentirla chiusa qui dentro? »

«Male! Malissimo! Così ti danni l’anima! Oggi è festa, vieni con me a messa».

La donna, a sentire queste parole, stava già per convincersi ad uscire, allora il pappagallo cominciò a strepitare e strapparsi le penne per attirare l’attenzione. Poi le disse che se fosse rimasta, le avrebbe raccontato una bella storia.
La donna allora disse alla vecchia che non poteva andare con lei in quel momento, con una scusa la congedò e si fermò a sentire il racconto del pappagallo.

La settimana successiva, di nuovo la vecchia tornò per convincere la donna ad andare a messa, allora il pappagallo ricominciò a gridare e a dirle di non fidarsi della signora, che stava sicuramente tramando qualcosa. Poi le promise una nuova storia e la donna ancora una volta si convinse a restare.
La cosa andò avanti per tre settimane, fino a quando finalmente il marito della donna tornò e le porte e le finestre furono finalmente riaperte.

Quella sera a cena il pappagallo fu messo al centro della tavola durante la cena, perché il mercante potesse ammirarlo meglio. Il caso volle però che l’uccello accidentalmente urtasse la zuppiera, schizzando del brodo caldo negli occhi del padrone, il quale si inferocì e tentò di afferrarlo. Nel trambusto, il pappagallo volò su una credenza, facendo cadere un pesante vaso sulla testa dell’uomo, che cadde a terra morto. Subito dopo il pennuto scappò dalla finestra e recatosi nelle campagne pronunciò la contro-formula «Pappagallo sono e uomo divento», ritrasformandosi nel distinto notaio.

Tornato in città, l’uomo incontrò nuovamente il cavaliere, e gli disse che il marito della donna era appena morto tragicamente. Così i due si congedarono, senza più menzionare la faccenda. Nel frattempo però il notaio stava preparando la sua ultima mossa.

Rintracciata la madre della donna, si recò da lei per chiedere la figlia in matrimonio e la signora acconsentì. Dopo poco tempo si celebrarono le nozze e il notaio finalmente rivelò alla donna tutta la verità e che si era fatto trasformare in pappagallo solo per amore suo.
Qualche giorno dopo la coppia andò a cercare il cavaliere, al quale non restò che ammettere la sconfitta e onorare la scommessa.
Così i due vissero in ricchezza e felicità per il resto dei loro giorni.

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Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

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