38 “Lasciare libero lo Scarrozzo”: La storia – “Le parodie”

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Niente di più carino era scrivere delle parodie durante un certo periodo della nostra storia.

Infatti, noi siamo sempre stati innamorati di musica e decidere un tema e svilupparlo con dei pezzi di canzoncine era un gioco divertente soprattutto se le parole facevano ridere.

La prima nostra canzone parodiata come abbiamo descritto è stata quella dedicata all’immondizia che abbiamo cantato per tantissimi anni e addirittura al famoso Pomofiore. Per i più attenti della storia, che hanno letto tutte le puntate possono ricordare della seconda parodia scritta per il famoso quarto provvisorio del gruppo Pippo Pichilli sul tema dell’ascensore che però è stata davvero una meteora perché Ma non è stata la sola, il periodo delle parodie era quello nel quale andavamo in giro a fare spettacoli con il più volte citato nostro amico Raffaele Sabato che non è mai stato intonato, però è stato di grande ispirazione. Infatti la canzone parodiata che abbiamo scritto è stata “E Futti Italia” esattamente quando è nato il famoso partito con la discesa in campo del Cavaliere e la nascita di leghe o movimenti a seguito anche di tangentopoli tangentopoli, insomma novità che hanno ispirato quella parodia e dove il nostro amico Raffaele faceva la parte del pupo siciliano in modo molto particolare e carino.

Successone assicurato soprattutto nella parte finale quando abbiamo modificato le parole di “Spunta la luna dal monte” con il falsetto di Giorgio davvero simile a quello dei Tazenda. E’ stato il cavallo di battaglia per tanti anni, con complimenti bipartisan, da destra o da sinistra perché si era capito che si trattava di satira senza un colore politico ma semplicemente nella nostra linea di fondo che è sempre stata la satira di costume. Abbiamo continuato con quel momento creativo scrivendo una parodia davvero carina sullo stato della sanità a Palermo, credo la più bella di tutte.

Poiché citavamo quasi tutti gli ospedali della nostra bella città in un modo non certo esemplare, mi ricordo che ospiti di una trasmissione televisiva condotta dal caro amico Gianni Nanfa, ebbe a dire di stare attenti perché se avessimo avuto bisogno di un ospedale per qualche problema, non credo che saremmo stati accolti in modo gradito.

Ovviamente le parodie erano fatte in modo di tirar fuori in modo istrionico ed esagerato le problematiche vissute in quel momento e pertanto avevano il pregio di essere pezzi di vita vissuta di tanta gente che si identificava con le problematiche incontrate in prima persona e associandole a delle canzoncine orecchiabili più o meno recenti, ci permettevano di suonare la chitarra e magari il mandolino del quale Giuseppe è stato da sempre innamorato aggiungendo le nostre voci particolari e rendendo gradevole il tutto.

Ovviamente abbiamo proseguito con la canzone sul tema della pensione, anch’essa molto gradita dal grande pubblico e che aveva la peculiarità di un Giuseppe che interpretava un nonnetto davvero esilarante.

Per non parlare della canzone della dieta che è stata per molti anni all’interno dei nostri spettacoli ed anche portata in giro durante i periodi dei concorsi di cabaret a cui partecipavamo in giro per l’Italia.

Ci sono state anche delle meteore come la canzone sull’acqua o quella sulla suocera che prendeva spunto dal successo della canzone “Sono fuori dal tunnel”.

Ultima parodia scritta è stata quella sul caro vita, anch’essa molto apprezzata sia per il tema che per le canzoni adeguate e strutturate.

Improvvisamente abbiamo visto che le canzoni nuove che andavano uscendo poco si prestavano a sostituzione di canzoni orecchiabili per cui avremmo dovuto usare motivi classici e i temi da trattare nuovi non ci hanno appassionato, per cui non abbiamo più sentito la necessità di scrivere altre parodie. Ci capita a volte di riproporre le più gettonate come quella della dieta o della sanità o del caro vita, anche se ci piacerebbe poter scrivere nuove parodie magari sui social oppure su temi come il negazionismo, però come spesso accade non è che uno pensa di scrivere qualcosa e la cosa si materializza, il fatto di poter scrivere è come una magia incredibile. Lo scrivere uno spettacolo, un pezzo, una gag, un personaggio, una parodia o una singola battuta non è un fatto automatico, è una sorta di attività che nasce spontanea in un momento di unione di intenti, di uno che dice un’idea e che gli altri sono in perfetta sintonia, nasce dalla voglia di stupire, dalla voglia di divertirsi, e da un sincrono perfetto. Per la parodia il meccanismo è più complesso, perché la musica deve piacere, la devi avere dentro quella canzone a cui devi cambiare la parole, e oggi il fatto che tolti i cosiddetti tormentoni, le canzoni ordinarie non restano per tanto tempo nella memoria collettiva e si corre il rischio di scrivere una parodia che diventi davvero poco spendibile anche se il tema risultasse carino.

Forse dovremmo scrivere canzoni con musiche originali nostre come ho sempre detto. Vero Giuseppe, infatti nello spettacolo “Il Vicolo dell’acqua” è stato cosi ma non era comica, ed è stata una cosa davvero bella.

Il vicolo dell’acqua per me è lo spettacolo più bello che abbiamo scritto e non vedo l’ora di replicarlo nuovamente perché l’incontro tra comico e drammatico mi affascina davvero. Hai ragione Giorgio è stato qualcosa di unico nella nostra produzione artistica e la nostalgia l’ho anche io.  

Puntate precedenti…

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Enzo Buffa
Enzo Buffa
Palermitano DOC! Da 37 anni attore di teatro e cabaret con il gruppo "Lasciare libero lo scarrozzo"... ma questo è solo il lato artistico

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