Chi possiede animali, chi ama fare gite e scampagnate prima o poi avrà a che fare con la possibile puntura di zecca. Quegli animaletti piatti piatti, per niente simpatici, che diventano gonfi come piccole vescicole quando si sono nutriti del sangue dell’ospite.
Se un giorno dovesse capitarvi di trovarne una addosso, non lasciatevi prendere dal panico, né tantomeno è necessario correre al Pronto Soccorso.
Qualche informazione sulle zecche
Le zecche sono artropodi, appartenenti alla classe Arachnida, come i ragni e gli scorpioni, per intenderci. Sono ectoparassiti obbligati, che significa che vivono al di fuori degli animali ospiti nutrendosi del loro sangue. Non fanno distinzione tra animali domestici, selvatici (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi) e all’occorrenza anche dell’uomo.
Le zecche sono vettori di molteplici zoonosi, potendo trasmettere agenti patogeni come virus, batteri, protozoi ed elminti. In Italia, sono presenti due famiglie principali di zecche: le Ixodidae (zecche dure), caratterizzate da uno scudo dorsale chitinoso, e le Argasidae (zecche molli), sprovviste di scudo. La specie di zecca europea più diffusa è Ixodes ricinus, che è un vettore per una vasta gamma di patogeni batterici.
Se un giorno doveste trovare una zecca addosso, non lasciatevi prendere dal panico. Non tutte le zecche sono pericolose per l’uomo. Inoltre, non è detto che sia infetta e, anche se lo fosse, per trasmettere un’infezione deve rimanere attaccata alla pelle per almeno 24 ore. È importante sapere che solo una percentuale minima di zecche (circa l’1%) è contagiata, avendo dovuto nutrirsi del sangue di un animale infetto per diventarlo.
Come prevenire le punture di zecca
Se si abita in città è già più difficile avere dei contatti con le zecche, a meno che non abbiate animali in casa. Più rischioso quando si va in campagna o in montagna.
Tenete presente che le zecche non saltano e non volano. Stanno normalmente su fili d’erba aspettando il passaggio di qualche animale (uomo compreso, per lei non fa differenza). Possono anche andare incontro attivamente verso all’animale, attivate da stimoli chimici (CO2), olfattivi (feromoni), uditivi e tattili.
Per prevenire i contatti quando ci si trova in aree a rischio (zone montane, terreni incolti, zone marine con erba alta), è consigliabile indossare abiti che coprano il più possibile il corpo. Utilizzare camicie o maglie a maniche lunghe e pantaloni lunghi, inserendo questi ultimi dentro i calzini. Preferire abiti di colore chiaro, che sono meno attrattivi per gli artropodi e facilitano l’individuazione delle zecche.
Applicare repellenti sulla cute esposta, evitando di sdraiarsi o di addentrarsi in zone con erba alta o incolta.

Al termine dell’escursione, effettuare un attento esame visivo e tattile sulla pelle e sugli indumenti. Le zecche tendono a localizzarsi in particolare nelle parti molli e/o pelose: ascelle, orecchie, parte interna del ginocchio, collo, ombelico, inguine, fianchi, sulla testa e dietro le ginocchia. Una piccola zecca può essere scambiata per un neo, quindi è importante fare attenzione durante l’ispezione.
Spazzolare gli indumenti prima di entrare in casa e una volta dentro, fare la doccia e controllare gli abiti.
Se si hanno cani, trattarli con sostanze repellenti prima delle escursioni.
Il periodo di maggiore attività per le zecche, nei paesi a clima temperato, è quello primaverile ed estivo, in genere da maggio a ottobre. In inverno cadono in uno stato di quiescenza temporanea, rifugiandosi negli anfratti o sotto la vegetazione. Tuttavia, i cambiamenti climatici con l’aumento delle temperature possono prolungare il periodo di attività. Le zecche possono resistere per lunghi periodi a digiuno assoluto.
Cosa fare se troviamo addosso una zecca?

Se, nonostante le precauzioni, si trova una zecca attaccata alla pelle, la prima cosa da fare è rimuoverla prontamente, poiché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata della permanenza del parassita sull’ospite.

