La Porta della Vittoria di Palermo: mille anni di storia in un ingresso di legno

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Nel cuore della Kalsa, nascosta tra le mura dell’Oratorio dei Bianchi, sopravvive Porta della Vittoria, uno dei reperti più antichi della città: una porta di legno che ha visto il destino di Palermo cambiare per sempre.

La Kalsa e la sua cittadella araba

Mura di Palermo araba
Mura di Palermo araba – In basso la cittadella con la porta Bab al-Fotik (da Condello-Pellitteri 1989)

Per capire il valore di questa porta, bisogna fare un passo indietro di oltre mille anni, esattamente intorno al 948 d.C., quando gli Arabi che governavano Palermo costruirono una cittadella fortificata affacciata sul mare, separata dal resto della città: la chiamarono Al-Halisah, che in arabo significa qualcosa come “la prescelta” o “l’eletta”. Era il cuore del potere, la residenza del governatore, il luogo dove battevano i polsi dell’amministrazione islamica. Noi oggi la conosciamo come la Kalsa, il quartiere che ancora conserva nel nome quella radice antica.

La cittadella posta vicino al porto, aveva un arsenale ed era protetta da mura meno possenti di quelle della città antica. Era provvista di quattro porte di accesso. Questi ingressi erano: la Bab as-Sanaah (Porta dell’Arsenale), la Bab al-Bunud (Porta delle Bandiere), la Bab Kutamah dal nome di una tribù berbera insediata nei pressi, e la Bab al-Fotik, che significa approssimativamente Porta delle Conquiste o delle Aperture.

Di queste quattro porte, solo una è sopravvissuta al tempo. Ed è quella che oggi possiamo ancora vedere: la Porta della Vittoria

I Normanni bussano alla porta

Re normanni Roberto e Ruggero d'Altavilla

Nella seconda metà dell’XI secolo, i Normanni, guerrieri provenienti dalla Normandia, nel nord della Francia, stavano ritagliandosi un dominio sull’Italia meridionale sotto la guida dei fratelli Altavilla. Roberto, detto il Guiscardo, e il fratello minore Ruggero avevano messo gli occhi sulla Sicilia, allora in mano agli Arabi da oltre due secoli.

Nel 1072, dopo un lungo assedio e numerosi combattimenti, i condottieri normanni penetrarono in città e la tradizione vuole che fu proprio dalla Bab al-Fotik che Roberto il Guiscardo fece il suo ingresso trionfale nella cittadella della Al-Halisah, centro del potere e della reggia dell’Emiro, segnando la fine della dominazione araba sull’isola. Era un momento epocale. Da quel momento, Palermo, che era stata una delle città più ricche e cosmopolite del Mediterraneo islamico, cambiava padrone e con esso religione, lingua di governo e destino politico.

La leggenda aggiunge un dettaglio suggestivo: si racconta che prima della battaglia, al Guiscardo fosse apparsa la Vergine Maria in sogno, incoraggiandolo a proseguire la conquista. Vera o no, questa storia avrebbe lasciato un segno profondo nella memoria del luogo.

Dalla porta araba alla Porta della Vittoria

Cosa si fa con una porta del nemico sconfitto? Di solito, la si abbatte. I Normanni invece fecero qualcosa di diverso e per certi versi inaspettato: la conservarono. Per celebrare la riconquista della città, il Gran Conte Ruggero l’avrebbe fatta conservare ribattezzandola Porta della Vittoria.

Era un gesto insieme politico e simbolico: la porta che aveva protetto la città araba diventava il monumento della vittoria. Il nome arabo Bab al-Fotik sopravviveva, ma il significato veniva ribaltato. I Normanni erano abili in questo: capaci di assorbire e trasformare ciò che trovavano, piuttosto che distruggerlo del tutto. Non è un caso che il loro regno in Sicilia avrebbe prodotto una delle culture più straordinarie del Medioevo europeo, in cui arabi, greci e latini convivevano e si mescolavano.

Come è fatta la Porta della Vittoria

Porta della Vittoria oggi

La porta è uno degli ultimi reperti di epoca araba con una datazione certa, risalente non oltre al 956 d.C, come hanno confermato le analisi sul legno: un manufatto quindi con oltre mille anni di storia!

