
Il monte di Santa Rosalia
Rosalia figlia di Sinibaldo, signore di Quisquina, “sdegnosa del mondo e delle sue gioie”, consacratasi a Cristo, si seppellì volontariamente in un’oscura grotta del monte, dalla cui imboccatura, bassa e stretta, a malapena filtrava un po’ di luce. Molti anni ella trascorse in quel luogo freddo e umido pregando e consumando la sua carne nei crudeli digiuni. Ancora giovane morì, e secondo le sue volontà fu seppellita nella stessa grotta dov’era vissuta negli ultimi anni della sua vita.
La fama della sua santità si sparse per tutta la Conca d’Oro. Per molti secoli fedeli, frati ed eremiti cercarono invano di trovare le ossa della Santa.
Nel 1624, mentre in città imperversava la peste, le presunte ossa della Vergine Rosalia furono rinvenute all’interno della grotta del monte Pellegrino.
Trasportate le reliquie in città furono portate in processione il nove giugno del 1625, e secondo quanto riferito dai diaristi dell’epoca , la pestilenza andò rapidamente scemando e gli ammalati uscivano dagli ospedali prodigiosamente guariti gridando: “Viva Santa Rosalia“, finché il terribile morbo cessò interamente. In onore della Vergine Rosalia, proclamata Patrona della città di Palermo, la grotta sul monte Pellegrino fu trasformata in santuario, e da allora è divenuto meta di pellegrinaggi da parte dei fedeli ed è tuttora uno dei luoghi sacri più suggestivi di tutta la Sicilia.
Ancora oggi la fede e l’amore dei palermitani verso la loro Santa Patrona perdurano immutati, il 4 settembre molti pellegrinano a piedi, a volte scalzi per l’antica strada acciottolata (la scala) dalle falde del monte fino al santuario.