Ci sono luoghi di Palermo nei quali la storia sembra essersi depositata lentamente, secolo dopo secolo. È il caso delle Mura della Pace, nella parte sud-orientale del centro storico, tra via Garibaldi, via Mura della Pace e via Gaetano Filangeri. Oggi ne rimangono alcuni tratti, insieme alla chiesa di Santa Venera e a un giardino appartato, quasi nascosto alla vista. Ma un tempo questo era uno dei punti più importanti della città: qui si trovava la Porta di Termini, uno degli antichi accessi di Palermo, e qui si incontravano le mura medievali, le grandi fortificazioni cinquecentesche, una chiesa nata dal ricordo della peste e, più tardi, la singolare Compagnia della Pace.
Dalla Porta di Termini alle nuove fortificazioni
La Porta di Termini è documentata almeno dal XII secolo e segnava l’uscita orientale della città lungo la strada che conduceva verso Termini Imerese. Fu più volte coinvolta nelle vicende militari di Palermo, ma il suo destino cambiò radicalmente nel Cinquecento, quando la diffusione delle armi da fuoco rese ormai inadeguate le antiche fortificazioni medievali. La monarchia spagnola avviò allora un grande programma di potenziamento delle difese urbane e Palermo venne circondata da nuovi bastioni. Anche la zona di Porta Termini fu trasformata e, tra il 1536 e il 1571, sorse il grande bastione destinato in seguito a essere chiamato Bastione della Pace.
Ma dentro questa nuova architettura militare rimaneva una presenza molto più antica: la chiesa di Santa Venera.
Santa Venera, la santa della peste
La storia di questo edificio religioso è legata alla grande paura della peste. Nel 1493, secondo la tradizione, Palermo fu colpita da una terribile epidemia e i cittadini invocarono l’intercessione della santa. Quando il contagio cessò, il culto di Santa Venera si rafforzò e il Senato cittadino ne promosse la venerazione e la costruzione di una chiesa. Poi la peste tornò nel 1529-1530, e la devozione divenne ancora più forte.
A ricordare quel particolare momento della storia palermitana rimane una delle opere più importanti legate alla chiesa: la grande tavola dipinta nel 1527 da Mario di Laurito, con la Madonna col Bambino e i santi Venera, Rocco, Sebastiano e altri protettori della città. L’opera, oggi al Museo Diocesano di Palermo, racconta attraverso le immagini una Palermo che davanti alla malattia cercava protezione nella fede.
La storia della chiesa avrebbe assunto però un significato quasi paradossale. Con la costruzione delle nuove fortificazioni, Santa Venera venne inglobata nel sistema difensivo e durante il viceregno di Giovanni de Vega fu utilizzata anche come lazzaretto. La chiesa nata come ringraziamento per la fine di una peste diventava così un luogo destinato ad accogliere gli ammalati. Più tardi venne restaurata e restituita al culto. Nel frattempo, proprio accanto a quelle mura destinate alla guerra, stava nascendo qualcosa di completamente diverso.
La Compagnia della Pace e il bastione
Alla fine del Cinquecento sorse la Compagnia di Santa Maria della Consolazione, conosciuta come Compagnia della Pace. Il suo compito era singolare: intervenire nelle controversie e cercare di ricomporre le discordie tra i cittadini. In una Palermo nella quale l’onore, le rivalità familiari e le questioni di prestigio potevano trasformarsi in conflitti duraturi, il sodalizio si propose di riportare le parti alla concordia.
La prestigiosa Compagnia riuniva esponenti della nobiltà, del clero e della società più autorevole della città e, nel 1616, sotto il viceré Pedro Téllez-Girón, duca d’Ossuna, il suo ruolo venne riconosciuto ufficialmente. La sua attività non fu però soltanto conciliativa. Nello stesso periodo nacque il Monte di Santa Venera, destinato ad aiutare i poveri attraverso prestiti garantiti da beni dati in pegno. La Pace diventava così anche assistenza concreta.