È composta da due grandi ante in legno massiccio, rinforzate da elementi in ferro che ne garantivano la solidità e la sicurezza. Nell’anta sinistra si conserva ancora il cardine originale, una sporgenza semicilindrica ricavata direttamente dal montante: un dettaglio raro che racconta l’ingegnosità dei maestri artigiani dell’epoca.
Le ampie assi che rivestono la superficie esterna sono fissate con chiodi forgiati a mano, mentre tre fasce metalliche un tempo attraversavano la porta in alto, al centro e in basso, proteggendola e rendendola più resistente.

Al di sopra del vano è visibile l’affresco che rappresenta la Madonna della Vittoria, con Maria col bambino e ai suoi piedi Santa Rosalia, Roberto il Guiscardo e San Pietro. È un’opera più tardiva, risalente probabilmente, all’epoca in cui fu edificata la chiesa della Vittoria dopo la fine del XV secolo.

Nel suo insieme, la porta della Vittoria appare come una importante testimonianza dell’arte costruttiva medievale. Certamente non ha la grandiosità di un monumento pensato per stupire ma è un manufatto funzionale, costruito per durare. E durare ha durato: quasi undici secoli, attraverso invasioni, incendi, terremoti e bombardamenti, sorprendentemente ben conservata, capace ancora oggi di evocare la Palermo antica e le sue storie.

Porta della Vittoria
Porta della Vittoria con l’affresco della Madonna (foto PW)

Il lungo sonno e il ritorno alla luce

Un altro dato interessante è che la Porta della Vittoria è l’unica porta dell’antica Al-Halisah di cui si conosca con certezza l’esatta ubicazione. Le altre tre sono scomparse, inghiottite dai secoli. Questa è rimasta perché è stata prima inglobata nelle mura di una chiesa, poi in quelle di un oratorio. Infatti, nei secoli successivi, attorno alla porta crebbe letteralmente un edificio sopra l’altro.

Nel 1489, Matteo Carnilivari diede inizio ai lavori di costruzione di una cappella intitolata alla Vergine della Vittoria in quel sito. Nel Cinquecento, sopra quella chiesa, la Compagnia dei Bianchi, una confraternita di nobili e ecclesiastici che si occupava di accompagnare i condannati a morte nelle ultime ore prima dell’esecuzione, costruì il proprio oratorio.

La porta della Vittoria rimase murata, dimenticata, nascosta tra le pietre. Fu durante i lavori di restauro degli anni Novanta e dei primi anni Duemila che gli scavi riportarono alla luce non solo la porta, ma anche qualcosa di inaspettato: una necropoli islamica con i resti di defunti orientati verso La Mecca.
Nel 1987 la Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo acquistò l’immobile provvedendo al suo restauro, per riportarlo alla fruizione del pubblico.

Vale la pena vederla? Direi di sì!

In un’epoca in cui spesso si inseguono attrazioni spettacolari, questa porta ha un valore diverso che va percepito con un salto dell’immaginazione: è la concretezza della storia. Pensate che davanti a voi non c’è una ricostruzione artificiale o una copia, no, si tratta del legno originale che è stato toccato dalle mani dei soldati arabi che la chiudevano di notte, e poi quelle dei guerrieri normanni che la spalancarono un mattino del 1072. Certo che è davvero una strana sensazione a ben pensarci! Ed infatti, quando l’ho visitata mi sono emozionato proprio perché si trattava di un reperto originale.

Come visitare Porta della Vittoria

La Porta della Vittoria si trova al piano terra dell’Oratorio dei Bianchi, in Piazzetta dei Bianchi, nel quartiere Kalsa di Palermo.
L’Oratorio è aperto dal martedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 19.00. Domenica dalle 9:00 alle 13:30. Il lunedì è chiuso.

L’ingresso all’Oratorio dei Bianchi:

  • Ticket 4,00 euro intero
  • 2,00 euro (18-25 anni)
  • Gratis under e le prime domeniche del mese

Per informazioni è possibile chiamare il numero 091 623 0068

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Saverio Schirò
Saverio Schiròhttps://gruppo3millennio.altervista.org/
Appassionato di Scienza, di Arte, di Teologia e di tutto ciò che è espressione della genialità umana.

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