Il culto di sant’Agata a Palermo: storia, leggende e curiosità

Agata la santa "buona"!

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Lo sanno tutti: sant’Agata è la patrona amatissima della città di Catania e il 5 febbraio di ogni anno viene ricordata con una grande festa. Tuttavia, non tutti sanno che la santa insieme a santa Ninfa, santa Cristina e sant’Oliva, per diversi secoli è stata patrona di Palermo e venerata con un culto importante.

L’amore e la devozione dei palermitani per questa santa ha radici molto antiche: quattro chiese le sono state dedicate e poi due porte della città e innumerevoli statue e dipinti, sparsi in molte chiese cittadine.
In parte perché a lungo è stato ritenuto che sant’Agata fosse nata a Palermo, ma nonostante la notizia sia frutto di un errore di alcuni agiografi, la sua figura così dolce e commovente merita tutta la nostra stima e venerazione indipendentemente dai suoi natali. 

Chi era sant’Agata?


Guido Cagnacci 
, via Wikimedia Commons

La storia di questa fanciulla è tratta da documenti che purtroppo hanno un valore storico piuttosto relativo, perché sono vicende molto antiche, spesso “arricchite” da leggende popolari che la mostrano come un monumento della fede, operatrice di miracoli di cui alcuni piuttosto improbabili. Tuttavia è certo che questa ragazza sia esistita, come attestano fonti antichissime, ed è commovente leggere la sua storia che ha affascinato i cristiani di ogni tempo. 

Nacque probabilmente nel 229 d.C, in una Catania governata dai romani, dove era già esistevano comunità di fede cristiana. Regnava a quel tempo l’imperatore romano Gaio Decio, un generale illirico, eletto per acclamazione dalle sue legioni nel 249, in un momento di grave crisi dell’Impero di Roma. Nel tentativo di risollevare le sorti dell’impero, Decio si affidò ad un ritorno alle tradizioni con la promozione della religione romana a dispetto dei nuovi culti praticati nelle varie regioni, tra i quali il cristianesimo. 

A marzo del 250, Decio emise un editto che ordinava a tutti i cittadini dell’impero di offrire un sacrificio pubblico agli dei e all’imperatore: un Libellum scritto certificava l’avvenuto sacrificio. A coloro che si rifiutarono di obbedire all’editto fu mossa accusa di empietà, che veniva punita con la confisca dei beni, l’arresto, la tortura e la morte. Cominciò così una nuova persecuzione per i cristiani e la defezione di molti di essi che per paura della morte rinnegarono la loro fede: furono etichettati come lapsi e aprirono il grande dilemma della loro reintegrazione, quando alla fine delle persecuzioni chiesero di essere riammessi nelle Comunità.

La vita di Agata si concluse proprio in quel periodo, esattamente il 5 febbraio del 251, quando aveva appena 21 anni, a pochi mesi dalla morte di Decio avvenuta il primo luglio dello stesso anno.
Secondo la tradizione, Agata doveva essere una ragazza bellissima e di nobile famiglia: alta e aggraziata, dai fini lineamenti e un cuore generoso che spiega anche l’origine del suo nome, “Agata”, che in greco significa “buona”.  Probabilmente era una diaconessa e con l’abito bianco ed il velo rosso sul capo (il flammeum) doveva servire ai bisogni della giovane comunità cristiana. 

Non sappiamo come e quando il proconsole Quinziano l’abbia notata, ma è certo che la fanciulla dovette attirare le sue attenzioni e lui, uomo autoritario e spietato, provò a circuirla. Ma la ragazza si rifiutò per fedeltà alla sua consacrazione. Si racconta di un tentativo subdolo di piegarla ai suoi desideri affidando Agata ad una tale Afrodisia, una cortigiana dedita al culto dionisiaco, forse un modo elegante di chiamare la tenutaria di un lupanare (bordello)! Evidentemente con scarso successo visto la “restituzione della ragazza” dopo appena un mese. All’ennesimo rifiuto di Agata, la vendetta di Quinziano si scatenò sulla giovane innocente, processata come cristiana e seviziata nei modi più barbari e crudeli che la cattiveria umana possa immaginare, fino al taglio dei seni con le tenaglie e la bruciatura sui carboni ardenti che le costarono una morte atroce. 

