Nell’anno 911 d.C. nasce, molto probabilmente in Sicilia, un personaggio che sarebbe entrato nella storia come uno dei più influenti condottieri del Medioevo islamico: Jawhar al-Siqilli — letteralmente Jawhar il Siciliano. La sua storia è una bellissima favola tra le biografie militari: da schiavo ridotto al servizio di una corte dinastica, diventa generale, statista e fondatore di una città destinata a dominare per secoli la scena culturale e politica del mondo arabo, Il Cairo.
Scopriamo la sua storia.
Le origini siciliane di Jawhar al-Siqilli
La figura di Jawhar è emblematica di un’epoca in cui i destini personali si intrecciavano con grandi trasformazioni politiche. Sebbene sia comunemente definito “siciliano”, non vi è consenso assoluto sulla sua origine precisa: molte fonti lo collegano alla Sicilia araba dell’XI secolo, in particolare alla zona di Ragusa e dell’area iblea nel sud-est dell’isola, dove ancora oggi si celebra simbolicamente la sua figura.
Il suo vero nome completo era Abu al-Hasan Jawhar ibn ʿAbd Allāh, e pare che i suoi antenati fossero cristiani bizantini ridotti in schiavitù nella Sicilia del tempo e poi deportati a Kairouan (nell’attuale Tunisia). Qui Jawhar cresce, ereditando dapprima lo status di schiavo dei suoi genitori, per diventare poi servitore di rango nella corte fatimide, la dinastia sciita ismailita che aveva stabilito la propria roccaforte nel Maghreb. È importante sottolineare che molte delle informazioni sulle sue origini familiari rimangono fondate su fonti storiche indirette e buona parte della narrazione si basa su cronache coeve e tradizioni successive.
Dalla schiavitù al comando dell’esercito fatimide
Il percorso di Jawhar al-Siqilli dalla condizione di schiavo a quella di grande condottiero è la prima sorprendente tappa della sua vita. Entrato a contatto con le più alte sfere del regno, Jawhar ha la possibilità di mostrare un’intelligenza ed un talento fuori dal comune. Entrato nelle grazie del califfo, viene liberato e inserito nella cerchia più stretta del potere fatimide. E proprio il califfo al-Muʿizz li-Dīn Allāh, quarto imam-califfo della dinastia, lo nomina katib (segretario) e, successivamente, gli affida incarichi di grande responsabilità militare e politica. Negli anni ’50 del X secolo, Jawhar guida le armate fatimidi nelle campagne per consolidare il controllo tunisino e poi espandere l’influenza dell’impero nell’Africa nordoccidentale. La sua abilità strategica è evidente sin dall’inizio: sconfigge agguerrite tribù ribelli, come i Zenata; conquista città chiave come Sijilmasa; e porta le sue truppe fino al Marocco occidentale, estendendo così i confini dell’impero. Nel 958, Jawhar è nominato comandante in capo (generalissimo) delle forze fatimidi.
Ormai uomo di fiducia del califfo, guida con successo molteplici campagne fino a consolidare una potenza che si estende dall’oceano Atlantico alle soglie dell’Egitto.
La conquista dell’Egitto e la difesa del Paese
L’anno 969 segna una svolta storica nella carriera di Jawhar al-Siqilli: con un esercito ben organizzato, avanza verso l’Egitto, allora sotto il dominio della dinastia degli Ikhshididi. Qui la situazione politica offre un’opportunità strategica: una serie di conflitti interni e debolezze istituzionali permettono ai Fatimidi di entrare nel Paese quasi senza incontrare una resistenza d’insieme. Una volta conquistata la capitale storica al-Fusṭāṭ, Jawhar si dimostra non soltanto un abile condottiero, ma anche un amministratore capace di consolidare il nuovo potere: organizza la difesa, respinge coalizioni ostili, come quella formata da Qarmati e tribù locali, e stabilisce un governo stabile in nome del califfo al-Muʿizz.
La fondazione del Cairo
Forse il momento più notevole e duraturo dell’opera di Jawhar al-Siqilli è la fondazione di una nuova capitale per l’impero fatimide. Invece di limitarsi a governare da al-Fusṭāṭ, Jawhar sceglie di edificare una città completamente nuova: al-Qāhira (oggi nota come Il Cairo), che significa “La Vittoriosa” o “La Conquistatrice”. La città nasce nel 969, progettata come centro amministrativo, politico e militare, ma presto diventa anche fulcro culturale e religioso, una nuova capitale, come continua ad essere fino ad oggi.
Nel 970 viene avviata la costruzione della moschea di al-Azhar, destinata a diventare uno dei più antichi e influenti centri di studio islamico al mondo. La scelta del sito, la pianificazione urbana e la costruzione delle istituzioni cittadine rivelano la visione di Jawhar: non solo un generale, ma un organizzatore di stati e città. La fondazione di al-Qāhira segna l’inizio di una città che sarà capitale per oltre un millennio, nonché un centro di scambi, potere e cultura nel mondo mediterraneo e arabo.
Dopo aver consolidato il dominio fatimide in Egitto e gettato le fondamenta del nuovo Stato, Jawhar vede la propria influenza oscillare negli anni successivi. Sotto il successore di al-Muʿizz, il califfo al-Āziz, Jawhar tornò a ricoprire ruoli di rilievo, pur collaborando con altri generali e funzionari di diversa origine etnica. Morirà nel 992, probabilmente nel Cairo stesso, all’età di oltre 80 anni, lasciando un’eredità che sarebbe sopravvissuta ben oltre la sua epoca.
Jawhar al-Siqilli. Un siciliano nella storia globale
La storia di Jawhar al-Siqilli è il simbolo di come, nel Medioevo mediterraneo, culture, popoli e destini individuali potessero incrociarsi in modi straordinari. La sua figura rimane un ponte tra la Sicilia e l’Africa, tra il passato islamico dell’isola e le grandi civiltà del mondo arabo.
E anche se alcuni particolari della sua biografia restano in parte incerti o dibattuti, come la precisa origine familiare o alcune date, il fatto storico della sua impresa è inequivocabile: un uomo nato in Sicilia partecipò alla creazione di un impero e fondò una città che sarebbe diventata una delle metropoli più importanti della storia.
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Fonti: Wikipedia.org – Jawhar al-Siqilli
C. Lo Jacono, Storia del mondo islamico – Il Vicino Oriente, vol. 1, Torino, Einaudi, 2004
H. Monés, Djawhar al-Siqillī, in The Encyclopedia of Islam, vol. 2, Leida-New York, Brill, 1991