Tutte le cappelle della chiesa di Sant’Ignazio m. all’Olivella sono recintate da balaustra, ma una sola è chiusa da cancellata. Si tratta della cappella del SS. Crocifisso, da sempre luogo di preghiera, suscitata dalla bellezza che riproduce l’immagine del Signore crocifisso nel suo supremo atto di amore per l’umanità da lui stesso incarnata.
Il padre dell’Oratorio di Palermo che volle realizzare la cappella del SS. Crocifisso, entrò in Congregazione nel 1617 e, con la chiesa ancora in costruzione, assunse subito il patronato della cappella. Nel testamento di Giuseppe Gambacurta (1595-1669) si legge la devozione con cui volle spendere le sue sostanze per la cappella, destinando la sua eredità di oltre quarantamila scudi per impreziosirla di una miriade di reliquie e pietre nobili.

L’intarsio è frutto della composizione di 24 pietre semipreziose fra colonne in diaspro e tarsie in cristalli, granatini, topazi, ametiste, agate, eliotropie, lapislazzuli, corniole. La cancellata in ottone è progettata dall’architetto del regno Mariano Smiriglio. L’originale volta fu affrescata dal monrealese Pietro Novelli. Sulle pareti laterali le nicchie con le statue dell’Addolorata e San Giovanni Evangelista scolpite a Genova, affreschi e stucchi sono di Vincenzo Riolo. L’altare della cappella venne consacrato dal card. Giannettino Doria, arcivescovo di Palermo nel periodo in cui sorsero le magnifiche chiese barocche della città.
La figura del Cristo è adornata da una cornice tanto superba quanto la merita il Redentore, affiancato da due colonne di diaspro massiccio fregiate di rame dorato, posto su un reliquiario chiuso da vetrata a disegni geometrici. Tutto l’intero reliquiario è composto di sceltissimi lapislazzuli ripartite in 153 figure (ottagono e esagono) guarnite di cornicette di rame dorate. In mezzo al campo del santuario si erge la Croce alta 14 palmi e larga otto, le cui braccia di fine ametista di color quasi di viola. In essa si adora conficcata una divotissima immagine del Redentor Crocifisso, che esprime una sembianza quasi divina. Ingemmano i chiodi tre granate orientali, che eccedono nella grandezza un guscio di noce, le quali sono incastrate in pur e finissimo oro (Giovanni Marciano, Memorie historiche della Congregatione dell’Oratorio, Napoli 1693-1702).

È incerta l’attribuzione del crocifisso ligneo. Il succitato p. Antonio Pesce negli anni ‘30 del secolo scorso, per le fattezze riconduceva l’opera alla scuola palermitana di Fra Umile. Argomentando con lo storico legame tra la nostra Congregazione palermitana e quella napoletana dei girolamini, il prof. Pierluigi Leone de Castris (Università Sant’Orsola di Napoli) nel 2022 ha proposto l’ipotesi che favorisce lo scultore Aniello Stellato di Napoli, rispetto al probabile Alessandro Algardi di Roma. Ad oggi non si è ancora accertato il vero autore.
Secondo l’uso del teatro barocco, il Crocifisso restava normalmente coperto e si svelava solo in determinati periodi dell’anno liturgico, quali esaltazione (14 settembre) e invenzione (3 maggio) della Santa Croce, quaresima (fino alla domenica di passione) e Pasqua, ricorrenza della traslazione dei cinque martiri dalle catacombe romane (Antimo, Macario, Teogene, Mediato, Teodora), solennità del Signore…
Informazioni sulle reliquie e tante notizie storiche ci vengono dagli scritti dei padri oratoriani Giovanni Marciano, Antonio Palomes, Antonio Pesce, il sacerdote cavalier Acquilante Rocchetta, la relazione secentesca di p. Giacinto Ciaccio e l’originale testamento manoscritto dello stesso Gambacurta, che testimonia altresì la beneficenza a favore di categorie diverse di indigenti, protratta nel tempo dall’amministrazione del patrimonio lasciato in eredità.
Cotante informazioni interessano gli storici dell’arte, ma indubbiamente sorprendono pure chi visita la chiesa senza rendersi neppure conto della ricchezza racchiusa in una sola cappella, dalla quale nei secoli copiose si sono innalzate le preghiere al Signore posto in croce per noi.
Corrado Sedda
Immagini della Cappella del SS. Crocifisso
Il video mostra il ripristino dell’impianto interno di illuminazione della cappella.