Il “Sultano” di Cefalù: l’inquietante storia di Aleister Crowley

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Per poter aderire alla sua setta bisognava portare un notevole contributo di denaro, inoltre per far parte del “crowleysmo” bisognava osservare alcune regole fondamentali: gli uomini dovevano avere la testa rapata, le donne dovevano avere i capelli biondi o rossi (anche tinti).

Aleister Crowley e l’Abbazia di Thèlema: un sogno nero in Sicilia

 Aleister Crowley
Aleister Crowley, Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Non è l’incipit per raccontare della solita storia che riguarda sette sataniche o pseudo-religiose con il santone o il veggente di turno di cui spesso si sente parlare, ma stiamo parlando del celebre Aleister Crowley, artista, intellettuale, mistico, narratore e poeta ritenuto una delle figure più influenti nella cultura del Novecento, nonché un’indiscussa autorità nel mondo della magia, in quanto uno fra i principali maestri delle scienze occulte del XX secolo.

Siamo negli anni venti del secolo scorso, in una villetta solitaria che sorge in contrada Santa Barbara non lontana dall’abitato della cittadina di Cefalù. In una casa che ad osservarla nelle condizioni in cui versa oggi non sembra niente di più di una qualsiasi abitazione abbandonata, questo misterioso personaggio, dopo aver compiuto numerosi viaggi in giro per il mondo, fondò l’Abbazia di Thèlema. Una scuola “iniziatica” che si basava su rituali esoterici, un centro di studio, pratica e devozione delle arti magiche da egli definita come “Collegium ad Spiritum Sanctum”. Ad affittare l’edificio al Crowley, tramite un sensale chiamato don Giosuè, fu il barone Carlo La Calce, discendente di un’antica famiglia cefaludese, che si vociferava occasionalmente, partecipasse a qualche rituale magico.

A Cefalù, Aleister assieme ai suoi adepti, visse inizialmente quasi del tutto inosservato. Qualche chiacchiera, qualche movimento di curiosità in principio, quando gli ospiti apparvero in città, poi in generale un silenzio completo intorno alla villa degli “stranieri”.

Un mondo a parte: le regole di Thèlema

Ma dentro quella casa, un edificio ad un piano composto da cinque stanze che Crowley subito modificò rimuovendo tutte le porte interne per creare un unico locale, si praticavano misteriosi rituali satanici e orgiastici uniti all’uso di sostanze stupefacenti. La grande stanza centrale venne trasformata in un tempio dotato di un piccolo altare, che presentava un pavimento in mattoni rossi con un pentagramma dipinto al centro. Tra lo scanno del maestro e l’altare stava un braciere sacrificale al quale erano appesi dei pugnali rituali. In un altro ambiente, la leggendaria “Chambre des Cauchemars” (Camera degli incubi), erano presenti decorazioni pittoriche esplicitamente erotiche, disegni di carattere diabolico e qualche scritta magica. In questa stanza, i suoi abitanti vivevano e si accoppiavano in libertà, mettendo in pratica le dottrine di Crowley (tutti avevano rapporti con tutti, anche di tipo omosessuale).

Sui muri dell’Abbazia era riportata anche la regola da seguire: “Fai ciò che vuoi sarà la tua legge, Amore è la legge, amore sotto la volontà, perché le persone libere e colte sentono per natura un istinto ed inclinazione che li spinge ad atti virtuosi, e li tiene lontani dal vizio, inteso come religione”.

Abazia di Thelema di Aleister Crowley
Una stanza dell’Abazia di Thelema – foto by Erik Albers – Opera propria CC0 (wikimedia.org)

La reazione di Cefalù tra curiosità e sospetto

Con il tempo la villetta, dove si diceva che si chiudevano le imposte all’inizio dei riti orgiastici, cominciò ad essere guardata con sospetto dalla gente del luogo che vedevano come fosse frequentata, oltre che dal suo “Guru” e dalle tre donne del suo piccolo “harem”, l’inglese Leah Hirsig, la francese Ninette Fraux e la ex attrice americana Jane Wolfe assieme a tre bambini (tutti figli di Crowley), anche da coppie o da visitatrici straniere che si fermavano solo per qualche tempo e poi ripartivano.