Sant'Agata simulacro

La devozione per questa ragazza vergine e martire si sviluppò precocemente e diffusamente, arricchita da storie e leggende di miracoli, tra cui i poteri del suo velo rosso scampato dal fuoco al momento del martirio: “il velo di sant’Agata” che sin dall’anno seguente, il 5 febbraio del 252, venne portato in processione per arrestare una minacciosa colata lavica che scendeva verso Catania, e da quel momento diventò una delle reliquie più preziose, portata più volte in processione ogni qualvolta le eruzioni dell’Etna hanno minacciato la città.
Da allora s. Agata divenne patrona di Catania, protettrice contro le eruzioni vulcaniche e gli incendi ed ovviamente di tutte le donne con problemi al seno. I suoi attributi sono il giglio della purezza, la palma del martirio, le tenaglie, i seni recisi su un piatto, la torcia o candela accesa. In alcune statue è rappresentata con un libro aperto.

Il culto per sant’Agata fu talmente grande, che in tantissime diocesi in diverse parti d’Europa sorsero chiese a lei intitolate, ma naturalmente è Catania il centro dove il culto è più sentito e dove ogni anno durante la prima settimana di febbraio si svolge la più folcloristica festa a lei dedicata, con le processioni con il prezioso busto della santa, custodito nel Duomo.

Il culto di Sant’Agata a Palermo

Prima del ritrovamento delle ossa di Santa Rosalia sul monte Pellegrino, nel 1624, evento che la fece proclamare patrona della città di Palermo, erano quattro le sante patrone della città: Sant’Agata, Santa Cristina, Santa Ninfa e Sant’Oliva, ma purtroppo la gran parte dei palermitani oggi ne ha perso memoria.
Ho già parlato di queste sante e del loro legame con la città nell’articolo “Le sante Patrone di Palermo”, adesso concentriamoci sul culto di sant’Agata, come è nato e si è sviluppato.

Tutto ha origine a cominciare dalla disputa durata secoli sui natali della Santa che molti autori e storici volevano a Palermo. Una questione senza senso che ha alimentato inutili controversie tra Catania e Palermo: Agata è la santa di tutti, non di una porzione geografica.
In ogni modo, seppur da fonti non documentate, è testimoniata la presenza di Agata a Palermo, dove si sarebbe rifugiata nel tentativo di sottrarsi alla persecuzione.
Si ritiene che la famiglia della ragazza doveva avere delle proprietà in città, nella zona della Guilla, al Capo, secondo alcuni, o nei pressi delle mura della città, secondo altri, luoghi nei quali a memoria dell’evento sorsero due chiese a lei dedicate: Sant’Agata alla Guilla e Sant’Agata alle Mura.
Un altro episodio leggendario sostiene che uscendo da Palermo per andare incontro al martirio, la santa abbia poggiato il piede su un sasso e miracolosamente sia rimasta impressa la sua impronta (pedata), evento che ha promosso la costruzione di un’altra chiesa: sant’Agata de Petra o “la Pedata come la conosciamo adesso. Delle tre chiese solo due sono rimaste: “la Pedata” e “la Guilla” (ma quella alla Guilla è chiusa da anni!), mentre la chiesa di “sant’Agata alle Mura”, che si trovava nei pressi delle mura di san Vito, è stata abbattuta dopo la costruzione del Teatro Massimo. Questa chiesa era denominata sant’Agata delle Scurruggie per via degli ex voto che le donne guarite da malattie ai seni, portavano alla santa: le mammelle d’argento capovolte somigliavano alle scodelle, che in siciliano antico si dicono appunto scurruggie! E sempre in riferimento al seno di cui Agata è protettrice, Gaspare Palermo racconta di un pozzo all’interno di questo complesso che veniva aperto una volta l’anno e da cui si attingeva acqua miracolosa dal sapore di latte!  
Esisteva anche una quarta chiesa poco conosciuta nel quartiere dell’Albergheria, Sant’Agatuzza dei Caréri (ricamatrici o tessitrici), ma anche questa, già malandata, è andata distrutta nei bombardamenti del ‘43.

Può interessarti: Le quattro chiese di Palermo dedicate a sant’Agata

Saverio Schirò

Fonti:

  • Alfonso La Licata, Francesco Barone dittu “U Sulitario” un Accademico minore dei Riaccesi di Palermo e la sua opera maggiore: Martirio di Sant’Agata V. e M. Palermitana, Tesi di Laurea in Letteratura italiana, UNIPA – Anno accademico 2013/2014
  • Pierfrancesco Palazzotto, Iconografia delle Sante Agata, Cristina, Ninfa e Oliva nelle chiese di Palermo dal XII al XX secolo, Palermo 2005
  • Antonio Borrelli, Sant’Agata in santiebeati.it
  • Gaspare Palermo, “Guida istruttiva per potersi conoscere … tutte le magnificenze … della Città di Palermo”, Volume IV- V, Palermo, Reale Stamperia, 1816.
  • R. La Duca, La città passeggiata, vol 3, L’Epos, Palermo 2003

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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