Nel cuore del quartiere del Capo, lungo l’antico corso del fiume Papireto, c’è una piazza che racconta più di mille anni di storia palermitana. Oggi su quello slargo si affaccia la principale moschea di Palermo, dove ogni giorno una comunità di fedeli prega rivolta verso La Mecca. Pochi sanno però che quelle stesse mura, fino a non molti decenni fa, custodivano una chiesa cristiana dedicata a un vescovo francese. Scopriamo insieme la storia di San Paolino dei Giardinieri, l’edificio che è stato la prima chiesa d’Italia a trasformarsi in moschea.
Una chiesa nata dalla devozione dei giardinieri
La nostra storia comincia alla fine del Cinquecento. A Palermo era attiva la corporazione degli ortolani, gli uomini che coltivavano gli orti e i giardini della città. Si trattava in buona parte di liguri, gente arrivata dal nord per lavorare la terra del capoluogo siciliano.
Inizialmente questa comunità aveva la propria sede nella chiesa di San Giorgio dei Genovesi. Nel 1587 gli ortolani decisero però di costituire una propria confraternita, scegliendo come protettore San Paolino di Nola. Pochi anni dopo, intorno al 1591, edificarono il loro luogo di culto proprio di fronte al monastero di Santa Maria del Cancelliere.
Chi era questo santo a cui i giardinieri si affidarono? Paolino di Nola era un vescovo nato a Bordeaux, in Francia, che secondo la tradizione si convertì al cristianesimo grazie all’influenza della moglie Terasia. Viene ricordato come protettore dei giardinieri e dei campanari, e questo spiega perché la corporazione palermitana lo scelse come patrono. C’è anche un dettaglio curioso legato al suo nome: si racconta che Paolino completò il suo cammino di fede anche dopo la morte prematura del figlioletto, che si chiamava Celso. Proprio da quel nome, secondo alcuni studi recenti, potrebbe derivare il toponimo dell’attuale via del Celso, su cui sorge la moschea.
Com’era la chiesa di San Paolino
La chiesa che gli ortolani costruirono era un tempio raccolto ed elegante. Aveva una sola navata, un cappellone e quattro cappelle laterali. Nel 1598 vi era documentata un’opera importante, il dipinto dei Santi Protettori realizzato da Giuseppe Salerno, il pittore noto con il soprannome di “Zoppo di Ganci”.
La devozione attorno a questo luogo crebbe nel tempo, tanto che nel 1725 nacque ufficialmente la Confraternita e Compagnia di San Paolino di Nola. Per secoli la chiesa rimase un punto di riferimento per quel pezzo di città.
Vale la pena ricordare che la piazza su cui si affaccia l’edificio è un autentico intreccio di storie sovrapposte. Al centro dello slargo, prima che le bombe lo distruggessero, sorgeva il monastero legato a Matteo D’Ajello, il potente gran cancelliere del regno normanno di Guglielmo II. Alla struttura era annessa una chiesa che custodiva una preziosissima icona ricoperta di millecinquecento perle, ribattezzata nel Seicento “La Santissima Vergine imperlata di Palermo”.
La guerra, l’abbandono e una nuova vita come Moschea di Palermo
Il destino di San Paolino cambiò drammaticamente durante la Seconda guerra mondiale. I bombardamenti del 1943 colpirono duramente la zona e la chiesa perse il tetto. Da quel momento l’edificio venne abbandonato e cadde lentamente in rovina, rimanendo per decenni un rudere senza più funzione religiosa.
La svolta arrivò negli anni Ottanta. A Palermo viveva ormai da tempo una comunità musulmana in crescita, fatta soprattutto di immigrati provenienti dal Maghreb, e mancava un luogo di culto adeguato. Su iniziativa del cardinale Salvatore Pappalardo, la Curia decise di cedere l’antica chiesa sconsacrata.
La scelta di San Paolino non fu casuale. L’edificio aveva due caratteristiche perfette per diventare una moschea: era ormai privo di iconografie cattoliche, e soprattutto risultava già orientato verso La Mecca, come richiesto dalla preghiera islamica. Un caso fortunato che evitò stravolgimenti strutturali.
La nascita della moschea
Nel 1990 la moschea di Palermo venne ufficialmente inaugurata nel cuore del centro storico.
Fu un evento che fece notizia ben oltre i confini della città, perché San Paolino dei Giardinieri diventò la prima chiesa in Italia a essere sconsacrata e adibita a luogo di culto islamico. La gestione fu affidata al governo tunisino, attraverso il consolato di Palermo e l’Associazione culturale islamica, e ancora oggi si tratta di una moschea sunnita di matrice tunisina.
Nonostante il legame con la Tunisia, il luogo è tutt’altro che chiuso. Vi si ritrovano fedeli di molte nazionalità diverse, dai bengalesi ai senegalesi, dai marocchini ai palermitani convertiti. Durante il Ramadan la moschea resta aperta fino a sera e, dopo la preghiera, la comunità condivide la cena nella sala principale. Sono frequenti anche gli incontri con scuole e associazioni, pensati per favorire la conoscenza reciproca.
Un simbolo della Palermo di sempre
La storia di San Paolino dei Giardinieri racchiude in poche mura tutto lo spirito di Palermo. Una città che da sempre vive di stratificazioni, dove fenici, greci, romani, bizantini, arabi e normanni hanno lasciato il segno gli uni sugli altri.
Quello stesso luogo che vide nascere la devozione dei giardinieri liguri e che fu ferito dalle bombe, oggi accoglie le preghiere di una nuova comunità venuta dal Mediterraneo. Una vicenda che, a ben guardare, parla della vocazione più autentica di questa città: quella di essere da sempre un crocevia di popoli e di fedi.
Fonti: Wikipedia.org – Moschea di Palermo
Gaspare Palermo, “Guida istruttiva per potersi conoscere… tutte le magnificenze… della Città di Palermo”, Volume quarto, 1816