Mary miniatura Dopo l’unità d’Italia, la notevole crescita demografica di Palermo e il conseguente sviluppo urbanistico della città favorirono la formazione di numerose fornaci di laterizi che sorsero non solo nelle aree tradizionali, ma anche nella borgata di Acqua dei Corsari di Palermo dove era facilmente reperibile l’argilla. In quest’area il cav. Giuseppe Puleo (1839-1918) costituì nel 1878 una nuova fabbrica dotata di moderne attrezzature dove impiegò 90 operai, provenienti per la maggior parte dalle provincie di Milano e Chieti.operai La fornace di Acqua dei Corsari, che ottenne medaglie ed onorificenze, è una delle ultime testimonianze del sistema industriale tra ‘800 e il ‘900. La produzione annua era notevole, milioni di pezzi fra mattoni, tegole, tavelline, volterranee, listelli, canali, fumaioli ecc.; Laterizi logo_Asenza contare la produzione di vasellame e dei manufatti in cemento con scaglie delle migliori cave, come scaglia bianca, grigia, bianca su fondo rosso, verde e gialla ecc. tutta la produzione avveniva in capannoni per la produzione in più magazzini e due palazzine per uffici che prospettano sulla strada con una superficie totale coperta di 12.000 mq su un’estensione di terreno di 29.800 mq. Il ciclo di produzione era continuo e presentava un certo grado di meccanizzazione, ma le condizioni di lavoro erano pesantissime per le elevate temperature dei forni in cui lavoravano gli impilatori di mattoni, fatti a mano. biahofszQuesto, risulta essere il più antico e vasto complesso della provincia di Palermo, due fornaci Hoffman di 16 celle ciascuna rispettivamente con una capacità di 6000 pezzi. Gli inventari rogati dal notaio Emanuele Provenzale tra il 20 dicembre 1918 e il 30 agosto 1919 in seguito alla morte di G. Puleo e le testimonianze raccolte consentono di ricostruire le varie fasi di lavorazione all’interno della fabbrica. L’argilla veniva cavata nel terreno di Villa Amanda, o popolarmente Villa Manna trasportata con carretti nello stabilimento che si trovava nel fronte opposto della strada. nel corso della fase successiva, detta prelavorazione, la materia prima veniva sottoposta ad una serie di operazioni, che con l’ausilio di mulini e macchine a vapore la rendevano adatta alla formatura del prodotto che si voleva ottenere. I mattoni forati si realizzavano con apposite macchine, mentre per il resto si usavano stampi di legno, forme di gesso, torni e in alcuni casi si modellava a mano, come testimonia la presenza di un tavolo per scultore. 1 (30)Dopo l’essicazione seguiva la cottura, che avveniva in due forni a fuoco continuo, a cisterna Hoffmann. Questi forni, assolutamente rivoluzionari per l’epoca, consentivano un’assoluta rivoluzione dei consumi termici, ma richiedevano l’assistenza perenne degli operai e degli impiegati, che spesso non riuscivano ad ascoltare la Santa Messa per la distanza e la ristrettezza dell’unica chiesetta, che trovasi all’Acqua dei Corsari. L’industria, per questa ragione indirizzò il 9 febbraio 1886 una lettera all’Arcivescovo, dove chiese ed ottenne di potere erigere nel proprio stabilimento una cappella. Dopo la cottura i pezzi difettosi venivano gettati in mare, mentre il resto della produzione era messo in commercio presso il punto vendita della Cala. La crisi, causata dalla prima guerra mondiale provocò la chiusura dello stabilimento, che rimase inattivo dal 30 novembre 1915. Dopo tre anni, il 20 settembre 1918, morì il cav. G. Puleo, che lasciò in eredità il suo cospicuo patrimonio ai sei figli. Tre di questi, ovvero Grazia, Maria e Roberto, il 5 maggio 1921 vendettero la propria quota della fabbrica, di Villa Amanda e del punto vendita della cala ai fratelli Gioacchino, Giuseppe, Salvatore, Cosimo, Luigi e  Agostino Di Fazio. Copertina_AI fratelli Di Fazio appartenevano ad una famiglia impegnata nella fabbricazione di laterizi da almeno 3 generazioni ed era gente volenterosa, d’ingegno ma anche irascibile, un difetto che costo la vita al nonno Gioacchino, che possedeva un paio di fabbriche allo Stazzone. Alcuni briganti gli tesero un agguato al bivio di Monreale, donde ritornava con la figlia Vincenza, che era educanda dalle suore. All’intimidazione o la borsa o la vita fu accecato dall’ira e malgrado la minaccia degli schioppi reagì menando frustate contro i malfattori. Morì centrato in fronte da una pallottola, come si poteva osservare sino a qualche anno fa alle catacombe dei Cappuccini, dove il suo corpo era esposto. Il padre Simone, che si distinse in famiglia, sposò la monrealese Dorotea Fontana, che, dovendo provvedere da sola alla numerosa famiglia, spinse energicamente la prole a trovare presto lavoro. Le esortazioni materne andarono a buon fine e così i figli costituirono una fabbrica a Ponte Ammiraglio, comprarono quella ad Acqua dei Corsari e un’altra a S. Agata Militello. Durante la costruzione dei primi due, che sorsero nel 1902 in via Oreto, perse tragicamente la vita il fratello Antonio appena diciottenne, che audacemente salvò un operaio dal crollo di un muro. Nel 1934 fu costruito il palazzo in via Libertà ad angolo con via D’Annunzio, dove attraverso l’ampio uso di mattoni s’intese creare un’esposizione permanente della produzione. La ditta, che ottenne il diploma d’oro e la medaglia d’oro alla Fiera campionaria di Tripoli del 1939, produceva, secondo un listino prezzi degli anni ’60, numerosi tipi di laterizi con lavorazione sia a macchina, che a mano e vasi da fiori comuni e artistici. Nello stabilimento ad Acqua dei Corsari, che era stato dotato di forni per calce, si fabbricavano dal 1962 anche mattoni di cemento e segati di marmo. La fabbrica chiuse nel 1975. La cava di Villa Amanda era ormai esaurita e l’argilla, per breve tempo, fu estratta a Vicari, ma il costo del trasporto, la necessità di sostituire i macchinari ormai obsoleti, il disinteresse di molti dei numerosi eredi causarono la sospensione dell’attività. Il complesso, oggi gravemente degradato, è stato incluso fra i beni isolati del Piano Territoriale Paesistico Regionale, premessa per l’elaborazione di un’adeguata strategia mirata alla sua tutela e valorizzazione. Speriamo tuttavia che questa non inquieti il fantasma, che molti operai, secondo Salvatore Di Fazio, avrebbero visto aggirarsi per la fabbrica ed ormai in solitudine da oltre cinque lustri. A conclusione vorrei avanzare, sia pur celia, un’ipotesi sull’identità dello spettro. Ai tempi di Piddu Puleo, secondo un testimone, un operaio fu assassinato da un collega, che fu assicurato alla giustizia con un espediente: il commissario intervenuto ordinò che tutti gli operai si disponessero in fila e, avendoli osservati attentamente uno ad uno, affermò: io so chi è l’omicida, perché la sua camicia è ancora sporca di sangue! Uno di questi, ingenuamente, si chinò per guardarsi, dichiarando così la propria colpevolezza. Forse il pover uomo, trapassato violentemente dalla vita alla morte, non si è riuscito a distaccare dal luogo, dove ha trascorso gli ultimi momenti della propria esistenza, rimanendovi indissolubilmente legato.

