Quando a Palermo si facevano i mattoni

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Oggi è un ecomostro nella borgata di Acqua dei Corsari, ma un tempo, quando a Palermo si facevano i mattoni, era una delle più moderne fabbrica di laterizi d’Italia.

La nascita della Mattoneria a vapore Puleo

Risale al 1878 uno dei più vasti complessi industriali della provincia di Palermo: la Mattoneria a vapore Puleo nella borgata di Acqua dei Corsari. Fondata dal Cavaliere Giovanni Puleo, la fabbrica ebbe riconoscimenti con medaglie e onorificenze per la qualità dei manufatti e per i processi di produzione, innovativi per l’epoca.
Oggi sono rimasti solo dei ruderi a testimoniare il grande complesso industriale, ma a quel tempo era annoverato come impresa di punta nel campo delle ceramiche, con la produzione di una vasta gamma di tipologie di laterizi che nella Palermo di fine 800, in grande espansione, trovarono un larghissimo impiego nelle costruzioni e nelle rifiniture. 

La fabbrica, al momento di massima espansione, ricopriva una superficie di circa 2500 mq lungo la litoranea Messina Marine, con gli edifici costruiti a più riprese ed oggi in profondo degrado. Tuttavia il luogo non ha perduto il suo fascino con quel che rimane ancora in piedi e soprattutto le alte ciminiere, scheletri di un tempo passato, che si possono vedere anche dal mare.

Le fasi di lavorazione e produzione

Il centro industriale di produzione dei laterizi della Mattoneria Puleo partiva dall’estrazione della materia prima, fino alla realizzazione di numerosissime tipologie di prodotti edili di alta qualità e resistenza, ma anche vasi comuni e artistici, mattoni in cemento e segati di marmo. 

Le fasi della lavorazione partivano dall’estrazione dell’argilla dalla vicinissima Villa Amanda che si trovava proprio di fronte la fabbrica, lato monte. L’argilla estratta veniva trasportata con i carretti, veniva purificata dalle impurità e mescolata con altre componenti in modo da renderla sufficientemente elastica per la lavorazione. Quando l’impasto era pronto  veniva “lavorato” con diverse modalità per ottenere il prodotto finale: si potevano adoperare stampi di legno o di gesso, per le forme standardizzate; torni in legno per le forme più elaborate e lavorazione fatta a mano, per i pezzi più pregiati. I mattoni forati, invece, venivano realizzati con apposite macchine che restituivano le forme che conosciamo, più altre particolari, oggi non più prodotti. Dopo la cottura i pezzi venivano messi in commercio nel punto vendita che si trovava presso la Cala di Palermo.

Quando a Palermo si facevano i mattoni: i mattoni
Laterizi abbandonati all’interno della fabbrica

Di questi pezzi lasciati ad essiccare vi è tutt’oggi una ricchissima testimonianza all’interno dei capannoni, pezzi che traggono d’inganno, all’apparenza hanno l’aspetto di laterizi pronti all’uso, tranne per il colore grigio/marrone che ne svela la vera natura, infatti sono estremamente fragili: basta un minimo urto per ridurli in polvere.  

Quando a Palermo si facevano i mattoni: pianta del forno Hoffmann

Le fornaci contavano una capacità di 6000 pezzi e la produzione era a ciclo continuo grazie ai forni Hoffman che consentivano una circolazione dell’aria calda e fredda tale da non fermare mai la produzione. Ciò consentiva un gran risparmio termico, ma gli operai erano costretti ad un lavoro talvolta massacrante: impilare a mano i mattoni, lavorare in condizioni pessime a causa delle elevate temperature dei forni; fasi di lavorazione serrate che richiedevano un lavoro ininterrotto. Pensate che, per favorire il precetto domenicale, nel 1886 fu chiesta e ottenuta l’autorizzazione alla costruzione di una cappella all’interno della fabbrica per permettere agli operai e agli impiegati di partecipare alla Santa Messa. 

Dalla Mattoneria a vapore Puleo alla Premiata ditta fratelli Di Fazio

Nei tre anni della prima guerra mondiale la fabbrica rimase chiusa e a settembre del 1918, a 77 anni moriva il Cavaliere Puleo. Tutto il patrimonio andò ai sei figli, che tre anni dopo vendettero la fabbrica ai fratelli Di Fazio, già nel settore da diverse generazioni.

Negli anni seguenti i Di Fazio espansero l’attività realizzando uno stabilimento di manufatti in cemento e segati in marmo, una fabbrica a Ponte Ammiraglio, un’altra a S. Agata Militello ed alcuni palazzi in città, come testimoniato da un opuscolo degli anni ‘50-60 trovato tra le macerie della fabbrica: 

Riduce al massimo ferro cemento, elimina legname e risparmia tempo” riporta il dépliant originale dell’epoca.
Gli uffici vendita erano in via Cala n° 110 mentre il magazzino si trovava a Piazza Fonderia.

Il declino e la fine di tutto

Non è molto chiaro quale fu la causa del declino di una attività così florida. Certamente l’esaurimento della cava di argilla di Villa Amanda ebbe la sua parte: l’argilla venne reperita da altre cave, come quella di Vicari per esempio, ma i costi in questo modo aumentarono sia per l’acquisto della materia prima, sia per il trasporto. Altre cause potrebbero essere ricercate nella scarsa attitudine dei numerosi eredi che, come spesso accade in questi casi, non mettevano lo stesso impegno dei predecessori. Il Patrimonio fu dilapidato? Non lo sappiamo, sappiamo però che nel 1975 la fabbrica chiuse definitivamente, rimase abbandonata e così è rimasta fino al giorno d’oggi.

Conclusione

Nell’ipotesi di un piano di sviluppo della zona costiera in modo da restituire ai cittadini ed ai turisti un rapporto col mare che negli anni è andato via via perdendosi, il recupero della fabbrica e di quest’area potrebbe diventare una risorsa per la città. Progetti in questa direzione ne sono stati fatti, ma purtroppo rimasti solo nella carta. Qualcosa è stato fatto, a partire dalla bonifica del mare e della costa di Romagnolo e speriamo che l’iniziativa abbia un seguito e includa l’antica Mattoneria a vapore Puleo che potrebbe diventare un polo di attrazione turistico.

Per approfondire:

Pietro Mauro, Maria Angela Pileri, Palermo, la costa e la “Mattoneria a Vapore Puleo”, riuso e riqualificazione: un istituto d biologia Marina, Università degli Studi di Palermo, Facoltà di Architettura, tesi di Laurea 2003-2004

Marcello Messina,  La mattoneria a vapore del cav. Giuseppe Puleo di Marcello Messina, in  Rassegna Siciliana Numeri Rassegna Siciliana Rassegna Siciliana di Storia e Cultura – N. 17

 

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Maria Angela Pileri
Maria Angela Pileri
Architetto e insegnante di tecnologie unisce l'amore per l'arte al rigore per la documentazione scientifica

2 COMMENTI

  1. Aggiungo, inoltre, che se la storia della famiglia Di Fazio termina con i mattoni, prosegue con le “caponate”.. Dorotea Di Fazio, figlia di Agostino ha sposato Gaetano Contorno, e con i figli ha portato avanti un’altra piccola ma importante realtà palermitana.. le industrie alimentari Contorno. L’azienda di famiglia da quasi 100anni si trova nella zona di brancaccio e dá lavoro a parecchie famiglie della zona.

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