Se cercate un luogo dove la storia, la natura si fondono in un panorama indimenticabile, allora, la costa occidentale della Sicilia, nelle saline di Trapani e Marsala, vi aspetta. In questo angolo, alla punta estrema dell’Isola, il mare incontra la terra formando zone lagunari artificiali, frutto del lavoro dell’uomo che ha scelto questo luogo per estrarre il sale dal mare. Non è solo un paesaggio da osservare ma un’esperienza multisensoriale, in un luogo plasmato da millenni di storia e tradizione.
Il cuore di questa area protetta è la Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco. Istituita dalla Regione Sicilia nel 1995 e affidata in gestione al WWF, la Riserva si estende su una fascia costiera di quasi 1000 ettari.
La scena: Mulini e montagne bianche di sale

L’immagine più distintiva di questa fascia costiera sono infatti le saline di Trapani e Paceco e le saline di Marsala. Un ambiente suggestivo, creato nel corso dei secoli strappando terra al mare per formare sempre nuove vasche da cui estrarre il sale. Guardando dall’alto, sembra quasi una scacchiera gigante, dove le caselle di differente colorazione sono vasche connesse tra loro da canali e chiuse, ognuna con un compito specifico nel processo di evaporazione.
Il paesaggio è punteggiato da antichi mulini a vento. Questi mulini, un tempo più numerosi, erano i motori essenziali che sfruttavano l’energia eolica per pompare l’acqua del mare e movimentarla da una vasca all’altra o per azionare le macine. Se ne possono osservare di diversi tipi come quelli di “tipo olandese” con sei pale in legno o quelli di “tipo americano” con ventiquattro pale metalliche.
Durante i mesi estivi, in particolare da luglio a settembre, il paesaggio si arricchisce di grandi accumuli di sale, delle vere e proprie “montagnole” che contrastano con l’azzurro del cielo e l’acqua dei bacini. Al tramonto, quando il sole scompare dietro le Isole Egadi, la luce tinge l’intero scenario di colori intensi — rosso, arancio e giallo — mentre il sale mantiene il suo candido splendore.
Un “santuario” per la vita selvatica

Un altro aspetto particolare è dovuto all’habitat che l’attività mirata alla produzione del sale, ha creato involontariamente: un ambiente speciale che oggi è fondamentale per la vita di molte specie animali. Il clima umido che qui si mantiene costantemente, rappresenta una tappa fondamentale per la sosta, l’alimentazione e la riproduzione di innumerevoli specie di uccelli migratori. Si contano qui oltre 200 specie di volatili, tra cui l’airone bianco maggiore, la spatola, la folaga, il gabbiano roseo e il cavaliere d’Italia.
Ma sono i fenicotteri rosa a dominare la scena. In primavera, durante il loro viaggio migratorio dall’Africa verso nord, si fermano qui per nutrirsi. Trovano il loro alimento in un piccolo gamberetto, che a sua volta si nutre di un’alga microscopica presente nelle vasche più salate. È proprio questa dieta ricca che conferisce ai fenicotteri la loro inconfondibile colorazione rosa. In autunno, tornano con i loro piccoli per sostare più a lungo prima di riprendere il viaggio verso l’Africa.
Oltre le saline di Trapani e Paceco: Mozia e lo Stagnone di Marsala
Per chi visita le Saline, il viaggio non finisce qui. La Riserva costeggia la Riserva Naturale Isole dello Stagnone, un arcipelago che si estende nel mare e include quattro isole: Isola Longa (la più grande), Santa Maria, Schola e soprattutto San Pantaleo.
San Pantaleo è l’antica Mozia (Mothia), fondata dai Fenici nell’VIII secolo a.C. e considerata una delle loro colonie più importanti nel Mediterraneo. Anche se fu distrutta nel 397 a.C., oggi è possibile camminare tra le sue rovine, visitare la necropoli e il museo allestito nell’abitazione del nobile inglese Giuseppe Whitaker, che riscoprì l’isola a metà dell’Ottocento. L’isola di Mozia si raggiunge in battello con un viaggio di appena cinque minuti dalla terraferma, ma di questo ne parlerò in un altro articolo.
Radici storiche profonde: L’Oro Bianco del Mediterraneo

La caratteristica più importante delle Saline di Trapani e Marsala è naturalmente l’industria dell’estrazione del sale marino che risale a tempi antichissimi. Un legame così prezioso che i depositi bianchi che si osservano qui non sono considerati solo sale, tanto da essere storicamente chiamati l’“oro bianco” del Mediterraneo.
L’importanza del sale era tale da essere fondamentale non solo per l’alimentazione umana, ma anche per la conservazione degli alimenti. Oggi il sale tipico da cucina è facilmente reperibile a buon mercato, ma una volta era considerato un elemento preziosissimo e costoso tanto da venire usato come prodotto di scambio e sottoposto a tassazione da parte dello Stato. Basti pensare, fra l’altro, che il compenso per gli operai viene ancora chiamato “salario”, termine ereditato dall’antica Roma quando il compenso dei legionari veniva integrato con una data quantità di sale.
L’estrazione del sale in questa zona è legata alla storia millenaria di questa costa. Nel corso dei secoli, diversi popoli hanno governato e influenzato la produzione: i Normanni nel XII secolo già notavano la presenza delle saline e fu Federico II a stabilire il monopolio statale sulla produzione. Successivamente, sotto gli Spagnoli, Trapani divenne il centro europeo più importante per il commercio del sale. Questa lunga tradizione ha portato l’industria del sale fino a noi.
Come si estrae questo sale dal mare? Il ciclo del sale

