L’Archivio di Stato di Palermo: dove la Sicilia conserva la sua memoria

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L’Archivio di Stato di Palermo, ha due sedi in città ed una “succursale” a Termini Imerese. La Sede della Gancia, situata nel cortile del convento di Santa Maria degli Angeli, e la sede centrale nell’antico convento della Catena sono insieme un punto di riferimento fondamentale per la memoria storica della Sicilia. Entrambe si trovano in una zona affascinante della città vecchia, vicino alla Cala e al quartiere della Kalsa.

Cominciamo con la storia dell’edificio che ospita la Sede Catena dell’Archivio di Stato di Palermo, un luogo che nei secoli è passato da spazio di preghiera a custode dei documenti più preziosi dell’isola.

La storia dei Teatini a Palermo

Le origini della struttura sono legate all’ordine religioso dei Padri Teatini. L’arrivo e l’attività dei Padri Teatini a Palermo segnano una tappa fondamentale nella storia religiosa e architettonica della città, legando indissolubilmente il loro nome al complesso che oggi ospita l’Archivio di Stato.

L’arrivo a Palermo e il sostegno del Senato

L’ordine dei Teatini deve il suo nome a Teate, l’antico nome latino della città di Chieti, luogo d’origine di uno dei suoi fondatori, l’arcivescovo Caraffa. I religiosi giunsero a Palermo agli inizi del XVII secolo (intorno al 1601), accolti con grande entusiasmo dalla popolazione e dalle autorità grazie alla loro efficace attività di predicazione.

Per favorire l’insediamento dell’ordine, il Senato di Palermo concesse loro nel 1602 un sussidio di 3000 scudi affinché potessero “fondare la loro religione” e costruire la propria sede. Grazie all’intervento di Don Carlo di Aragona, duca di Terranova, fu loro assegnata la prestigiosa chiesa cinquecentesca di Santa Maria della Catena.

Le difficoltà iniziali e il “Cassaro morto”

Nonostante l’arrivo trionfale, i Teatini vissero anni iniziali tutt’altro che semplici alla Catena. Costretti a sostenere pesanti oneri e a convivere con i potenti Rettori della Confraternita, che dominavano il tempio con atteggiamento aristocratico, si trovarono anche isolati in una zona allora percepita come periferica e spenta, tanto da essere chiamata “Cassaro morto”

A causa di questi fattori, già nel 1603 i Teatini decisero di espandersi verso il centro, acquistando terreni presso l’attuale Piazza Vigliena (i Quattro Canti) per costruire quella che sarebbe diventata la monumentale chiesa di San Giuseppe dei Teatini.

L’attività alla Catena: da Noviziato a sede finale

Nonostante lo spostamento del fulcro delle loro attività verso San Giuseppe, i Teatini non abbandonarono il complesso della Catena. Tra il XVII e il XVIII secolo, lo destinarono esclusivamente a Noviziato, dedicandovi però cure minori rispetto alla sede principale.

In questo periodo, i padri promossero importanti lavori di ampliamento e modifica strutturale del complesso. Costruirono il chiostro interno e un piano sopraelevato. Aggiunsero un nuovo corpo di fabbrica che si estendeva verso l’ospedale di San Bartolomeo e sistemarono la facciata, cercando di armonizzarla con le strutture preesistenti.

Nel 1805, a causa della requisizione del convento di San Giuseppe per far posto all’Università, i Teatini furono costretti a concentrarsi nuovamente presso la sede della Catena. Questa fase durò tuttavia pochi anni: nel 1812, i religiosi furono definitivamente trasferiti altrove e l’antico convento fu convertito prima in ospedale e, successivamente, destinato a diventare la sede del Grande Archivio.

Da complesso religioso ad Archivio di Stato di Palermo

Come abbiamo visto, il percorso che ha portato il convento a diventare un ufficio pubblico è stato lungo. L’idea di destinarlo alla conservazione dei documenti nacque già dopo il 1814, ma fu solo con la legge del 1° agosto 1843 che l’ex convento divenne ufficialmente la sede del Grande Archivio.

Nel corso del Novecento, la struttura ha subito ulteriori modifiche, tra cui la demolizione di alcune parti per isolare la chiesa della Catena e permettere la vista delle sue absidi, sacrificando purtroppo l’antico scalone monumentale. Un importante intervento di riqualificazione, completato nel 2010, ha finalmente restituito l’edificio alla collettività in una veste rinnovata e sicura.

