Il mito della Sicilia secondo gli antichi cinesi

Autore:

Categoria:

25,584FansLike
1,315FollowersSegui
633FollowersSegui

Prima che la tecnologia ci consentisse di parlare in tempo reale con persone che si trovano in ogni angolo del mondo, era molto difficile per i popoli ottenere informazioni più o meno accurate sulle terre più lontane.

Analogamente a quanto possiamo fare oggi, ovvero “navigare” in cerca delle notizie che ci servono, in passato chi voleva addentrarsi nella conoscenza di popoli e terre remote, si recava proprio nei porti, dove poteva raccogliere informazioni dalle uniche persone che direttamente o indirettamente avevano vissuto queste esperienze e che dunque potevano raccontarle: i marinai.

Questa fu ad esempio una delle tecniche che il geografo arabo Al-Idrisi utilizzò per la realizzazione del suo grande Libro di Ruggero, scritto per il re di Sicilia nel XII secolo.

Il problema era rappresentato più che altro dal fatto che non era possibile stabilire l’attendibilità delle storie dei marinai, spesso frutto di racconti sentiti in qualche taverna da altri marinai ubriachi e magari stranieri (quindi con alte probabilità di fraintendimenti).

Questa ricca premessa ci aiuta a capire come mai gli scritti cinesi del 1200 descrivano la Sicilia come una terra mistica e stranissima, circondata dal mare, ma dominata dal fuoco.
Ecco cosa credevano gli antichi cinesi sulla Sicilia.

La Sicilia nell’opera di Zhao Rukuo

Così come noi occidentali per secoli abbiamo cercato di conoscere meglio usi e costumi dei popoli d’Oriente, anche le popolazioni dell’antica Cina hanno provato a raccogliere informazioni utili sulle terre più lontane che conoscevano.

Uno dei primi cinesi a cimentarsi in questa opera (e molto probabilmente il primo a menzionare la Sicilia in uno scritto) fu il politico e storico Zhao Rukuo (o Zhao Rugua) che, nelle vesti di funzionario doganale della città di Quanzhou, cercò di raccogliere e trascrivere tutte le informazioni utili a commerciare con i popoli vicini e lontani.

Dopo un attento lavoro di ricerca, nelle quali fece del suo meglio per filtrare le informazioni ricevute, tenendo solo le più verosimili, nel 1225 Zhao Rukuo pubblicò il suo Zhufan Zhi, traducibile come “Descrizione delle nazioni barbare” o “Notizie sui popoli stranieri”.

In questa opera, l’autore descrive per la prima volta terre lontane e mistiche, tra cui anche la Ssi-kia-li-ye, la nostra Sicilia.

Per quanto Zhao si sia sforzato di “rimuovere le dicerie e mantenere i fatti”, è evidente che le notizie raccolte sulla nostra isola non fossero molto precise. Ecco cosa riporta:

Il paese di Ssi-kia-li-ye si trova vicino ai confini di Lu-Mei (Terra di Roma). È un’isola nel mare larga 1000 lǐ (500 km). Gli abiti, i costumi e la lingua sono uguali a quelli di Lu-Mei.
In questo paese c’è una caverna su una montagna che raggiunge grandi profondità; durante tutte le quattro stagioni ne viene fuori il fuoco. Guardandola da lontano si possono vedere il fumo, la mattina e il fuoco alla sera; avvicinandosi si può vedere un fuoco che scoppietta follemente.
Talvolta le persone di questo paese portano su con un palo una grossa pietra, pesante 500 o 1000
chin (250 o 500 kg), e la gettano nel cratere; dopo un po’ avviene un’esplosione e la pietra viene eruttata in scaglie simili alla pomice.
Una volta ogni 5 anni fuoco e pietre
scoppiano fuori, scorrono fino al mare e poi tornano indietro.
Gli alberi e i boschi attraversati dal fiume di lava non bruciano, ma le pietre che esso incontra diventano come cenere.”

In più, in una descrizione precedente, Zhao Rukuo chiamava il mare che circonda la Sicilia “Mare del Dragone” e lo descriveva come infestato da creature mostruose che spesso attaccavano le navi causando la perdita di preziosi carichi.

Oggi questo racconto è evidentemente frutto della fantasia di qualche marinaio avvinazzato, eppure, in un tempo in cui la distanza tra i nostri popoli era equivalente ad un viaggio interplanetario, forse non era così difficile credere a storie del genere, per quanto inverosimili fossero.

Fonti: Zhao Rugua – Zhufan Zhi Vol. 1 – su Academia.edu
Wikipedia.org – Zhufan Zhi
Il Vulcanico.it – L’isola Ssi-kia-li-ye e la sua montagna. L’Etna in Cina nel 1225

Foto Copertina: Unsplash + Depositphotos

Ti è piaciuto? Condividilo con gli amici!

Rimani aggiornato su Telegram

Samuele Schirò
Samuele Schirò
Direttore responsabile e redattore di Palermoviva. Amo Palermo per la sua storia e cultura millenaria.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Ti potrebbe interessare anche...

Il Carretto siciliano: il veicolo della tradizione

Il carretto siciliano è l’emblema della nostra isola, ma non soltanto per l’aspetto folkloristico che ha assunto oggi ma per ciò che rappresenta per...

“Chista a sai?”: proverbi siciliani

Secondo alcuni, i proverbi siciliani sarebbero la quintessenza dell'ignoranza, un modo filosofico di esprimere semplicemente dei luoghi comuni, cose ovvie insomma. Secondo altri, invece,...

La statua di Sant’Antonio salvata dalle acque

Nella vecchia parrocchia dell’Arenella, che sorge nel complesso edilizio dell’antica tonnara, si trovava una statua in legno raffigurante Sant'Antonio. La storia (o la leggenda)...

Tesori nascosti a Palermo

Trovature di Sicilia tra miti e leggende. Se una notte, nei pressi di Monte Pellegrino, doveste vedere qualcuno intento a cimentarsi nella famosa “Acchianata”, con...

Si dice del mese di Febbraio

Ci sono tanti proverbi legati o a qualche giorno in particolare o a tutto il mese di Febbraio, e per lo più sono detti...

Cosa era “a morti” per i ragazzini di strada nella Palermo di una volta?

Ti è mai caduta una moneta dalle mani per finire in un tombino? Peggio ancora se si tratta di una chiave o qualcosa di...