L’intero processo, sebbene oggi supportato da sistemi moderni, si basa ancora sui “motori” naturali del sole e del vento. L’estrazione è un processo non inquinante e tradizionale, che sfrutta la naturale evaporazione dell’acqua marina.
L’ingresso dell’acqua. L’acqua di mare, che contiene circa 30-35 grammi di sale per ogni litro, viene incanalata nella salina, spesso utilizzando sistemi di pompaggio come le antiche Spire o vite di Archimede. L’acqua entra in vasche grandi e profonde, come la fridda, o vasca di prima entrata.
L’evaporazione iniziale e la pulizia. L’acqua viene fatta circolare attraverso una serie di vasche, passando da una all’altra per caduta naturale o tramite mulini. In questa fase, l’azione del vento e del sole inizia a farla evaporare, aumentando la sua densità. Questo aumento progressivo di densità è cruciale. L’acqua di mare non contiene solo il sale da cucina (cloruro di sodio), ma anche altri sali come solfati e carbonati. In queste prime vasche, queste sostanze indesiderate, che renderebbero il sale non commestibile, precipitano (si separano). L’acqua, che in questa fase può assumere una colorazione rossa a causa delle alghe, diventa più concentrata.
La cristallizzazione. L’acqua, ora purificata e altamente concentrata, passa nelle ultime vasche, chiamate caseddri o zone salanti. È qui che il cloruro di sodio (il sale puro) cristallizza, depositandosi sul fondo.
La raccolta. Il sale è pronto per la raccolta, che tradizionalmente avviene nei mesi più caldi, da luglio fino a ottobre inoltrato. Oggi si usano spesso macchine, ma in molte saline private si mantiene ancora il metodo tradizionale a mano. La crosta di sale sul fondo viene spezzata e poi raccolta in cumuli conici (munzeddi).
Conservazione. Il sale raccolto viene ammassato lungo gli argini in grandi montagne prismatiche. Questi cumuli vengono poi spesso coperti con tegole per proteggerli dalla pioggia, che è il nemico principale della salina. Mentre è conservato, il sale continua a perdere umidità, acquisendo una qualità alimentare eccezionale.
La vita di un tempo: Il lavoro del salinaro
Questa industria del sale è sempre stata legata a un intenso lavoro umano e a una profonda conoscenza dell’ambiente. Il salinaro (l’operaio della salina) del passato, senza strumenti complessi, doveva “governare” l’acqua, il sole e il vento e doveva capire esattamente la concentrazione di sale nell’acqua, un’abilità basata sull’esperienza accumulata di generazione in generazione.
La raccolta del sale è un lavoro faticoso e pensate che fino all’inizio del ‘900 si svolgeva a mano. Alcuni operai, chiamati “la squadra delle zappette”, rompevano la crosta salina, altri formavano piccoli cumuli di sale che veniva trasportato in sacchi di juta o in ceste di vimini, fino alle aree di deposito. Ovviamente adesso, la meccanizzazione, con l’introduzione di macchine raccoglitrici, ha rivoluzionato il sistema lavorativo alleggerendo il lavoro manuale.
Consigli Pratici per la vostra visita

La Riserva delle Saline offre diverse opportunità per esploratori di ogni tipo.
Periodo Migliore: L’attività di produzione del sale è più evidente in primavera-estate. Il paesaggio con i cumuli di sale e i fenicotteri è particolarmente suggestivo da luglio a settembre.
Birdwatching: È una delle attività principali. L’osservazione degli oltre duecento specie di uccelli migratori e stanziali è facilitata da giornate e tour organizzati dal WWF.
Tour Guidati: Per apprezzare appieno la storia e la tecnica della coltivazione salina, un tour guidato è altamente consigliato.
La Via del Sale in Bicicletta: Per gli amanti del turismo lento, esiste la “Via del Sale”, un percorso di circa 40 chilometri che collega Trapani a Marsala, attraversando le saline. È un modo ecologico per immergersi in questo connubio di colori tra il blu del mare e il bianco del sale.
Musei: Non dimenticate di visitare il Museo del Sale, spesso alloggiato in antiche case salinare, dove potrete vedere gli strumenti di un tempo e ascoltare le storie dei salinari.
Come raggiugere le Saline di Trapani e Marsala
Per chi arriva Palermo è consigliato raggiungere Trapani e da lì proseguire per le saline è semplice: basta percorrere la strada provinciale SP21 che collega Trapani a Marsala, e le saline si estenderanno sulla vostra destra. Lungo questo percorso, in frazione Nubia, presso l’antico Mulino Maria Stella, è attivo un centro di accoglienza per i visitatori, gestito dal WWF, aperto nel periodo estivo tutti i giorni, eccetto la domenica.
Adesso che sapete tutto, potete scegliere di godervi un semplice aperitivo ammirando i colori del tramonto, di fotografare la fauna selvatica, o di percorrere in bicicletta la Via del Sale, In ogni caso visitando le Saline di Trapani e Marsala potrete godere di un’immersione profonda in un ambiente unico, dove la natura e la storia umana si mescolano in ogni granello di sale… e magari comprare una bella treccia del famoso aglio rosso di Nubia, perché non si sa mai!
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