Le colonne cantonali dei palazzi nobiliari di Palermo: manifestazioni di potere e affermazione di “status”

Autore:

Categoria:

25,584FansLike
1,315FollowersSegui
633FollowersSegui

Ci sono angoli, a Palermo, da cui affiora la memoria medievale della città.
Là dove due strade si incontrano e il sole scolpisce l’ombra sull’intonaco, si alza, silenziosa ma fiera, una colonna. Non regge architravi né portici: regge la memoria. Sono le colonna cantonali, il segno nobile che per secoli ha raccontato – senza parole – il prestigio di chi abitava quella dimora.

L’angolo come affermazione di potere

Nel linguaggio architettonico medievale e rinascimentale di Palermo, la colonna posta al cantonale – lo spigolo del palazzo – non era un semplice ornamento. Era una dichiarazione pubblica.
L’angolo, per definizione, è confine e visibilità insieme: appartiene tanto alla casa quanto alla città. Porvi una colonna significava appropriarsi dello spazio urbano, trasformando il limite in presenza scenica.
Era un atto di dominio gentile, un modo di dire: «Qui comincia il nostro mondo».

La colonna, eretta tra le due facciate, tracciava una linea verticale di prestigio. In essa si univano forza e grazia, difesa e decoro, architettura e araldica.
Spesso coronata da capitelli finemente scolpiti con le insegne della famiglia, serviva da punto focale per chi guardava il palazzo da lontano, quasi un faro domestico nella trama intricata delle vie medievali.

Le colonne cantonali superstiti

Colonne cantonali

Oggi, poche ma eloquenti, alcune di queste colonne resistono al tempo, tra resti di intonaco, finestre ogivali e ferite di restauri. Sono frammenti di un linguaggio urbano, ormai quasi del tutto perduto.
Palazzo Bonet, tra Piazza Croce dei Vespri e la “vanella” dei Corrieri, nel quartiere della Fieravecchia, nella murata d’angolo, mostra ancora la sua colonna angolare quattrocentesca, slanciata e severa, memoria del gotico catalano che in quel periodo fioriva nel cuore mercantile della città.

Palazzo Alliata di Pietratagliata, cospicua dimora nel quartiere della “Loggia”, con la sua mole quasi castellana, custodisce anch’esso un cantonale scolpito, testimonianza di una stagione in cui l’aristocrazia palermitana coniugava fasto e orgoglio civico.

Palazzo Merlo, appartenuto al marchese Merlo e, prima ancora, ai Chirco, edificio più discreto ma non meno significativo, conserva una colonna d’angolo, quasi un gesto di eleganza silenziosa che sfida i secoli.

Lo Steri dei Chiaramonte, l’antico Hosterium, con la sua mole possente e grandiosa, mostra ancora, nel suo piano basamentale, l’eredità di questo linguaggio angolare: colonne, conci sagomati, pietre che scandiscono la forza signorile e il potere feudale del casato dei Chiaramonte.

Anche il Palazzo Arcivescovile, affacciato sul Cassaro, porta nei suoi spigoli l’eco della colonna simbolica: qui, il potere religioso assume la stessa postura monumentale di quello laico, trasfigurando lo spigolo in elemento sacrale, in custode di autorità e continuità.

Un’altra la troviamo in via Alloro nel complesso della Gancia dei padri minori francescani. La sua colonna cantonale, incastonata tra il convento e la facciata, non proclama un lignaggio ma una presenza spirituale.

Colonne cantonali

Simbolo e linguaggio delle colonne cantonali

La colonna cantonale non era solo un segno estetico, ma una formula visiva di identità. Ogni famiglia voleva che il suo palazzo “parlasse” alla città. E lo faceva attraverso la pietra: armi scolpite, balconi, stemmi, e – quando il palazzo era ad angolo – la colonna.
Essa rappresentava l’unità della casa e la sua stabilità, ma anche la capacità di dominare lo spazio circostante.
In un certo senso, era una “firma tridimensionale”: la verticalità che legava il suolo della città al cielo, come a dire che il nome dei suoi abitanti doveva restare, come la colonna, incrollabile.

Un’eredità da ritrovare

Molte colonne cantonali sono scomparse: inghiottite da restauri, intonacate, dimenticate. Ma quelle che restano, parlano ancora. Non chiedono di essere toccate, ma di essere riconosciute.
Guardarle oggi significa ricostruire un modo di pensare la città: non come somma di edifici, ma come teatro di presenze.
La prossima volta che camminerai nel centro storico di Palermo, poggia lo sguardo nello spigolo di un palazzo: vedi una colonna che corre verso l’alto? Indirizza la tua attenzione sulla base, sul bugnato, sul materiale. Chiediti: chi voleva essere visto lì? Quale famiglia voleva “quel” angolo?

Scopri la colonna, e avrai scoperto un pezzo di Palermo che non gridava, ma che sussurrava: «Qui abitiamo. Qui esistiamo.»

Nicola Stanzione

Ti è piaciuto? Condividilo con gli amici!

Rimani aggiornato su Telegram

Nicola Stanzione
Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ti potrebbe interessare anche...

Le origini medievali del Natale siciliano: un racconto tra corti e monasteri

Se si chiude gli occhi e si prova a immaginare Palermo nel XII secolo durante il periodo normanno, non è difficile percepire un caleidoscopio...

Palazzo Castrone – Santa Ninfa

Il palazzo Castrone Santa Ninfa è uno splendido edificio sito sul Cassaro vicino alla Cattedrale di Palermo. La famiglia Castrone I Castrone erano un'antica e illustre...

Un secolo buio per la Sicilia: la guerra del Vespro

La Guerra del Vespro, che ebbe luogo nel XIII secolo, è un capitolo affascinante all'interno della storia della Sicilia medievale. Un evento storico di...

Don Carlo d’Aragona Tagliavia: “il Magnus Siculus” tra potere, fasto e devozione

Palermo, 25 dicembre 1521. La città festeggiava il Natale tra le luci dorate delle chiese e l’odore di arance nei vicoli, quando nacque Don...

Alla scoperta del Castello di Calatubo: storia, architettura e leggende

Avete presente quei castelli che si ergono fieri su un'altura, dominando il paesaggio e sembrano custodire segreti millenari? Ecco, il Castello di Calatubo è...

Il carcere delle Benedettine (già Ritiro delle Zingare)

Quante volte i palermitani sono passati davanti a quel massiccio edifico fatiscente di fronte a San Giovanni degli Eremiti? Lo chiamavamo Carcere delle Benedettine...