Tratto da: I.S.S.P.E. a cura di Marcello Messina
Tesi di laurea: Palermo, la costa e la “Mattoneria a Vapore Puleo”, riuso e riqualificazione: un istituto d biologia Marina, di: Pietro Mauro, Maria Angela Pileri; relatori Marcello Panzarella, Antonella Mamì.

7 COMMENTI

  1. Articolo interessantissimo, peccato che, dopo aver copiaincollato, lei abbia dimenticato di scrivere che l’autore dell’articolo è Marcello Messina.
    Cordialmente.

    • Cara Valentina,
      l’articolo è tratto, come da lei constatato, da: I.S.S.P.E. a cura di Marcello Messina, ma fa parte di un capitolo della mia tesi di laurea risalente all’anno accademico 2003/04, che può trovare nella facoltà di architettura di Palermo. Avrò cura di pubblicare la bibliografia completa.
      Distinti saluti

      • A questo punto sarebbe stato più interessante leggere il capitolo della sua tesi invece di rileggere “La mattoneria a vapore del cav. Puleo”. L’argomento è indubbiamente interessante e a tal proposito ho letto che il prossimo 8 novembre alle 17.30 presso l’ex Deposito S.Erasmo si inaugurerà una mostra sull’archeologia industriale di Palermo. Certa di averle dato un’informazione utile, attendo con ansia il suo articolo sulla fabbrica Puleo-Di Fazio.
        Cordialmente.

        • Carissima Valentina, sarebbe molto interessante conoscere nel dettaglio tutta la storia della mattoneria, ma come puoi capire questo esula dallo spirito del Sito che deve essere piuttosto leggero e sintetico. Certo per ogni argomento esisteranno testi e superesperti che ne sanno di più ma questo è nella natura delle conoscenze. Per i più le notizie e le informazioni sono lette per la prima volta, ci dispiace se qualcuno, più esperto, le troverà scontate e insufficienti.
          Grazie per averci visitato e dato queste informazioni che divulgheremo nel Portale, e nell’occasione ti invitiamo a scrivere qualcosa anche tu e noi volentieri la pubblicheremo.

          • Gentilissimo Saverio Schirò se lo spirito del vostro sito è prendere materiale scritto da altri e apporvi le vostre firme, siete liberi di farlo. Ma non lamentatevi se poi vi si fa notare chi è il vero autore dei vostri “articoli”. E se non ne fosse al corrente, sappia che solo dopo il mio primo commento la Dottoressa Architetto Maria Angela Pileri ha aggiunto la scritta “Tratto da: I.S.S.P.E. a cura di Marcello Messina”
            Buona fortuna per il vostro sito.
            Cordialmente.

  2. Aggiungo, inoltre, che se la storia della famiglia Di Fazio termina con i mattoni, prosegue con le “caponate”.. Dorotea Di Fazio, figlia di Agostino ha sposato Gaetano Contorno, e con i figli ha portato avanti un’altra piccola ma importante realtà palermitana.. le industrie alimentari Contorno. L’azienda di famiglia da quasi 100anni si trova nella zona di brancaccio e dá lavoro a parecchie famiglie della zona.

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