A Palermo, nel quartiere della Kalsa, esiste una piccola contrada dalle origini antiche e dal nome molto particolare: i Lattarini.
Questo rione, di cui si ha notizia sin dal X secolo, era parte del più grande quartiere di Ibn Siqlâb, che ospitava il cuore della vita commerciale della città al tempo degli arabi. Qui, oltre ad una delle più grandi moschee dell’epoca, vi era l’importante mercato delle spezie (in lingua araba Suk-el-Attarin).
Nonostante gli stravolgimenti urbanistici derivati soprattutto dal Taglio della via Roma, tutt’ora quest’area conserva parte dell’antico tessuto viario che era tipico della Palermo medievale.
Scopriamo di più su come doveva apparire questa antica contrada.
La storia del quartiere Ibn Siqlâb
Nel periodo arabo, tra le due cittadelle fortificate del Cassaro e della Kalsa, iniziò a svilupparsi un’area urbana di importanza sempre maggiore. Qui si trovava una delle maggiori moschee della città, chiamata Ibn Siqlâb, che darà poi il nome all’intero quartiere.
Intorno alla moschea, che sorgeva al posto dell’attuale chiesa di San Nicolò da Tolentino, nacque un vero e proprio polo commerciale, che riuniva merci e mercanti provenienti da ogni parte del Mediterraneo.
Oltre alla zona del mercato, chiamata appunto Suk el Attarin, all’interno del quartiere si trovavano altre due contrade, quella degli ebrei e quella chiamata Abû Himaz, la zona dove verosimilmente i mercanti alloggiavano con le loro famiglie.
Uno dei primi riferimenti bibliografici sulla storia di questo luogo, deriva dagli appunti di un mercante di Baghdad, ‘Ibn Hawqal, che nel X secolo visitò Palermo, fornendo anche una descrizione di questo quartiere.
Nei suoi scritti parla della grande moschea e della presenza dei mercati circostanti, tra cui anche quello situato nel limitrofo “quartiere nuovo”, che oggi conosciamo come Ballarò.
Al termine del periodo arabo al posto della moschea venne creata la sinagoga e la comunità ebraica ripopolò parte dell’antico quartiere, fino alla loro cacciata, avvenuta nel 1492.
Nei secoli successivi, gli stravolgimenti urbanistici avvenuti a Palermo hanno cambiato radicalmente il volto di questo antico rione medievale. Prima l’apertura della via Maqueda, intorno al 1600, poi il Taglio della via Roma, all’inizio del XX secolo, hanno stravolto l’aspetto originale di questi luoghi, lasciandoci solo un’idea di come dovevano apparire un tempo.
Il mercato arabo dei Lattarini di Palermo
Ben prima dell’epoca di internet, in cui è sufficiente fare una veloce ricerca per scoprire la presenza di un Suk el attarin (mercato delle spezie) a Tunisi, a Marrakech e in altre città storiche del cosiddetto “mondo arabo”, al nome Lattarini sono stati attribuiti numerosi significati, derivati da assai poco probabili parole latine, fenicie e greche.
Dunque oggi la versione più accreditata è quella che vuole il nome della contrada, legato alla presenza in questo luogo dell’antico mercato delle spezie, nato in prossimità della grande moschea, così come accade in altre città come la stessa Tunisi.

Chissà come dovevano apparire queste strade, popolate di botteghe piene di spezie colorate e profumatissime, provenienti da paesi lontani!
Nel corso dei secoli la destinazione delle botteghe e delle merci di questa zona subì numerose variazioni. Le spezie lasciarono spazio al cordame, alle finiture per carrozze e cavalli, agli articoli per calzolai e alle cuoierie.
In tempi più moderni i Lattarini sono stati un punto di riferimento per alcune nicchie del settore abbigliamento. Soprattutto a partire dagli anni ‘60, tanti palermitani hanno popolato le botteghe alla ricerca di jeans a basso costo, indumenti mimetici, tute da lavoro, abbigliamento tecnico e negozi dell’usato.
Oggi dei tanti negozietti che fino a qualche anno fa popolavano i Lattarini, è rimasto ben poco, chissà cosa ne sarà della contrada dei Lattarini nel futuro.
Samuele Schirò
Fonti:
- M. Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, Firenze, Le Monnier, 1872
- R. La Duca, Palermo Ieri e Oggi, Palermo, Sigma Edizioni, 1994
- I LATTARINI: il mercato “alternativo” dei giovani del “68” – Mobilita.org
- Foto di copertina di Peter H da Pixabay