Nel Seicento la funzione militare del bastione diminuì e la Compagnia ottenne alcuni degli spazi della fortificazione. Il 4 settembre 1657 venne posta la prima pietra del nuovo oratorio, benedetto tre anni dopo. Ma l’edificio sarebbe diventato presto qualcosa di molto più importante di una semplice cappella confraternale. Costruito sopra la Porta di Termini, finì per trasformare lo stesso ingresso della città in una scenografica architettura religiosa.
La facciata, completata nel 1668, era ornata da una ricca decorazione in pietra da taglio, con balconate, cornici e nicchie. Al centro si trovava la statua dell’Immacolata Concezione, affiancata da quelle di Santa Rosalia e Santa Venera. All’interno, l’oratorio era impreziosito da stucchi dorati e marmi policromi, mentre altri ambienti custodivano i ritratti dei governatori della Compagnia. Nel 1724 la facciata e i fianchi furono ulteriormente abbelliti.
Dove un tempo si apriva una porta destinata a difendere la città, la Compagnia aveva dunque costruito un’immagine monumentale della Pace. Il bastione smetteva in questo modo di essere soltanto una macchina militare diventando il simbolo stesso della confraternita.
Di quel mondo rimangono oggi la chiesa, parte delle antiche strutture e il giardino delle Mura della Pace, uno spazio appartato dove la vegetazione ha finito per avvolgere le pietre del vecchio bastione. È difficile immaginare che qui un tempo si trovasse uno degli ingressi più importanti della città e che sopra queste mura si innalzasse un oratorio riccamente decorato.
La demolizione, Garibaldi e ciò che resta
Poi arrivò l’Ottocento e con esso la fine di quel paesaggio.
Dopo le rivolte del 1820 e del 1848, il governo borbonico guardava con sospetto alle antiche porte e alle fortificazioni, che potevano diventare punti di appoggio per gli insorti. Nel 1852 il generale Carlo Filangieri ordinò la demolizione della Porta di Termini e dell’Oratorio della Pace. La chiesa di Santa Venera fu invece risparmiata e proprio la sua sopravvivenza permette oggi di comprendere ciò che un tempo esisteva intorno ad essa.
Otto anni dopo, nel 1860, questa parte della città sarebbe tornata protagonista della storia palermitana. I garibaldini entrarono in città durante l’insurrezione contro i Borbone e attraversarono anche l’area dell’antica Porta di Termini, ormai demolita. La porta non c’era più, ma il suo antico varco continuava a esistere e la strada che vi conduceva avrebbe assunto il nome di via Giuseppe Garibaldi.
Da allora il volto della città è cambiato ancora molte volte. Di Porta Termini resta la memoria, dell’oratorio restano le testimonianze documentarie e della grande fortificazione sopravvive soltanto una piccola parte.
La chiesa di Santa Venera e le Mura della Pace oggi

In tempi recenti, la chiesa di Santa Venera è stata restaurata dagli architetti Filippo e Francesco Terranova, con il sostegno della Nobile Compagnia della Madonna della Consolazione, ancora oggi attiva e custode della propria antica tradizione, e le Mura della Pace sono ancora lì, accanto alla chiesa di Santa Venera.
Guardandole oggi è difficile non pensare al singolare destino di questo luogo. Le mura furono costruite per difendere Palermo dalla guerra; la chiesa nacque dal ricordo della peste; il bastione divenne poi sede di una confraternita che cercava di riconciliare gli uomini e di aiutare i più poveri. Guerra, fede, malattia, carità e pace si sono così incontrate nello stesso punto della città.

È questa la storia delle Mura della Pace e di Santa Venera: una storia nella quale le pietre non cancellano il passato, ma continuano a raccontarlo. E forse, proprio oggi, quella parola incisa nella memoria di questo luogo acquista un significato ancora più grande:
PACE.
Una parola semplice, antica, quasi dimenticata nella sua straordinaria necessità. La scelsero come nome uomini che cercavano di mettere fine alle discordie tra i propri concittadini. La posero sopra un bastione nato per la guerra, come se volessero ricordare che anche le pietre costruite per difendersi possono, con il tempo, diventare il luogo da cui invocare la concordia.
Oggi, mentre in diverse parti del mondo le guerre continuano a seminare morte, distruzione e paura, quelle antiche mura sembrano consegnarci un messaggio che non appartiene soltanto al passato.
Nicola Stanzione