Caratteristiche architettoniche

Archivio di Stato di Palermo - facciata
Archivio di Stato di Palermo – facciata su via Maqueda

L’edificio si presenta con una pianta rettangolare e uno stile che richiama la solidità rinascimentale, pur con elementi barocchi.

La facciata: sobria ed equilibrata

La facciata richiama la classica solidità delle costruzioni rinascimentali: L’edificio si sviluppa su due piani oltre a un attico e presenta una pianta rettangolare di proporzioni modeste. La facciata è intonacata con un caldo colore grigio, tipico della pietra tufacea di Cinisi utilizzata in molti edifici storici di Palermo. Gli angoli del palazzo sono sottolineati da grossi blocchi di pietra rettangolari (bugni), che conferiscono robustezza alla struttura.

Archivio di Stato di Palermo - Portale
Archivio di Stato di Palermo – il portale di ingresso

Il Portale d’Ingresso: L’elemento di maggiore rilievo nella parte inferiore è il portale, caratterizzato da un timpano spezzato di gusto “gaginesco”. All’interno del timpano è scolpito lo stemma dell’Ordine Teatino, composto da una croce latina che sormonta tre monti.

I Balconi: Il senso di compattezza della facciata è interrotto dai balconi, che sono poco sporgenti e inquadrati da cornici rettangolari. Questi sono decorati con graziose balaustre a colonnine e poggiano su mensole in pietra vigorosamente intagliate.

Il Cornicione e l’Attico: La parte superiore della facciata è chiusa da un cornicione che sporge leggermente, ornato da un fregio con triglifi dorici. Sopra il cornicione si eleva un piccolo attico, le cui finestre sono circondate da motivi ornamentali realizzati in un’epoca successiva.

Il Chiostro: il cuore dell’edificio

L’interno dell’antico convento dei Teatini, oggi sede dell’Archivio di Stato, è un ambiente che unisce il fascino della struttura monastica originaria alla funzionalità di un moderno istituto di conservazione.

Saliti pochi gradini si giunge al bellissimo Chiostro, di dimensioni contenute ma estremamente suggestivo per i contrasti cromatici che colpiscono i visitatori. Le murature sono realizzate in pietra d’Aspra (un tufo calcareo) dal caratteristico colore giallo ocra, che crea un piacevole contrasto con il verde della vegetazione e il grigio del marmo.

Il chiostro è circondato da un porticato su due piani. Le colonne sono in marmo grigio di Billiemi, in stile dorico, e sostengono grandi archi al piano inferiore e lesene al piano superiore.
Gli archi del piano terra sono decorati con motivi tardo barocchi: un fregio di foglie d’acanto e conchiglie stilizzate (note come “crocchiole”), arricchite da pendenti a forma di grappoli di frutta. Il piano superiore presenta decorazioni più semplici, sempre con motivi di foglie d’acanto.

La fontana: Al centro del cortile si trova una fontana in pietra di Billiemi, posta su alcuni gradini, che contribuisce a rendere l’atmosfera raccolta e silenziosa.

Archivio di Stato di Palermo il chiostro
Archivio di Stato di Palermo – il chiostro

Gli spazi interni e i percorsi

L’accesso agli ambienti interni avviene tramite ciò che resta dell’antico scalone di pietra grigia di Billiemi, oggi ridotto a una breve rampa poiché la struttura monumentale originaria fu in parte sacrificata durante i lavori di isolamento della vicina chiesa della Catena.

L’organizzazione degli spazi rispecchia l’antica vita conventuale, pur essendo stata adattata nel tempo:

Corridoi e sale: L’interno è caratterizzato da lunghi corridoi luminosi che si affacciano sul chiostro e collegano le antiche celle (oggi uffici) a sale comuni più vaste.

Soffitti e volte: Molti ambienti presentano alti soffitti a “schifunetto” o ampie volte a crociera, tipiche delle costruzioni religiose del periodo.

Sistemazione moderna: Grazie ai restauri completati nel 2010, l’edificio ospita oggi una moderna sala di studio per la consultazione, una sala multifunzionale per convegni e lezioni della Scuola di Archivistica, e uno spazio espositivo distribuito su due piani.

Il tesoro documentario: cosa custodisce l’Archivio di Stato di Palermo?

