Il carcere Malaspina, da dimora nobiliare a Centro di Giustizia minorile

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Il Carcere Malaspina è situato all’interno del complesso annesso alla settecentesca villa Firriato di Sperlinga di Palermo: un parco grandissimo che arrivava fino all’odierna Villa Sperlinga in piazza Unità d’Italia!

Un palazzo nobiliare, edificato nel XVII secolo come dimora signorile, che ha subito diverse trasformazioni fino a diventare il Centro per la Giustizia Minorile di Palermo, con uffici, Tribunale per i Minori e Istituto Penale Minorile.

Le sue mura storiche, che un tempo risuonavano di feste e mondanità, oggi racchiudono storie di disagio e di speranza. Le sale eleganti, trasformate in celle di detenzione, sono il palcoscenico di un percorso di recupero e di rinascita per i ragazzi che vi si trovano reclusi.

La travagliata storia del carcere Malaspina

Per prima cosa il nome: Malaspina viene dalla contrada così chiamata da secoli, probabilmente da uno dei primi proprietari terrieri che cominciò a costruire in quella zona. Il complesso era conosciuto come Villa Palagonia o Villa Sperlinga, dal nome del proprietario che lo aveva fatto costruire nella seconda metà del ‘600: Don Giovanni Stefano Oneto, primo duca di Sperlinga.

Un edificio imponente con due cortili con giardini all’italiana, collegati da un vestibolo e una guardiola per vigilare sull’accesso. All’interno, un grande scalone a due rampe e una serie di sale che si affacciano su un terrazzo balaustrato.
Tra le stanze di rappresentanza, rimane oggi il salone Baviera che in origine era una cappella privata, decorata da pittori di talento come Vito D’Anna e Gaspare Fumagalli.

Nel 1761, Francesco Oneto, quinto duca di Sperlinga, pensò di creare nell’edificio una fabbrica di terrecotte e maioliche, sul modello della Real Fabbrica Ferdinandea di Capodimonte a Napoli. La produzione rimase attiva per circa vent’anni creando ceramiche di alta qualità, ma con prezzi così elevati che indirizzarono il prodotto esclusivamente ad un mercato di nicchia locale.

Chiusa l’attività, dopo un periodo di abbandono, nel 1835 la villa fu ceduta al governo che ospitò giovani mendicanti, come succursale del Reale Albergo delle Povere di Palermo.

In seguito Francesco Paolo Gravina, Principe di Palagonia, lo prese in enfiteusi realizzando una rete di accoglienza, insieme ad altre strutture costruite nella zona Malaspina, per assistere i poveri.
Dopo l’intermezzo della famiglia Whitaker che acquistò la villa, nel 1933 il Complesso Malaspina divenne proprietà dello Stato e del Ministero di Grazia e Giustizia, che lo destinò a sede del Centro di Rieducazione Minorile del Distretto di Palermo.

Il carcere Malaspina oggi

carcere Malaspina AI
Corridoi di un carcere ipotetico realizzato con AI

L’Istituto Penale Minorile di Palermo ospita diversi servizi della Giustizia Minorile, tra cui il Tribunale per i Minorenni, la Procura della Repubblica e gli Uffici della Polizia Giudiziaria.

Nella prospettiva di un recupero sociale, l’Istituto si impegna ad offrire ai ragazzi una seconda possibilità, attraverso un sistema di istruzione, formazione e attività ricreative. Il teatro, il campo di calcetto, la piscina, la palestra e la biblioteca multimediale sono solo alcuni degli strumenti utilizzati per favorire il reinserimento sociale dei giovani detenuti.

Le camere, distribuite in tre sezioni possono ospitare due o tre persone ciascuna ed hanno il bagno privato. L’aspetto è comunque quello di un carcere con celle che si aprono lungo corridoi stretti ed angusti ed arredamenti trascurati.
Sono detenuti ragazzi minorenni, ma anche giovani, in attesa di essere trasferiti negli Istituti per adulti.

Oggi alcuni detenuti sono giovani extracomunitari giunti in Sicilia in estrema povertà e finiti per commettere reati penali.

In conclusione

L’auspicio è che, nonostante le difficoltà oggettive e le carenze strutturali, il sistema detentivo per i minori del carcere Malaspina possa evolversi sempre più in un centro di rieducazione efficace, capace di restituire alla società cittadini responsabili e consapevoli. Un luogo dove la giustizia si traduce in opportunità di crescita e di cambiamento, dove le sbarre non cancellano il futuro, ma aprono la porta a una seconda chance.

Saverio Schirò

Immagine di copertina by Depositphotos

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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