Stanislao Cannizzaro: lo scienziato, il liceo di Palermo

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Quando ho frequentato il liceo Scientifico Stanislao Cannizzaro, alla fine degli anni 70, era considerata una scuola prestigiosa e infatti vi si accedeva per merito, a seconda del punteggio di licenza media: almeno “discreto”, ma ancora meglio se “buono” o “ottimo”.
Ricordo con piacere quegli anni, quando ormai andavano scemando le rivolte studentesche che avevano causato danni, pestaggi e scioperi con mesi di turbolenze e scontri fra organizzazioni di opposti schieramenti.

Come la maggior parte degli studenti di quel tempo, non ero interessato alla storia dell’Istituto e ancora meno della persona alla quale era intitolato, Stanislao Cannizzaro, la cui strada, traversa della via Oreto, mi era nota perché c’era il cinema Corallo che da ragazzino frequentavo. Ovviamente era una ignoranza ingiustificata perché sarebbe giusto che ognuno di noi conoscesse un po’ di storia della città in cui vive, dei personaggi che ne hanno fatto la storia e soprattutto dei luoghi che frequenta. 

Storia del liceo scientifico Stanislao Cannizzaro

Il “Cannizzaro” deve il suo prestigio per essere stato il primo liceo scientifico di Palermo e della Sicilia, fondato nel 1923, quando il Regio Decreto-Legge del 6 maggio, aveva riordinato l’istruzione secondaria in Italia.

Inizialmente fu una derivazione della sezione fisico-matematica del Regio Istituto Tecnico, abolito con la stessa riforma. Il corso durava quattro anni e si concludeva con l’esame di maturità, ma per accedervi era necessario avere frequentato i quattro anni di scuola media inferiore che, all’epoca, consentivano il proseguimento degli studi: il Ginnasio, che consentiva l’accesso diretto; e gli Istituti tecnico inferiore e Magistrale inferiore, superando un esame di ammissione. Nonostante le materie principali fossero latino, italiano, lingua straniera e matematica, il liceo scientifico non permetteva l’accesso a studi di Lettere e Filosofia e di Giurisprudenza, ragion per cui per tanti anni questo liceo non ebbe molto successo. Così fino al 1962 quando venne concessa l’ammissione a Giurisprudenza (ma non ancora in Lettere). Dal 1969, quando fu liberalizzato l’accesso all’università, ci fu un vero e proprio boom di iscritti al liceo scientifico che da allora è uno dei preferiti dagli studenti italiani.

Il Cannizzaro di Palermo, inizialmente era composto da appena due sezioni con meno di 200 alunni, tutti maschi, ed era ubicato in un appartamento in Piazza Bellini. Fu nell’anno scolastico 1927/28 che si registrò per la prima volta l’ingresso di trentasei studentesse e l’aumento delle iscrizioni che determinò la necessità di trasferire la scuola nei locali di via Montevergini, lasciati liberi dal Regio Istituto tecnico “F. Parlatore“. 

I bombardamenti del 1943 danneggiarono la struttura e gli studenti furono sistemati in locali di fortuna con gravi disagi, fino a quando agli inizi degli anni ‘50, in via Generale Arimondi, venne costruito l’attuale edificio destinato ad ospitare il Liceo Scientifico Stanislao Cannizzaro: era l’anno scolastico 1955/56.
Il nome fu deliberato sin dal principio, nel 1923, in onore del grande scienziato palermitano Stanislao Cannizzaro.
Ma chi era questo personaggio che ha meritato tante onorificenze e la dedica di questa e altre scuole in Italia?

Stanislao Cannizzaro, lo scienziato

Stanislao Cannizzaro nacque a Palermo il 13 luglio 1826. Il padre Mariano era un magistrato e per un periodo fu anche direttore generale della polizia in Sicilia. Come molti a quell’epoca, anche Stanislao ebbe una infanzia costellata di lutti: a dieci anni perse il padre e l’anno successivo due fratelli, a causa del Colera. Ciò non gli impedì di proseguire gli studi classici al Collegio convitto “Carolino Calasanzio” di Palermo. Si scrisse e frequentò per qualche anno la facoltà di medicina senza tuttavia mai laurearsi.

Non conseguì alcuna laurea, ma la passione per la chimica organica, nata dopo un triennio di studi di fisiologia, lo spinse ad approfondire l’argomento finché a Pisa conobbe Raffaele Piria, il fondatore della prima scuola chimica italiana, che lo assunse nel suo laboratorio dove rimase per 2 anni. Nel 1848 partecipò all’insurrezione di Messina e venne eletto deputato al neo Parlamento siciliano, ma dopo la restaurazione borbonica fu costretto a fuggire in Francia dove frequentò il laboratorio di Michel Eugène Chevreul a Parigi, entrando in contatto con i più eminenti chimici e perfezionando così la sua preparazione scientifica.

Negli anni successivi, ottenne la cattedra di “Fisica, Chimica e Meccanica” al Collegio Nazionale di Alessandria e poi quella di Chimica generale all’università di Genova nel 1855. Nel 1857 sposò Enrichetta Whiters dalla quale ebbe due figli.

Dopo l’ingresso di Garibaldi, Cannizzaro tornò a Palermo ottenendo la cattedra di chimica organica e inorganica nell’Ateneo palermitano, di cui fu per due anni Rettore.
Nel 1871 fu nominato senatore per meriti scientifici ed ottenne la cattedra all’università di Roma. Fu in quel periodo che costituì il primo Istituto chimico italiano nell’orto del Convento di San Lorenzo in Panisperna.

Morì a Roma il 10 maggio 1910 a 84 anni, probabilmente sazio di anni, e certamente di fama. È sepolto nel Pantheon di S. Domenico, dove gli fu eretto un monumento nel 1936. È anche ricordato da una lapide all’Università di Palermo, che ricorda il periodo del suo insegnamento nell’Ateneo.

Stanislao Cannizzaro fu un grande scienziato, ma era altresì dotato di fascino personale e spiccate doti oratorie che lo fecero distinguere nei congressi di tutta Europa. Acquistò fama internazionale per “la legge degli atomi”, conosciuta in seguito come “regola di Cannizzaro” attraverso la quale si potevano determinare i pesi atomici degli elementi contenuti in un composto. Fu il primo a comprendere l’ipotesi di Avogadro sulla teoria molecolare, il che gli consentì di arrivare a un unico insieme di valori corretti, come vengono utilizzati oggi.
Gli studi di Cannizzaro furono di grande importanza anche nel campo della chimica organica. In forza di queste scoperte fu equiparato a Galilei, Torricelli e Volta e premiato con la “Medaglia di Copley” e la “Medaglia di Lavoisier”, riconoscimenti assegnati, prima di lui, solo ad Alessandro Volta e Carlo Matteucci. 

Saverio Schirò

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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