Ruggero d’Altavilla e una dozzina di figlie da maritare

La politica matrimoniale del Re Ruggero per rinsaldare il Regno di Sicilia

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I racconti riguardanti il Gran Conte Ruggero d’Altavilla, riportati nella cronaca “De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae comitis et Roberti Guiscardi ducis fratris eius” non mancano di suscitare meraviglia e di provocare qualche perplessità.

Ruggero d'Altavilla
Ruggero D’Altavilla ritratto di Merry-Joseph Blondel

Come ha fatto un avventuriero squattrinato a trasformarsi in poco tempo in un “princeps” pieno di saggezza e ricchezze? Lo racconta esplicitamente il cronista Goffredo Malaterra: “dovette soffrire parecchie ristrettezze, ma si poté sostentare in molte circostanze grazie alle razzie compiute dai suoi uomini.[…] egli da una condizione di grave indigenza riuscì a raggiungere i vertici della ricchezza e della fama.”

La dismisura della “ricchezza” del conquistatore si estendeva anche al numero dei suoi discendenti. Ruggero fu sicuramente estremamente prolifico, tra mogli, amanti, concubine, “conquiste di guerra”, anche se si ignora il numero dei figli che ebbe da queste unioni: legittimi e illegittimi. Da tre mogli ebbe una dozzina di figlie e due figli maschi accertati, Simone e Ruggero, figli di Adelasia del Vasto. Ci sono stati altri maschi, forse qualcuno legittimo, e altri riconosciuti, cresciuti e dotati da importanti possedimenti, ma non tutti gli storici concordano su questo punto.

Le numerose figlie diventarono delle pedine nelle mani del padre che le sfruttò per per un’oculata politica matrimoniale, ma questi matrimoni così accuratamente combinati durarono, in vari casi, poco tempo. La cronaca del Malaterra riferisce spesso della fama del conte Ruggero; come si diffondevano le notizie a quell’epoca, e chi prendeva l’iniziativa delle trattative?

Matilde

Malaterra ci informa che nel 1080 “l’illustre conte di Provenza Raimondo […] inviò degli ambasciatori degni di condurre trattative fra principi di tale importanza per chiedergli la mano della figlia Matilde […] essendo ardentemente innamorato della fanciulla a causa della bellezza di cui avevo sentito parlare”. Come in una favola, l’amore tra l’illustre conte e la bella fanciulla “dopo la prima notte crebbe enormemente, come avviene di solito.” Se lo dice un monaco, cronista ufficiale, perché dovremmo rimanere scettici? Per quanto ardente fosse questo sentimento, era destinato a raffreddarsi per la mancanza di un figlio, e Matilde venne rimandata in Sicilia dopo pochi anni. Raimondo proseguì una gloriosa carriera: fu uno dei grandi capi della prima crociata e divenne conte di Tripoli, in Libano, dove morì nel 1105.

Emma

Ma un destino peggiore era riservato a un’altra figlia, Emma. La fanciulla era stata chiesta in sposa nientemeno che dal re di Francia. Filippo I aveva cercato di ripudiare la prima moglie, chiudendola in un convento, ma questo matrimonio non era stato annullato dalla Chiesa. Il conte Ruggero “ignaro della frode” concesse la mano della ragazza , “apprestò una flotta e inviò per mare la figlia, con parecchi doni preziosi”. Per fortuna, il cognato, Raimondo, sventò l’inganno e invece del re la giovane Emma sposò il conte di Clermont, cosicché “Ruggero scampò alla vergogna che il re di Francia stava per procurargli”. Tuttavia, anche questo matrimonio finì con un divorzio e Emma, di ritorno in Sicilia, si risposò con un nobile normanno.