L’Archivio conserva un patrimonio immenso che si snoda lungo circa 50 km di scaffalature. Al suo interno sono custoditi i documenti delle varie dominazioni che hanno governato la Sicilia: dai Normanni agli Svevi, dagli Angioini agli Aragonesi, fino al periodo del Viceregno spagnolo e dei Borbone.

Tra i pezzi più preziosi troviamo:

  • Il documento cartaceo più antico d’Europa: un mandato bilingue (greco e arabo) della cancelleria normanna risalente al 1109.
  • I Tabulari: una raccolta di oltre 6.000 pergamene medievali scritte in greco, latino e arabo.
  • La Costituzione siciliana del 1812 e autografi di personaggi storici come Giuseppe Garibaldi.
  • Archivi notarili e privati: documenti che raccontano la vita quotidiana, le imprese e le famiglie siciliane dal Medioevo in poi.

Archivio di Stato di Palermo (sede della Gancia)

La sede della Gancia dell’Archivio di Stato di Palermo, è situata nel cuore dell’antico quartiere della Kalsa, esattamente all’interno del convento francescano di Santa maria degli Angeli, chiamato “la Gancia“.

Le origini religiose e il nome “Gancia”

Il complesso nasce come convento dei Frati Minori Osservanti di San Francesco. Fondato inizialmente fuori dalle mura cittadine nel 1426, l’ordine si trasferì nell’attuale sede intorno al 1430, presso una preesistente chiesuola dedicata a San Gerolamo. Il nome “Gancia” (o Grangia) deriva dal termine medievale utilizzato per indicare i poderi e i granai appartenenti ai monasteri, poiché in origine il sito fungeva da ospizio e deposito dipendente da una struttura principale.

Il passaggio a sede dell’Archivio

Prima di diventare Archivio di Stato di Palermo, la struttura inglobava il magnifico Chiostro, completato nel 1609 e considerato all’epoca uno dei chiostri più belli d’Italia. Era caratterizzato da un maestoso loggiato con ampie colonne e un giardino interno. Oggi questo spazio è in gran parte occupato dalle scaffalature dell’Archivio, che hanno reso le colonne quasi invisibili

La trasformazione in istituto di conservazione iniziò a metà dell’Ottocento.

Progetti Borbonici: Già nel 1854 si ipotizzò l’uso del convento come archivio, e nel 1859 vi furono trasferiti gli atti degli antichi notai.

L’Unità d’Italia: Dopo il 1861, con le leggi eversive, lo Stato italiano acquisì definitivamente l’immobile. Tuttavia, nel 1872 l’edificio appariva in condizioni critiche, descritto come “rotto e scompigliato”, essendo stato usato temporaneamente anche come caserma.

Il flagello delle termiti e la Guerra: Negli anni ’30 del Novecento, l’Archivio dovette affrontare una gravissima infestazione di termiti che impose la sostituzione di quasi tutte le scaffalature lignee con strutture metalliche. Durante la Seconda Guerra Mondiale, le bombe distrussero un intero salone al piano superiore, causando la perdita di preziosi documenti giudiziari del XV secolo.

La Gancia oggi

Dopo i restauri post-bellici e interventi di bonifica strutturale completati negli anni ’50, la sede della Gancia è oggi un luogo pienamente funzionale. Ospita ampi saloni luminosi che fungono da depositi per la documentazione delle magistrature del Regno di Sicilia e fondi notarili, integrando la sua missione di custodia con la bellezza di un complesso architettonico che fonde stili gotico-catalani, rinascimentali e barocchi.

Informazioni pratiche per l’accesso

L’Archivio di Stato non è solo un deposito di carte, ma un centro attivo che ospita una Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica, oltre a mostre e convegni.

L’archivio di Stato di Palermo Sede “Catena” si trova in Via Vittorio Emanuele, 31 Palermo – Tel. 091 2704008

Orari di apertura dell’Istituto:

  • Lunedì e Venerdì: dalle 07:30 alle 15:30.
  • Martedì, Mercoledì e Giovedì: dalle 07:30 alle 17:30.

Per quanto riguarda l’accesso alle sale di studio per la consultazione dei documenti, è necessario prenotarsi nella pagina specifica sul sito web dell’Istituto. Intanto è disponibile un ampio patrimonio di risorse digitali consultabile online sul portale  Archivio Digitale dell’Istituto Centrale per gli Archivi (Icar).

Fonte: Archivio di Stato di Palermo

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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