Tutte queste vicende legate a questi strani villeggianti e, cosa ancora più importante, la morte di uno studente di Oxford, Raoul Loveday (su questa morte, avvolta nel mistero, ufficialmente per una gastroenterite, è rimasta molta incertezza), attirarono l’attenzione delle autorità che da tempo tenevano d’occhio l’Abbazia e il suo fondatore.
Inoltre la moglie del Loveday, Betty May, che detestava Crowley, quando tornò in Inghilterra cominciò a parlare male di quello che succedeva nella villa di Cefalù. Del fatto si interessò persino la stampa inglese: un giorno arrivarono nella cittadina madonita un gruppo di giornalisti inglesi attratti da quella figura così controversa e da quel “covo di depravazione” come era considerata l’Abbazia di Thèlema, di cui si raccontavano tante cose strane.

D’altra parte tutti questi accadimenti sospetti e le voci che giravano in paese, non potevano passare inosservate, così nell’aprile del 1923, il severo commissario di P.S., cavaliere Nicolaci, anche sollecitato dalle numerose denunce soprattutto da parte di ecclesiastici, ordinò un’ispezione, giusto perché in quel luogo, oltre a ciò che si diceva accadesse al suo interno, si pensava anche che circolasse della droga. Essendo assente Aleister Crowley, furono le donne, senza non poco imbarazzo, a mostrare la casa per la perquisizione al funzionario e agli agenti di P.S. incaricati (le signore, arrossendo qua e là, precisarono che i bimbi non avevano accesso a certe stanze, dedicate solo agli adulti).

La perquisizione operata non condusse al ritrovamento di alcuna traccia di droga, quindi gli agenti se ne tornarono a riferire al capo di quelle strabilianti curiosità scoperte dentro la villa.

L’Esilio di Aleister Crowley e la fine del sogno

Poco tempo dopo il Crowley, ufficialmente sospettato dalle autorità di attività antifasciste, fu espulso dall’Italia per ordine di Benito Mussolini (il primo maggio scortato da due carabinieri fu fatto salire su di una nave diretta a Tunisi), segnando la fine dell’Abbazia di Thèlema che, dopo un po’ di tempo, venne chiusa e cadde lentamente nell’oblio.

Contrariamente a quanto si possa pensare vi fu, da parte di molti cefaludesi, un’ondata di solidarietà nei confronti della comunità di Thèlema che portò addirittura ad una petizione contro l’ordine di espulsione (iniziativa che si rivelò inutile).

Dopo la “cacciata” di Aleister Crowley dall’Italia, le sue concubine vendettero mobili e arredi della villetta per saldare i numerosi debiti che egli aveva contratto e pagare il viaggio di ritorno nei loro paesi d’origine (solo Ninette Fraux, che era stata allontanata dall’Abbazia, rimase a Cefalù nonostante le molte difficoltà di natura economica che viveva).

Si dice anche che non appena la villetta fu abbandonata, alcuni vicini, che mal sopportavano quel che succedeva in quel luogo, danneggiarono molte delle pareti che erano colme di raffigurazioni oscene eseguite dallo stesso Crowley: alcune di queste pitture murarie, estremamente realistiche, sono ancora in parte visibili (diversi di questi dipinti, che erano stati occultati, furono riportati alla luce dal regista Kenneth Anger che nel 1955 girò un film sull’Abbazia di Thèlema).

Negli anni si sono susseguiti alcuni tentativi di ripristinare i dipinti della villetta nell’intento di farla diventare un Museo del culto di Thèlema, ma tutto si è rivelato vano. Oggi tutto è abbandonato e l’edificio, decrepito e ridotto allo stato di rudere, è avvolto dalla vegetazione che la copre quasi totalmente al punto da renderne difficile l’individuazione.

Nicola Stanzione

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Nicola Stanzione
Nicola Stanzione
Innamorato di Palermo ed esperto dei suoi palazzi storici, monumenti, usi, costumi e tradizioni

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