Pasqua a Piana degli Albanesi

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Foto di Giorgio Lucito
Foto di Giorgio Lucito

Solennità delle solennità, per lungo tempo unica festa dei cristiani, la Pasqua è il vertice della liturgia cristiana. Una festa preparata da quaranta giorni di penitenza e che adesso si celebra lungo una intera settimana. A Piana degli Albanesi alla Pasqua ricchissima di segni e simboli della liturgia, si accompagnano numerosi tradizioni che la rendono un evento speciale da “gustare” oltre l’aspetto religioso.

La liturgia latina e quella greco-ortodossa nel corso dei secoli si sono diversificate ed è una vera opportunità religiosa e culturale potere vivere la ricchezza del Rito greco-bizantino, proprio a pochi passi da Palermo nella comunità Arbëreshë di Piana degli Albanesi. Già, perché la comunità religiosa è ormai assimilata alla chiesa cattolica, ma i riti e le celebrazioni liturgiche hanno conservato tutti i particolari e la ricchezza espressiva del rito greco-bizantino. Paramenti suggestivi, manifestazioni folcloristiche, canti e liturgie affascinanti ne fanno un vero tesoro da conoscere, partecipare e diffondere: un vero patrimonio religioso e culturale.
Quella che nel rito latino si chiama Settimana Santa, in quello greco prende il nome originale con cui era conosciuta sin dagli inizi a Gerusalemme: la grande settimana (Java e Madhe) ed in realtà ha un prologo il venerdì che precede la Domenica delle Palme. Si celebra in questo giorno la rievocazione della Resurrezione di Lazzaro (Lazëri) che prevede una sorta di processione di giovani e meno giovani guidati dal sacerdote (Papàs), che cantano di casa in casa “il miracolo che operò il Signore in quella città chiamata Betania […] Lazzaro, Lazzaro, alzati e racconta…” E invitano coloro che ascoltano l’annuncio a gioire e portare dolciumi, frutta secca e uova, segno di rinascita.


La Domenica delle Palme (E Diellja e domenica delle palmeRromollidhet) segna l’inizio ufficiale della grande settimana con la rievocazione dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme.
I festeggiamenti iniziano nella chiesa di S. Nicola di Mira, ricostruita nel 1610 e arricchita da una splendida iconostasi del 1600. Davanti al sagrato della chiesa si svolge il rito della benedizione delle palme e dei rami d’ulivo e poi si sale in processione verso San Demetrio, la cattedrale del paese. Il vescovo (Eparca), avvolto nel manto (mandías),  in groppa ad un asinello, guida la processione recando in mano un crocifisso ed una piccola palma. Il corteo attraversa il corso principale del paese fino alla Cattedrale, dove si celebra la Divina Liturgia.


Il Giovedì Santo (E Intja e Madhe). Con questo giorno ha inizio il Triduo pasquale. In origine la festa nacque a Gerusalemme e prevedeva due celebrazioni: una pomeridiana che concludeva la Quaresima ed una vespertina, la messa in Cena Domini, in cui si rievocava l’istituzione della Eucarestia. Col tempo la celebrazione della seconda ha avuto il sopravvento rimanendo l’unica nelle chiese ortodosse.
La parte più suggestiva rimane “la lavanda dei piedi”. I Papas stanno riuniti intorno alla sacra Mensa (Trapeza) e l’Eparca, spogliatosi dei paramenti sacri ricalca il gesto che aveva fatto Gesù durante l’ultima cena: armato di catino e tovaglia lava i piedi ai commensali che rappresentano gli apostoli. Il rito è accompagnato dalla lettura in albanese del Vangelo di Giovanni. Uno dei Papas impersona San Pietro, e come racconta il Vangelo inizialmente rifiuta il gesto umile del Maestro per poi accettarlo, facendosi lavare simbolicamente per intero dal vescovo.


Foto di Daniele Aiavolasit
Foto di Daniele Aiavolasit

Il Venerdì Santo (E Premtja e Madhe): prevede una celebrazione mattutina attorno al Taphos, un quadro raffigurante il Cristo morto, mentre il Coro intona antiche melodie che culminano nel bellissimo canto Simeron Kremate. Nel pomeriggio, suggestivi e malinconici canti in albanese (Vajtimet – Lamentazioni), piangono la Passione e la Morte del Cristo, durante la processione, preceduta dal Crocifisso posto in un’urna adornata di fiori. Durante il corteo i canti funebri vengono accompagnati da strumenti di legno molto particolari, di origine bizantina e le campane legate in segno di lutto sin dal Giovedì Santo, verranno sciolte solo a Pasqua.


Il Sabato Santo (E Shtunia e Madhe): si caratterizza per le invocazioni a Dio perché conceda a Cristo la vittoria sulla morte. All’inizio della liturgia avvengono i battesimi dei bambini secondo lo splendido rito bizantino e poi avviene l’annuncio della Resurrezione (intorno a mezzogiorno secondo l’usanza Ortodossa) ed il Papas cosparge le navate della chiesa di foglie di alloro, simbolo della gloria di Dio.
A mezzanotte  clero e fedeli in una scia di candele accese si dirigono sul sagrato della Cattedrale san Demetrio, dove il Celebrante, prima di entrare, con un suggestivo dialogo, intima alle potenze del male di non ostacolare il passaggio. Le porte del tempio si spalancano e il corteo, intonando il Christós anésti (Cristo è risorto) in greco ed in albanese (Krishti u ngjall), entra nella chiesa illuminata a gran festa. Terminata la funzione liturgica, gruppi corali sfilano per le vie cittadine al canto dell’Anástasis (Resurrezione): “Cristo è risorto!” a cui si risponde: “è veramente risorto!


Foto di Daniele Aiavolasit
Foto di Daniele Aiavolasit

La Domenica di Pasqua (Pashkët): è davvero il giorno specialissimo in cui si condensano religione, folklore e identità albanese tutte in una funzione.
Si inzia alle 10 del mattino in cattedrale col pontificale celebrato dall’Eparca attorniato dai Papas, tutti avvolti negli antichi e ricchi paramenti sacri (un solo altare, una sola eucarestia, secondo il canone greco-bizantino). Tra canti e rituali in greco antico, ampie volute di incenso, tra i colori e gli ori delle icone che circondano il presbiterio, si celebra il trionfo di Cristo risorto. Trionfo che si estende anche al di fuori della chiesa, con i festoni, le fronde, i teli ricamati che adornano i balconi lungo il corso principale. Proprio lungo questo percorso, dopo la celebrazione liturgica, sfilerà il magnifico corteo delle donne nel famosissimo costume tradizionale, fino a raggiungere in piazza la chiesa della Madonna Odigitria dove viene impartita dai papàs la benedizione (bekimi) delle uova rosse seguita dalla distribuzione ai fedeli e ai turisti che animano il paese. È una antichissima tradizione orientale del rito greco-bizantino e le famiglie arbëreshë di Piana degli Albanesi la vivono con passione. Simboleggiano la rinascita della vita, della fertilità e il cui colore ricorda il sangue di Cristo versato per tutti noi. Vengono inoltre liberate delle colombe bianche simbolo d’amore e di pace.

Una festa questa di Pasqua sentita da tutte le comunità albanesi non solo siciliane e non è raro potere assistere a raduni folkloristici di altre comunità italo-albanesi che si cimentano in danze, canti e balli tradizionali, a volte molto antichi.

 

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Staff member. Appassionato di Arte e Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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