Per la rimozione utilizzare una pinzetta a punte sottili (ne vendono alcune dedicate): afferrare la zecca il più vicino possibile alla superficie della pelle, alla base del rostro (l’apparato boccale che la tiene attaccata). Applicare una piccola rotazione antioraria (o tirare dolcemente) finché il parassita non si stacca. Un leggero movimento di rotazione è preferibile per evitare che il rostro rimanga infisso.
È importante non applicare alcun prodotto (disinfettante, olio, alcool, ecc.) prima della rimozione, in quanto potrebbero indurre la zecca a rigurgitare, aumentando il rischio di trasmissione di agenti patogeni. Ovviamente, durante la rimozione, prestare la massima attenzione a non schiacciare il corpo della zecca per evitare il rigurgito.
Se il rostro dovesse rimanere attaccato, non bisogna allarmarsi; si può riprovare con la pinzetta, la punta di un ago sterile o aspettare che il corpo lo espella naturalmente.
Solo dopo aver rimosso la zecca, pulire e disinfettare la zona. Ricordate che la piccola crosticina nella sede della puntura è assolutamente normale.
La zecca si attacca conficcando il rostro e secernendo una sostanza cementante per rimanere ancorata. Il morso è generalmente indolore perché la saliva contiene una sostanza anestetica. La zecca succhia il sangue alternando suzione e secrezione salivare, la quale ha anche funzione anticoagulante e vasodilatatrice. Al termine del pasto, la zecca può aumentare di dimensioni fino a 3-4 volte.
Tenete presente che la puntura di zecca normalmente non causa fastidio o dolore nell’immediato. Se dopo qualche giorno sopraggiunge un prurito sospetto, specialmente dopo essere stati in luoghi a rischio, considerate che potrebbe essere successo. A questo punto, tenete la zona sotto controllo per circa 40 giorni e, soprattutto, accertatevi che non compaiano febbre o altri sintomi sospetti.
Quali malattie vengono trasmesse dalla puntura di zecca?
Le malattie trasmesse dalla puntura di zecca possono essere diverse, alcune direttamente causate dal contato col paraassita altre dovuta all’infezione trasmessa dal parassita ad animali di cui l’uomo si nutre. Le più comuni, benché siano considerate rare, sono essenzialmente tre. Due sono batteriche, dunque curabili con antibiotici specifici, una terza ancora più rara (specialmente dalle nostre parti, nel Sud Italia, dove è quasi assente) è virale e dunque più pericolosa.
Febbre bottonosa del Mediterraneo
È la rickettsiosi più diffusa nell’area del Mediterraneo e in Italia. Viene trasmessa da diverse specie di zecche dure, parassiti abituali di cani e altri animali domestici e selvatici. Generalmente la malattia ha un periodo di incubazione fra 5 e 7 giorni dopo il morso della zecca infetta. L’esordio è improvviso, con sintomi simili a quelli dell’influenza (febbre moderata o elevata accompagnata da brividi, astenia, cefalea, malesseri generali). Dal terzo al quinto giorno di incubazione la malattia si manifesta con un esantema maculo-papuloso che interessa anche le piante dei piedi e i palmi delle mani. Questo è il sintomo della vasculite dovuta all’infezione. Nei casi non complicati, un trattamento antibiotico riesce a fermare la febbre nel giro di 2-3 giorni.
Borrelliosi o Malattia di Lyme.

E’ un’infezione batterica trasmessa dalle zecche, ed interessa inizialmente la pelle, ma può diffondersi al cuore e al sistema nervoso in generale. L’origine del nome della malattia si deve alla cittadina di Lyme negli Stati Uniti, dove si verificò un’epidemia di questo male, negli anni settanta.. Dalle nostre parti è rarissima.
Il sintomo principale che la caratterizza è un eritema, inizialmente a forma di bersaglio, che si sposta (ECM, eritema cronico migrante). Nel circa 10% dei casi può non essere visibile. In ogni modo, l’eruzione cutanea è spesso accompagnata da spossatezza, mal di testa, dolori muscolari e debole febbre.
Se diagnosticata in breve tempo è facilmente curabile con antibiotici specifici. Se non riconosciuta o trascurata può provocare problemi più gravi tra i quali artrosi alle ginocchia e dolori reumatici.
Meningoencefalite da zecca o TBE
Si tratta di una malattia virale trasmessa da zecche infette. In Italia è stata diagnosticata per la prima volta nel Bellunese nel1994 e sono quasi tutti i quella zona i casi scoperti. Per altro pochissimi.
Come per la maggior parte delle malattie virali non c’è cura ma fortunatamente è difficilissimo che possa dare complicazioni. Sono più a rischio le persone anziane e debilitate, mentre nei bambini è praticamente quasi innocua e asintomatica.
Dopo il morso di zecca infetta nell’uomo, solo nel 30% dei casi circa, dopo 3-28 giorni si manifestano sintomi semiinfluenzali come febbre alta, mal di testa importante, mal di gola, stanchezza, dolori ai muscoli e alle articolazioni per 2-4 giorni. Poi la temperatura scende e in genere non ci sono ulteriori conseguenze. Nel 10-20 per cento di questi casi, dopo un intervallo senza disturbi di 8-20 giorni, inizia una seconda fase caratterizzata da disturbi più gravi che interessano il sistema nervoso centrale.
Per chi vive in zone a rischio o pratica lavori a rischio (come boscaioli, pastori,guardie forestali…) esiste la possibilità di vaccinarsi.
In conclusione
Niente allarmismi, dunque, ma neppure trascuratezza: nel caso di sintomi dubbi, specie dopo possibili contatti con il parassita (che sia stato individuato o meno) bisogna rivolgersi al medico che potrà indirizzarvi, nei casi sospetti, da specialisti infettivologi.
Saverio Schirò
| Fonti: | – Epicentro – Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica a cura del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute |
| – Wikipedia L’Enciclopedia Libera | |
| – http://www.ilmountainrider.com/natura/puntura-di-zecca-cosa-devi-sapere/ | |
| – foto di copertina tratta da depositphotos.com |