Ducezio e la lega delle città sicule: un sogno di indipendenza

La storia di un guerriero siculo che voleva una Sicilia unita e libera

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Ducezio nacque intorno al 488 a.C. nella Sicilia sud orientale, forse a Menai (l’odierna Mineo) o Neai (l’odierna Noto). Fin da giovane dimostrò abilità militari e un grande carisma che gli permisero di guadagnarsi la fiducia e il rispetto del popolo che riuscì a unificare in una la lega di città sicule, coltivando il sogno di una Sicilia indipendente dalla dominazione greca.

Ducezio nella Sicilia del V secolo a.C.

La Sicilia ai tempi di Ducezio

La Sicilia di quel tempo era stata da secoli riconfigurata con la popolazione degli Elimi che occupavano la parte nord Occidentale, i Sicani che erano stati confinati oltre il fiume Salso ed i Siculi stanziati nella parte sud Orientale. Tuttavia proprio in quest’area, la facevano da padroni i sicelioti, cioè le popolazioni che provenivano dalla Grecia e avevano fondato numerose città: Zancle, Naxos, Leontinoi, Katane, Syrakousai, Megara Hyblaea e Ghelas, nella prima fase della colonizzazione greca.

Pur attraversando un periodo di relativa prosperità, queste città greche vivevano in continuo stato di conflitto cercando di aumentare il controllo delle risorse e del territorio.

Non era raro che guerrieri siculi e sicani venissero ingaggiati come mercenari nelle lotte tra i tiranni che cercavano di ottenere l’egemonia sulle più importanti città siceliote. Uno di questi condottieri mercenari fu proprio Ducezio, quando si schierò al fianco di alcuni insorti siracusani contro il tiranno Trasibulo considerato un crudele assassino. Cacciato il tiranno e instaurato un governo democratico a Siracusa, le città ed i territori sottratti ai siculi vennero restituiti agli abitanti locali. Questo successo accrebbe la notorietà di Ducezio presso il suo popolo e fu allora che egli concepì il progetto di unificare le città sicule e creare un potente stato indipendente in grado di competere con le città greche.

La lega delle città Sicule

Non fu un processo pacifico, naturalmente, ma una dichiarazione di guerra. Alla testa di un esercito di guerrieri, Ducezio intraprese una campagna di conquista dei territori controllati dai greci e nel 453 a.C. riunì la maggior parte delle città sicule, formando una lega chiamata Syntèleia, di cui fu capitale Palikè. La città di Paliké fu fondata su un’altura, vicino a due laghi sulfurei dove si trovava l’antico santuario degli dei Palici, divinità locali che avrebbero ispirato il nome della città (il sito archeologico in contrada Rocchitella, tra Mineo e Palagonia, è visitabile: Area archeologica di Paliké).

Nel 460 Ducezio fu eletto re della Syntèleia. Ovviamente le potenti città greche non potevano rimanere indifferenti a questa presa di potere ed il conflitto con Akragas e Siracusa divenne inevitabile.
Ducezio si rivelò un abile stratega ed un carismatico condottiero e per un certo periodo riuscì a tenere testa ai più organizzati rivali, conquistando nuovi territori: Aitna-Inessa (nei pressi di Paternò) nel territorio agrigentino assediò il castello di Mozio, nei pressi dell’odierna Canicattì, fino a conquistare l’importante roccaforte di Motyon (vicino a San Cataldo nel Nisseno)

In uno scontro epico, proprio sotto le mura di Paliké, l’esercito dei siculi fu in grado di battere una fortissima coalizione di siracusani e agrigentini guidata dal generale siracusano Bolcone. Al ritorno in patria, il generale fu accusato di tradimento, processato per la sconfitta subita e punito con la morte.

La disfatta di Ducezio e la fine di un sogno

Tuttavia, nel 450 a.C., come risposta all’offensiva del re siculo, agrigentini e siracusani si riorganizzarono ed allestirono un esercito congiunto. Le forze impari si scontrarono presso Nomai, una località non ancora identificata ( forse l’errata trascrizione di Noai, Noto) dove l’esercito della Syntéleia venne sbaragliato: molti soldati siculi furono fatti prigionieri, molti fuggirono verso l’interno e altri si arresero ai vincitori. Il sogno era finito.

Rimasto solo e disilluso, Ducezio fece un gesto estremo. Non sono chiare le ragioni e cosa volesse ottenere: forse sacrificarsi agli dei, riconoscere pubblicamente la propria sconfitta, chiedere clemenza?

Ducezio in ginocchio

Nottetempo entrò da solo a Siracusa e al mattino si fece trovare inginocchiato presso l’altare degli dei nella piazza pubblica. Immaginate la sorpresa delle persone davanti a questo spettacolo inaspettato: non sappiamo come fosse vestito ma lo immaginiamo in assetto di guerra ma con la spada e l’elmo tra le mani, in segno di resa. Un condottiero sconfitto ma fiero di avere creduto in una impresa impossibile.

Una volta preso in custodia, l’assemblea degli anziani e del popolo doveva decretare la sorte del prigioniero. Certamente il primo istinto era quello di condannarlo a morte con una esecuzione pubblica che fosse di monito per tutti, tuttavia, alla fine prevalse un giudizio di indulgenza e Ducezio venne esiliato a Corinto.

Le ragioni di questa clemenza sono ancora in discussione. Forse i governatori di Siracusa avevano ricordato i meriti del generale quando aiutò la città a liberarsi del proprio tiranno; forse volevano più semplicemente evitare di creare un martire che fomentasse nuove insurrezioni… non lo sapremo mai.

L’epilogo finale e la morte di Ducezio

La storia non era ancora finita. Tre anni dopo, Ducezio trovò il modo di rientrare in Sicilia insieme ad alcuni corinzi, nella costa nord, stavolta, presso l’odierna Caronia, dove avrebbe fondato una cittadina: Kalè Aktè.

A questo punto, lo storico Diodoro Siculo, sostiene che questo ritorno in Patria avesse scatenato una controversia tra Siracusa e Akragas che sarebbe poi sfociata nella battaglia di Imera del 446, dove gli agrigentini sarebbero stati sconfitti da Ducezio e i suoi alleati. Tuttavia, gli storici moderni hanno sollevato molti dubbi sulla ricostruzione di questa vicenda, che sarebbe più fosca ed intricata, ma poco importa.

Sappiamo per certo che proprio mentre si riorganizzava per riprendere il potere sui Siculi, Ducezio nel 440 a.C. morì improvvisamente: aveva circa 48 anni.

Con lui, moriva il sogno di unità e indipendenza dei Siculi, e chissà, della Sicilia intera. Un sogno mai sopito del tutto durante la lunga e travagliata storia della nostra Isola che è stata meta di conquista delle popolazioni più disparate. Tanto che oggi potremmo affermare che la vera natura dei siciliani sembra essere “geneticamente” multietnica… che per certi aspetti, può essere considerato un valore!

Saverio Schirò

Immagini elaborate con Image creator di Bing e Leonardo AI.

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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