Il Carcere dell’Ucciardone e la dura vita dietro le mura

Autore:

Categoria:

25,584FansLike
1,315FollowersSegui
633FollowersSegui

Ogni volta che passo sotto le mura del Carcere dell’Ucciardone di Palermo, a pochi passi dal porto, si stringe il mio cuore immaginando che dentro ci sono rinchiuse delle persone. Certo, si tratta di delinquenti, sbandati o comunque persone che stanno pagando un debito con la Giustizia, e tuttavia… Penso come sarà difficile far convivere questo microcosmo complesso in cui si intrecciano storie e destini di una umanità diversificata.

Con la sua mole imponente dietro mura che sembrano antichissime, l’Ucciardone appare come un monumento, un vecchio castello trasformato in istituto di pena. Invece si tratta di un’architettura penitenziaria del periodo borbonico, dunque del XIX secolo, che al suo sorgere doveva apparire una struttura avanguardistica per quell’epoca.

Andiamo a scoprire le sue origini, l’evoluzione architettonica e dare uno sguardo alla vita che si svolge all’interno delle sue mura.

Origini e contesto storico

La fondazione del Carcere dell’Ucciardone risale all’inizio del XIX secolo, in un periodo di grandi cambiamenti per il Regno delle Due Sicilie ed il sistema detentivo precedente era ormai considerato eccessivamente inumano e crudele. Anche il vecchio edificio alla Cala, la Vicarìa, era considerato inadeguato per cui nel 1837, su progetto di Vincenzo di Martino, Nicolò Puglia e Luigi Speranza, furono iniziati i lavori per la costruzione di un nuovo carcere: le Grandi Prigioni all’Ucciardone.

Panopticon - modello ideale del carcere Ucciardone
Panopticon di Jeremy Bentham – by wikipedia.org

Il progetto iniziale aveva l’intento di creare una struttura moderna e funzionale, ispirata ai principi del Panopticon di Jeremy Bentham. Questo modello architettonico, teorizzato alla fine del XVIII secolo, prevedeva una struttura circolare con una torre centrale di controllo da cui era possibile sorvegliare tutti i detenuti senza che questi potessero sapere se fossero effettivamente osservati. L’obiettivo era quello di creare un sistema di sorveglianza in grado di favorire l’ordine e la disciplina all’interno del carcere.

Tuttavia, il progetto originario dell’Ucciardone subì delle modifiche significative a causa di problemi strutturali imprevisti. La presenza del torrente Passo di Rigano nel sottosuolo causò cedimenti che costrinsero a interrompere i lavori e a rivedere il progetto iniziale. L’edificio centrale e la rotonda sprofondarono di oltre 4 metri per cui l’architetto Emmanuele Palazzotto, a cui vennero affidati i lavori di completamento, realizzò due muri di separazione per stabilizzare la struttura e consentire l’avvio delle attività: nel 1842 i carcerati della ormai obsoleta Vicaria lungo il Cassaro, vennero trasferiti nella nuova struttura.

Evoluzione architettonica e trasformazioni strutturali

L’Ucciardone, così come si presenta oggi, è il risultato di una serie di interventi e trasformazioni che si sono susseguite nel corso del tempo. Nonostante le modifiche apportate al progetto originario, è ancora possibile individuare alcuni elementi che rimandano all’idea del Panopticon, come la struttura centrale e la disposizione delle celle. Tuttavia, a differenza del modello benthamiano, l’Ucciardone non presenta una forma perfettamente circolare, ma piuttosto una pianta irregolare, adattata alle caratteristiche del terreno e alle esigenze funzionali.

Nel corso degli anni, inoltre, il carcere ha subito diversi interventi di ampliamento e ristrutturazione che hanno modificato la sua fisionomia originaria. In particolare, sono state realizzate nuove sezioni detentive, destinate ad accogliere un numero sempre maggiore di detenuti. Queste nuove sezioni, pur mantenendo una certa coerenza stilistica con il resto dell’edificio, presentano delle caratteristiche architettoniche differenti che riflettono le diverse esigenze e concezioni della detenzione nel corso del tempo.

Perché il carcere dell’Ucciardone si chiama così?

L’origine del nome è incerta, ma una teoria popolare lo fa derivare dal siciliano “u ciarduni“, a sua volta dal francese “chardon” (cardo), una pianta commestibile molto apprezzata dai palermitani, che un tempo cresceva nella zona. Un’altra ipotesi suggerisce che “Ucciardone” potrebbe derivare da un cognome siciliano, come Gucciardi o Guzzardo, di qualche proprietario dei terreni.
Tuttavia, anche se per i palermitani il carcere è chiamato Ucciardone, dall’8 gennaio del 2018, l’istituto è stato intitolato al maresciallo degli agenti di custodia Calogero Di Bona, ucciso dalla mafia nel 1979.

