Quello di sparare a zero sui politici è, dopo il calcio, lo sport preferito dagli italiani. Infatti nell’immaginario collettivo la politica e i suoi adepti sono considerati – a ragione – una casta privilegiata. A partire dai lauti stipendi, per non parlare di tutti i benefit di cui dispongono, non ultimo la possibilità di essere chiamati ONOREVOLI. Ma non intendo, in questo articolo, elencare tutti i difetti di questo ceto baciato dalla dea bendata, perché in realtà lo status e i privilegi di cui dispongono sono il risultato delle scelte “consapevoli” dei cittadini. Almeno che non si voglia pensare chi si siano scelti e votati da soli. Personalmente ho sempre considerato i politici “lo specchio fedele” dei propri elettore. Essi – nel bene, ma oserei dire più nel male – ci rappresentato e posseggono gli stessi cromosomi e gli stessi vizi di ciascuno di noi. Ebbene vorrei parlare degli elettori, o quanto meno di quella vasta platea di fustigatori e moralisti che ogni giorno smanetta sui social per inviare strali e improperi alla CASTA. Ma prima di parlare di loro vorrei fare un elenco approssimativo delle varie caste. Sono una CASTA i ricchi? Certamente. Per fortuna, per eredità, per intraprendenza o per latrocinio. I membri della Corte dei Conti sono una CASTA? Certamente. Addirittura prima di andare in pensione si aumentano il livello o addirittura diventano Presidenti per andare in quiescenza con gli emolumenti più alti. I manager di grandi imprese pubbliche o private, di Partecipate, o di banche sono una CASTA? Certamente. Alcuni di loro allo scadere del proprio incarico prendono lauti bonus di fine rapporto a prescindere dagli obiettivi raggiunti. I sindacati sono una CASTA? Certamente. Alcune figure apicali guadagnano fino a 300.000 euro all’anno, e molti di loro sfruttano lo stesso sindacato per fare carriera o per sistemate parenti e amici. I dipendenti della Regione Sicilia sono una CASTA? Certamente. I loro stipendi sono medialmente più alti di quelle statali. Per non parlare degli stipendi dell’ARS, perfino quello di un passacarte o di coloro che spostano le sedie degli assessori fanno arrossire un semplice ingegnere dell’ENEL. I Cardinali sono una CASTA. Certamente. Alcuni di loro vivono beatamente fra le mura dorate del Vaticano e basta fare il nome di Bertone per farcene un’idea. Vogliamo forse dire che la maggior parte dei figli di avvocati, medici, imprenditori, funzionari non siano (a modo loro) una CASTA? Certamente lo sono. A prescindere dalla fortuna di essere nati in un ambiente privilegiato, hanno più mezzi, più opportunità e più armi per districarsi nell’impervia scalata che li accompagnerà nella ricerca o nella conquista di un posto di lavoro. Anche all’atto della nascita si crea inconsapevolmente una CASTA? Certamente. Predestinazione, Dio, il fato, il destino o il caso possono decidere se farti nascere in un quartiere popolare di Palermo o in via Libertà. E si potrebbe continuare all’infinito e mi scuso in anticipo se ho nominato alcune categorie rispetto ad altre che sicuramente ognuno di noi è in grado di individuare. Ma mettiamo da parte il mondo variegato dei così detti privilegiati e passiamo alla “gente comune”, che poi è la stragrande maggioranza degli elettori che decide le sorti un’elezione. Quanti di noi poveri mortali avranno chiesto l’aiutino ad un politico o ad un funzionario. Magari per un concorso per se o per i propri figli? Magari per accontentarsi anche di un incarico precario o per essere inserito nella graduatorie dei PIP? Quanti di noi non avranno mai chiesto un favore per anticipare una visita in ospedale, o saltare il turno in qualche ufficio. Quanti di noi si sono rivolti al politico locale, magari per scalare la graduatoria all’asilo nido, o magari per essere inserito nei lavori socialmente utili? Quanti curricula spediti a centri commerciali o a varie ditte, magari accompagnati da referenti , o da un nome altisonante che possa farti inserire in una corsia preferenziale? E per finire, visto che siamo partiti dalla super CASTA dei politici mi chiedo: quanti di noi elettori hanno votato un politico locale, regionale o nazionale, non per la levatura morale dello stesso o per gli ideali di cui esso stesso era portatore, ma semplicemente per promesse che avrebbero favorito interessi personali o familiari e che non hanno niente a che spartire con il BENE COMUNE? Pensate che non sia il caso, da parte di tutti, di fare un bell’esame di coscienza, guardarsi allo specchio e dover ammettere che più o meno facciamo il gioco della CASTA o addirittura siamo la CASTA STESSA?
E si, perché se almeno una volta ci siamo rivolti a qualcuno per ottenere qualcosa che ci spettava di diritto o raggiungere un traguardo o un obiettivo che potevamo raggiungere solamente con le nostre forze o capacità, non potremo mai arrogarci il diritto di affermare o gridare che la CASTA POLITICA è cosa altra da NOI.
Giuseppe Compagno dicembre 2016