Costanza

Il lustro di un matrimonio reale si realizzò anni dopo, quando il figlio dell’imperatore Enrico IV, il diciannovenne Corrado – già incoronato re dei Romani all’età di tredici anni – , venuto a contrasto con l’augusto padre, “che ingiustamente lo osteggiava,[…] privo di quelle risorse che un genitore fornisce al figlio” si rivolse a Ruggero, chiedendo la mano di una delle sue figlie. La ribellione del giovane re era appoggiata dalla Gran Contessa Matilde di Canossa e dal Papa, il quale “in una lettera personale indirizzata al conte – in qualità di suo intimo amico – lo invitava ad aderire alla richiesta: affermava che per lui sarebbe stato assai onorevole e vantaggioso che la figlia si unisse in matrimonio con il figlio dell’imperatore….” Ruggero, dopo aver allestito “una numerosa flotta […] carica di molti preziosi doni” fece accompagnare la giovanissima Costanza a Pisa dove furono celebrate “solenni nozze nell’anno del Signore 1095”. Certamente lo squattrinato Corrado non era rimasto insensibile alla ricca dote della fanciulla! Il matrimonio durò appena sei anni: nel 1101 Costanza, rimasta vedova, senza figli, ritornò in Sicilia e di lei non si hanno più notizie.

Felicia (o Busilla)

Era passato appena un anno dalle solenne nozze di Costanza e già era arrivata un’altra richiesta: “Colomano, re d’Ungheria, sentendo la fama del glorioso conte di Sicilia, gli mandò dei messi per chiedergli una sua figlia in sposa”. Questa volta, Ruggero prese più tempo prima di concedere la mano di sua figlia, (forse Felicia o Busilla: il Malaterra non indica il nome). Sembra che questo re Colomano fosse sconosciuto alla corte normanna e l’accordo richiese un andirivieni di ambasciatori, prima che la fidanzata potesse imbarcarsi da Palermo per approdare nel non identificato “porto di Alba, che era possedimento del re di Ungheria”, dove fu accolta con grandi onori e accompagnata da una scorta di “cinquemila soldati”. Su tutto il percorso “il desiderio di vedere la nuova regina […] aveva richiamato una folla numerosa […] la gente arrivava portando doni”. La giovane regina ebbe vita breve, morì (di parto?) dopo cinque anni di matrimonio, dopo aver dato tre figli al marito.

Giulietta

Un matrimonio d’amore, meno prestigioso ma probabilmente più felice, avvenne dopo la fuitina di un’altra figlia di Ruggero. Secondo la leggenda, un amore impossibile era nato tra Giulietta e un suo cugino. La giovane coppia fece ricorso a ciò che diverrà la classica soluzione siciliana: mettere la famiglia davanti al fatto compiuto. Gli innamorati si rifugiarono su uno scoglio di fronte alla città di Sciacca, ancora oggi conosciuto come Rocca della regina. Si dice che la loro misera situazione mosse a pietà un santo monaco, fra Mauro, che si recò dal conte a perorare il caso della figlia, già in attesa di un bebè. Resosi conto dell’ineluttabilità della situazione, Ruggero intervenne presso il Papa per ottenere la dispensa e si poté celebrare il matrimonio riparatore. Generosamente il Gran Conte diede la città di Sciacca in dono di nozze alla figlia. Giulietta è ricordata dai Saccensi come un’ottima governatrice che fondò varie chiese e monasteri.

Ci sarebbe anche da raccontare il curioso intreccio di matrimoni tra la famiglia degli Altavilla e la famiglia dei del Vasto, ma questo sarà oggetto di un successivo racconto.

Liliane Juillerat

N.B. I passi in corsivo sono tratti dalla traduzione della cronaca di Goffredo Malaterra a cura di Vito Lo Curto.

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Liliane Juillerat
Liliane Juillerat
Liliane Juillerat Ferrara, cultrice di lingue, letteratura e arte, nata in Svizzera e sposata con un siciliano, ha insegnato la lingua francese all'Università di Messina per oltre vent'anni. Trasferitasi a Palermo per stare vicina ai nipoti si è ben presto lasciata ammaliare da questa città, dalla sua lunga storia e dai suoi prestigiosi monumenti. Ha pubblicato con l'editore Torri del Vento due romanzi storici: "Costanza d'Altavilla Così volle il fato" e "La Contessa Adelasia Malikah di Sicilia e Calabria".

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