La vita dentro le mura dell’Ucciardone

Detenuto all'Ucciardone immagine AI

La vita all’interno del carcere appare terribile agli occhi di chi è fuori: la mancanza della libertà deve essere una privazione durissima. Come è facile supporre, la detenzione dei detenuti è scandita da regole rigide e ritmi ben definiti che regolano ogni aspetto della quotidianità. Gli spazi del carcere sono organizzati in modo da garantire la sicurezza, l’ordine e il controllo, ma anche da favorire, per quanto possibile, la rieducazione e il reinserimento sociale dei detenuti.

Le celle rappresentano lo spazio più intimo e personale e sono condivise da un certo numero di detenuti. Sono essenziali, con mobilio scarno e semplice: letti a castello, qualche armadietto, un cucinino… Sono dotate di servizi igienici, prese elettriche e accensione autonoma della luce. Alcune celle sono attrezzate per ospitare persone con disabilità.

Per favorire la socializzazione, l’attività fisica e lo svago dei detenuti, il carcere dispone di diversi spazi comuni compresi campi sportivi, teatro, palestra e biblioteca ed è valorizzato il lavoro e la formazione come strumenti fondamentali per favorire la rieducazione e il reinserimento sociale dei detenuti.
Per questo, all’interno del carcere sono presenti laboratori, officine e aule didattiche destinate allo svolgimento di attività lavorative e formative, oltre che delle aree verdi dove vengono svolte attività di giardinaggio e coltivazione di ortaggi, che offrono ai detenuti l’opportunità di apprendere nuove competenze e di trascorrere del tempo all’aria aperta.

Il sostegno spirituale è assicurato da diverse figure religiose che insieme ad alcuni volontari offrono assistenza e conforto ai detenuti di ogni culto e religione.

I colloqui con i familiari rappresentano un momento fondamentale per il mantenimento dei legami affettivi e per il sostegno morale dei detenuti. Il carcere dispone di diverse sale colloqui, alcune delle quali attrezzate con aree verdi e ludoteche per i bambini che vanno a fare visita ai parenti detenuti.

L’Ucciardone oggi: sfide e prospettive

L’Ucciardone è una casa di reclusione, ed è importante distinguere la differenza tra Casa Circondariale e Casa di Reclusione. 

la Casa Circondariale è destinata a persone in attesa di giudizio o condannate a pene inferiori a cinque anni. Ogni città dove ci sia un tribunale dovrebbe averne una: a Palermo c’è la Casa Circondariale di Pagliarelli

La Casa di Reclusione ospita detenuti con condanne definitive superiori a cinque anni: l’Ucciardone è stato trasformato in casa di reclusione il 2 settembre 2014.

Oggi, il Carcere dell’Ucciardone ospita circa 600 detenuti che è il massimo della capienza consentita dalla struttura e, nonostante gli sforzi compiuti per migliorare le condizioni di vita al suo interno per favorire la rieducazione dei detenuti, continua ad affrontare diverse sfide. Il sovraffollamento, la carenza di personale e la difficoltà di accesso ai servizi sanitari e sociali rappresentano solo alcune delle problematiche concrete che ostacolano il raggiungimento degli obiettivi di riabilitazione e reinserimento sociale.

Si capisce, è difficile gestire un istituto di pena, tuttavia la rieducazione e il reinserimento sociale dei detenuti rimangono una priorità per ridare speranza e offrire una seconda occasione a tutte quelle persone che per diverse ragioni hanno vissuto una vita deragliata. 

Il carcere dell’Ucciardone di Palermo si trova in via Enrico Albanese 3, vicino al quartiere Borgo Vecchio nei pressi del porto: speriamo non ne abbiate mai bisogno!

Saverio Schirò

Fonti:

Ti è piaciuto? Condividilo con gli amici!

Rimani aggiornato su Telegram

Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ti potrebbe interessare anche...

Dove si trovava la Porta d’Ossuna di Palermo?

La Porta d'Ossuna rappresenta un importante capitolo della storia di Palermo e delle sue antiche mura difensive. Costruita all'inizio del XVII secolo, la porta...

Un destino travagliato: Margherita di Navarra

Origini e matrimonio La regina Margherita di Navarra, come la suocera Elvira di Castiglia, era di origine spagnola, ma le due donne, rispettivamente moglie e...

Quel Natale del 1194: Jesi nuova Betlemme?

Natale del 1194, a Jesi, nelle Marche, dopo un lento e faticoso procedere sotto vento, freddo, pioggia, neve, un'imperatrice già grande di età si...

Santa Rosalia dei naviganti

Fino ai primi del ‘900, su Monte Pellegrino esisteva una grande statua di Santa Rosalia dei naviganti, circondata da un porticato e situata su...

Il Palazzo dei normanni: una storia lunga più di duemila anni

Il complesso monumentale del Palazzo dei Normanni o Palazzo Reale di Palermo, come adesso lo vediamo,  è molto diverso da quel meraviglioso edificio raccontato...

Carusi, addevi e picciriddi: i bambini in Sicilia

Sono molti i modi in cui chiamiamo i bambini in Sicilia. Dipende dalle diverse province dell’isola dove il termine bambino cambia, pur mantenendo lo...